
È stata presentata da Legambiente la classifica delle regioni italiane per numero di ecoreati commessi nel 2024: la Campania è al primo posto, mentre il secondo, terzo e quarto posto sono occupati rispettivamente da Puglia, Sicilia e Calabria. Quattro regioni del sud occupano i primi posti in classifica, e mentre continuiamo a chiedere a gran voce un registro tumori, ci domandiamo: quali sono i principali interessi delle ecomafie?
“Medaglia d’oro” per la Campania, con 6104 reati ambientali accertati, ma solo 50 arresti. Seguono Puglia (4146 reati accertati), Sicilia (3816 reati accertati) e Calabria (con 3215 reati accertati). Un quadro disastroso per il nostro Sud, dove le ecomafie continuano ad essere un cancro onnipresente, concentrando i propri interessi principalmente sul caporalato, il settore delle costruzioni e lo smaltimento illecito di rifiuti, a cui spesso conseguono disastri ambientali diretti di cui anche nelle ultime settimane vi abbiamo parlato, avvelenando così la nostra terra.

Il rapporto stilato da Legambiente, riferito ai dati del 2024, da un segnale a dir poco preoccupante. Il quadro rappresentato ci permette di comprendere come il settore criminale delle ecomafie sia più florido che mai, con guadagni per oltre i 9 miliardi di euro, che si incentrano principalmente sull’economia del cemento. Oltre agli ecoreati dovuti a deturpazioni dirette del patrimonio culturale ed ambientale italiano infatti, l’abusivismo edilizio continua ad essere un fattore centrale per le organizzazioni criminali e l’imprenditoria corrotta, tanto da essere stati rilevati oltre 13.621 reati accertati nel 2024 legati al settore delle costruzioni con una crescita del +4,7% rispetto al 2023, pari al 33,6% del totale.
Più di 40.000 i reati legati alle agromafie, che oltre ad avvelenare il nostro cibo mediante procedure non autorizzate, costituiscono la matrice fondamentale della piaga sociale rappresentata dal caporalato; per non parlare dello smaltimento illecito dei rifiuti, provenienti dai territori più disparati, che resta una costante per il nostro meridione. Corruzione politica, interessi economici, povertà dei territori ed ignoranza in materia sono i 4 punti cardine che incentivano l’attività pressochè indisturbata degli ecocriminali, a piccoli e grandi livelli.
Insomma, nel sud, e in particolare in Campania, le ecomafie continuano a prosperare, violentando un territorio che da anni è al centro delle polemiche per il rischio ambientale rappresentato da tali reati, e del rischio sanitario che potrebbe conseguirne. Come già nei mesi scorsi abbiamo denunciato, uno dei dati fondamentali da segnalare è la continua assenza di un serio registro dei tumori, che sia in grado di tracciare e monitorare il nesso fra rischio ambientale e sanitario/oncologico, oltre che le zone maggiormente a rischio, sia per quanto riguarda la vicenda (a quanto dicono passata) della terra dei fuochi, che per l’attuale condizione di disagio in cui la nostra regione continua a versare.
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