
Antonio Palmese è uno di quelli che da Castel Volturno è andato via presto, ma che a Castel Volturno continua a tornare. Attore, scrittore, poeta, nato nel 1983 e cresciuto sul Litorale Domizio, oggi vive tra Napoli e Roma. In televisione ha recitato in diverse fiction Rai: nel 2017 è stato protagonista di“Ballando con le Stelle”, programma di Milly Carlucci. Tra i suoi ultimi lavori, sono da ricordare la partecipazione alla nuova serie TV targata Rai “Prima di Noi” e una raccolta di poesie dal titolo“HOTEL a r m O n i a”.
Ma per comprendere davvero il percorso artistico di Antonio Palmese bisogna tornare indietro, a quel bambino cresciuto tra “mare, pinete e asfalto”, in una Castel Volturno che allora era diversa. «Sono nato a Caserta ma sono cresciuto qui, in piazza delle Feste. Ricordo una vecchia tipografia: il rumore delle macchine, l’odore metallico dell’inchiostro, della carta stampata. Credo che tutto sia partito da lì». Un’infanzia segnata dalla sensibilità, dalla fragilità, anche dal sentirsi fuori posto. «Ero un bambino bullizzato, molto sensibile. La strada non mi soddisfaceva e non amavo il calcio. Mi rifugiavo nei libri, nel disegno, nella pittura, ho iniziato a scrivere poesie da bambino». Castel Volturno, per Antonio, non è mai stata solo quella delle prime pagine di cronaca. «Questo posto non è soltanto “Gomorra”, ma una piccola oasi: avevamo il mare davanti e questo ha acceso subito l’immaginazione, il sogno, il viaggio – Io non sono cresciuto in un paese o in una città, ma in una sorta di “Neverland”. Un’isola che non c’è, ed è stata una fortuna». Il teatro arriva presto, quasi per caso, grazie alla scuola. «Non ho mai deciso: “voglio fare l’attore”. Ero timido e insicuro, ma a scuola si faceva teatro-terapia. Le maestre prendevano i bambini più fragili e li mettevano sul palco». Un’esperienza inizialmente ambivalente, tra fascino e vergogna, che però segna una direzione unica. «Sul palco si scatena qualcosa, una bestia che dorme e che esce solo sotto pressione».
A sedici anni la partenza: Milano, poi Roma e Londra. «Ho vissuto tutta l’infanzia sognando di andare via. Castel Volturno mi ha dato tutti i motivi per fuggire, ma anche una spinta fortissima. Non c’era quasi niente e quindi dovevo inventarmi tutto». A Londra lavora come cameriere, finché un incontro casuale lo porta sul set di un servizio fotografico per Armani: «Mi misero una giacca addosso, mi stava abbastanza bene» dice sorridendo. Ma la moda non lo conquista. «A me interessava leggere, studiare, capire. Solo il teatro mi ha dissetato davvero». Roma diventa il centro della sua formazione artistica. Qui studia per anni il metodo Stanislavskij-Strasberg all’Actor Studio. «Il teatro mi ha cambiato come persona, prima ancora che come attore. Posso dire: prima del teatro e dopo il teatro». Un’esperienza radicale, totalizzante, che lo porta a confrontarsi con alcuni dei grandi nomi della recitazione internazionale. «L’arte è la cosa migliore che l’uomo abbia prodotto. Attraverso il processo creativo emerge l’espressione della pura scintilla divina».
Oggi Palmese vive tra Napoli e Roma: è padre, scrive, recita, e sceglie con attenzione a cosa partecipare. «Non amo i compromessi. Non mi interessa apparire ovunque, preferisco dire di no». E Castel Volturno? «Nei miei romanzi c’è questo territorio, anche se non lo nomino mai. Non lo vedo con gli occhi di chi cerca solo il degrado. Io vedo Ischia, la Sibilla, Partenope. Lo guardo con l’occhio del greco». Una scelta etica, prima che narrativa. «Non sono uno sciacallo. Non intingo il biscotto nella zuppa del dolore come fatto da tanti altri in questo territorio».
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