
In occasione della 60esima Biennale di Venezia, abbiamo pensato di fare un salto nelle sue edizioni più memorabili. Grazie al ricambio continuo tra i suoi direttori artistici, ogni Biennale è unica nel suo genere. Così, abbiamo selezionato alcune edizioni passate che si sono distinte per la loro rilevanza storica e sociale.
La Biennale di Venezia vanta 130 anni di storia alle sue spalle, configurandosi come una tra le più antiche e più importanti istituzioni nel mondo dell’arte. La Biennale 1895 riguardava unicamente la Mostra d’Arte Internazionale, posizionandosi come un luogo alternativo alle gallerie e ai musei per esibire le proprie opere. Successivamente, alla Biennale si aggiunse il festival dedicato al cinema, alla musica e al teatro nel 1932 e nacque la Mostra Internazionale di Architettura nel 1980, oggi parte integrante dell’evento.
La Biennale del 1968 aprì al pubblico nel giugno di quell’anno rivoluzionario, venendo accolta dagli scontri tra gli studenti, i militanti anarchici e la polizia. Le proteste criticavano la Biennale in quanto istituzione borghese e la violenza poliziesca usata come mezzo per sedare il dissenso pubblico, nonché le ingiuste condizioni lavorative e la guerra in Vietnam. Anche diversi artisti si unirono alle manifestazioni in segno di solidarietà, coprendo le proprie opere esposte. Gli artisti italiani Gastone Novelli e Lorenzo Guerrini rimpiazzarono le loro esposizioni con il cartello “La Biennale è fascista”. A seguito delle proteste studentesche, la Biennale Arte chiuse dal 1973 al 1976.
Il 1980 è l’anno di fondazione della sezione architettura della Biennale. Il direttore, lo storico dell’arte Paolo Portoghesi, volle dedicarla all’esplorazione del post-modernismo. Fu inaugurata “La Strada Novissima“, una strada lunga 70 metri all’interno dell’edificio Corderie nell’Arsenale di Venezia, una ex-fabbrica per la prima volta usata per esibire la pluralità di stili all’interno dell’architettura post-moderna. L’edizione del 1980 rese popolare il concetto di rigenerare vecchie strutture industriali come contenitori delle nuove necessità urbane.
Per la 48esima edizione della Biennale, il direttore artistico Harald Szeemann scelse “D’Apertutto” come tema. La Biennale 1999 fu segnata dalla volontà di aprire gli orizzonti della mostra a nuove influenze, soprattutto asiatiche, quando l’interesse per l’arte contemporanea cinese stava appena nascendo. Quell’edizione fu la prima a premiare un artista cinese: Cai Guo-Qiang vinse il Leone d’Oro con Venice’s Rent Collection Courtyard, un insieme di 108 sculture a grandezza umana che testimoniano la storia della Cina comunista.
Similarmente a quanto avvenne nel 1968, la Biennale 2015 dedicata a “Tutti i Mondi Futuri” venne investita dalle proteste di quell’anno riguardanti la violazione dei diritti umani. Oltre all’occupazione di un gruppo del padiglione russo da parte di un gruppo di attivisti ucraini, in risposta all’annessione della Crimea alla Russia, diversi manifestanti tentarono di boicottare la Biennale e il Guggenheim di Venezia, ostruendo il passaggio al pubblico. Le proteste guidate da GULF (Gulf Ultra Luxury Factory) riguardavano le condizioni lavorative a cui erano soggetti i lavoratori coinvolti nella costruzione del Guggenheim di Abu Dhabi, ai quali venivano negati lo stipendio, l’assistenza sanitaria e alloggi adeguati.
La Biennale 2022 ha segnato un record importantissimo per la parità di genere nel mondo dell’arte. Rispondendo alle proteste del Movimento #MeToo del 2018, la curatrice Cecilia Alemani scelse di ospitare una maggioranza di artiste donne per la prima volta. Ancora, per la prima volta infatti, la Mostra Internazionale d’Arte ha premiato due artiste donne: l’inglese Sonia Boyce e la scultrice americana Simone Leigh. La Biennale 2022 era dedicata a fare luce alle artiste donne dimenticate dal circuito dell’arte contemporanea, ma anche sul clima politico teso di quell’anno, marcato dal conflitto tra Russia e Ucraina.
Anche quest’anno, il clima politico teso a causa della guerra tra Israele e Palestina ha un riverbero sulla Biennale 2024. Sono molti tra artisti e addetti ai lavori a chiedere l’esclusione del padiglione Israele dalla Biennale, come manifestazione di solidarietà nei confronti della popolazione palestinese. Secondo il gruppo di attivisti ANGA (Art Not Genocide Alliance) la Biennale sta “offrendo una piattaforma ad uno stato di apartheid genocida”. Il tema di quest’anno, dedicato agli “Stranieri Ovunque”, va apparentemente in tutta un’altra direzione. Ciò dimostra le contraddizioni che da sempre segnano uno tra gli eventi più importanti del panorama artistico.
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