
Napoli è una città che vive di forti contraddizioni, che non cessano mai di lasciare stupiti migliaia di cittadini e turisti. E il perché è molto semplice: non è infatti raro imbattersi in un chiosco vuoto oppure in un’edicola abbandonata, che sembrano proliferare ormai come funghi agli angoli delle strade della città. Ma perché il centro storico di Napoli si trova a convivere con queste incongruenze? E soprattutto, che cosa sta facendo il Comune per far fronte a una simile situazione?
Per rispondere a questo quesito, è necessario fare un salto indietro di un anno, e arrivare al 2025. A quell’anno, infatti, risale la DGC del 17/03/2025: un documento che proponeva di finanziare i servizi di demolizione dei chioschi e delle edicole attingendo a un fondo di riserva del Comune pari a ben 2.350.155,87 euro. Eppure, ad oggi, non solo non è ancora chiaro quanti soldi dovrebbero essere specificamente riservati alle demolizioni, ma manca totalmente un Piano di localizzazione e demolizione approvato e pubblicato. È bene specificare che la redazione di un Piano, del resto, sarebbe fondamentale al fine di velocizzare il processo di rimozione delle edicole fantasma. Certo è che stilare un simile programma è un’operazione tutt’altro che semplice, soprattutto alla luce della grande frammentazione delle competenze, sul piano strettamente burocratico e giuridico.
Una complessità che chiama in gioco, di conseguenza, una pluralità di attori istituzionali. Ma il nodo cruciale della questione risiede soprattutto nell’assenza di un database comunale pubblico aggiornato, che indichi nel dettaglio il numero totale dei manufatti, delle edicole attive, delle strutture abbandonate oppure di tutte quelle concessioni scadute, decadute o revocate. Un censimento che manca, per l’esattezza, dal 2019 – contenuto all’interno della DGC n. 640.


E qui c’è uno degli snodi più rilevanti della questione, dal momento che fu il Comune stesso a segnalare la necessità di un aggiornamento e di un coinvolgimento della Polizia Locale e della Soprintendenza. Così fu stilato un cronoprogramma comunale – disciplinato all’interno del DUP 2025-2027 – che prevedeva una rapida predisposizione del Piano e l’avvio delle procedure pubbliche di rimozione delle edicole dismesse nell’arco del triennio 2025-2027. Un programma che avrebbe certamente consentito di venire finalmente a capo di una simile situazione, ma di cui oggi non abbiamo notizia alcuna. Ciò non vuol dire necessariamente che il piano non esista: potrebbero, infatti, esserci delle bozze in via di definizione, e dunque non ancora approvate.
Che un piano vero e proprio non sia ancora stato attuato sarebbe confermato anche da un altro elemento: ad oggi non risulta ancora pubblicata una gara autonoma specificamente destinata a scegliere “la ditta demolitrice” delle edicole abbandonate – anche se ciò non significa che nessuna impresa sia stata incaricata. Ad ogni modo, di sicuro si può affermare che continua a mancare un piano finale pubblico aggiornato, che disciplini un censimento aggiornato delle edicole abbandonate e, di conseguenza, un piano di demolizioni, ricollocazioni e riqualificazioni.
Ma non è tutto: nonostante le forti carenze dimostrate da Palazzo San Giacomo nel far fronte a una simile situazione, è doveroso comunque sottolineare come sia possibile agire su singoli siti, anche in assenza di un database pubblico aggiornato. Sarebbe infatti possibile procedere alla rimozione del singolo sito mediante un affidamento diretto, una rimozione effettuata spontaneamente dal concessionario oppure una prestazione gratuita.
Ancora, vanno segnalati gli svariati progetti promossi dagli attivisti di “Liberi edizioni”, che da anni ormai utilizzano le serrande abbassate di edicole dismesse per affiggere grandi pagine di giornali, con lo scopo di diffondere campagne di sensibilizzazione su alcune delle questioni più calde che interessano il capoluogo partenopeo: dalla denuncia contro il turismo selvaggio, alle lotte contro gli sgomberi, precarietà e Cpr. Eppure, nonostante queste singole azioni di riqualifica, è opportuno ricordare come senza la redazione di un Piano chiaro, legato a un censimento aggiornato delle edicole fantasma e abusive, volto a incentivare il processo di demolizione di queste ultime, venire a capo di una simile situazione sarà sempre più complesso.
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