
Nel Mezzogiorno il processo di urbanizzazione è stato lento data la sua povertà fino all’imperfetto Miracolo Economico. La città di Napoli, come attestano già i visitatori nel XVIII e XIX secolo, ha avuto il particolare fenomeno di avere nel suo centro una periferia parallela come i Quartieri Spagnoli e la Sanità, aree vicine al Paravisiello, antico Polmone Verde cittadino.
È in quest’area di confine tra vicoli, palazzi, alberi e fondaci (“e’ vasci”) che nasce una creatura mitologica: il Munaciello. Quest’esserino infatti non popolava i boschi, come nel folklore nordico, ma si spostava nei palazzi attraverso gli antichi pozzi comuni a diverse abitazioni. Si trattava di un piccolo ragazzino trasfigurato dotato di un saio scuro di un monaco e delle scarpe di fibbie argentate: esso passa dall’essere uno spiritello dispettoso, distruggendo o spostando oggetti, a un dispensatore di numeri fortunati per il lotto, fino ad un adolescente interessato alle avvenenti signore napoletane.
La sua dimora, a seconda delle versioni nella città sotterranea, nella Torre di Montalto o nei palazzi barocchi, è comunque negli ambienti urbani e alcune sue caratteristiche nel folklore degli anziani variano da un quartiere all’altro. Ad aver portato ad avere diverse versioni della leggenda di questo spiritello sono state forse le carovane napulegre, gli zingari girovaghi di origine orientale stanziatisi nel Regno di Napoli ai tempi degli Aragonesi. Infatti, vi sono affinità estetiche tra i folletti delle fiabe nordeuropee e il munaciello.
Al munaciello in parte si potrebbe contrapporre una creatura benevola, lo spirito di una donna bellissima vestita di bianco; essa si manifesta come focolare della casa e ricambia portando fortuna ai suoi residenti se curano la pulizia della loro dimora. Se si avvista in casa un geco mediterraneo essa è una delle possibili forme in cui si può manifestare la donna e specificamente in quel caso essa porterebbe successo in denaro; davanti a una sua apparizione, secondo la leggenda, è importante non mancarle di rispetto altrimenti per ripicca può causare sfortuna mentre in caso di grande sintonia con gli abitanti può diventare una farfalla bianca.
A questi miti inerenti quasi a un mondo pre-indoeuropeo si uniscono le suggestioni della transizione tra Cristianesimo e Paganesimo nella tarda antichità, è questo il caso del Gatto Mammone: la tradizione cristiana ha demonizzato in parte la figura del gatto, visto come propiziatorio per la sua difesa dai roditori nei granai, e l’accumulo eccessivo di denaro.
Infatti il termine Mammona in un napoletano arcaico significa avarizia. In qualche modo però la tradizione partenopea libertaria ha stemperato questa visione dicotomica degli idoli e del piacere, chiamandolo anche “Re dei gatti”, riconoscendone un’intelligenza sopraffina, ma allo stesso tempo permettendo di identificarlo con una “M” di peli bianchi sul suo manto nero in modo da renderlo riconoscibile prima di scoprirne troppo tardi gli aspetti negativi.
Le prime streghe apparse nel folklore della società campana cristiana sono una fusione tra le arpie, creature infernali di romana memoria, e le sacerdotesse di Diana, le cosiddette Dianare, da qui il termine Janare appunto, protagoniste di quest’analisi. Esse si riunivano per svolgere i loro riti presso il fiume Sabato, sotto un albero di noce, e veneravano un Dio sotto sembianze di Caprone o Cane.
Spesso esse prendevano di mira bambini piccoli, inviandogli malanni per sfogare la loro frustrazione di non potere generare figli, quindi prendevano di mira le giumente migliori dei contadini per farle trovare stanche il giorno successivo, portando disagio nel lavoro, o popolavano con paralisi del sonno le notti delle donne, le quali usavano cerchi di sale per tenerle lontane. Anche queste però se volte in flagrante nelle proprie azioni potevano diventare protettrici per generazioni della famiglia, se afferrate per i loro lunghi capelli, punto debole. Sembra che sia un tratto tipico napoletano vedere una dicotomia meno marcata tra bene e male, anche quando si parla di creature considerate malefiche in tutto il mondo e nei tempi.
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