
Le elezioni generali in Messico sono le elezioni più violente di sempre. Mentre tutti i nostri occhi sono puntati alle prossime elezioni europee, ed ai paesi vicini a noi come le nuove elezioni annunciate dagli UK, il nostro sguardo è distratto.
Indipendentemente dal risultato, verranno certamente ricordate per la lunga scia di omicidi che le hanno caratterizzate. L’omicidio di Bertha Gisela Gaytán è solo l’ultimo di una lunga serie. Da gennaio sono stati uccisi almeno 15 candidati politici, tutti impegnati nella campagna elettorale delle elezioni generali di domenica 2 giugno.
Un video pubblicato dai media locali mostra una persona che si avvicinava ad Alfredo Cabrera (in corsa per la nomina di sindaco) e gli sparava più volte, provocando caos e panico tra i partecipanti all’evento. Il governo ha dichiarato che dallo scorso settembre sono state uccise almeno 22 persone in corsa per una carica locale.
I nomi citati sopra sono solo gli ultimi di una lunga fila che vede oltre 30 morti e 50 feriti dietro di sé. Non è solo una questione di numeri ma anche di espansione se si considerano aggressioni e minacce. Centosettanta attacchi di cui: 29 aggressioni, 11 rapimenti e 77 minacce di morte. Sono stati registrati almeno 27 omicidi di persone che non erano in campagna elettorale ma parenti, organizzatori politici, leader di comunità o politici già in carica.
Le vittime provengono dalla stragrande maggioranza dalla politica locale.
Ci sono zone del paese in cui c’è un assenza totale dello Stato. Né le forze di sicurezza, né i governi locali possono agire. Le elezioni non sono solo per la presidenza. Queste del 2024 saranno le più grandi svolte in Messico. L’Economist ha contato rappresentanti da eleggere per tutti i 628 seggi del congresso; per nove governatori; più di diecimila legislatori locali e circa 18mila cariche locali.
Queste elezioni determineranno l’ambiente politico in cui opererà il prossimo presidente. Numeri che rendono questo voto il più grande della storia del Messico. Un dato che già di per sé aiuta a spiegare i casi crescenti di omicidi, minacce e attentati. Ma non basta.
I gruppi criminali hanno bisogno di funzionari che siano più facilmente manovrabili e questo avviene soprattutto in contesti più piccoli dove anche il potere decisionale è concentrato in poche mani e dove minacce e tangenti possono garantire che un sindaco o un consigliere comunale di una piccola città chiuda un occhio sulle attività illecite. Per i cartelli è più efficace influenzare la politica a livello locale anche perché sono i contesti più deboli e con meno risorse.
In Messico il numero di omicidi, compresi quelli per motivi politici, è particolarmente alto per via della forte presenza della criminalità organizzata legata al narcotraffico in varie parti del paese, soprattutto quelle più povere. Negli ultimi cinque anni ci sono stati almeno 30mila omicidi all’anno: sono 23 ogni 100mila abitanti, 40 volte più che in Italia, dove sono circa 0,5 ogni 100mila abitanti.
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