
La maggior parte dei dottorandi italiani è in ansia: uno su tre cerca aiuto per combattere la depressione durante il percorso. Il 27% dei dottorandi ha punteggi considerati “gravi” o “molto gravi” per quanto riguarda l’ansia, il 36% per la depressione e il 37% a proposito di stress. Circa uno su 5 presenta punteggi gravi in tutte le categorie. E parliamo di numeri peggiori rispetto alla media della popolazione italiana ed anche rispetto a quelli dei dottorandi della maggior parte degli altri Paesi Ue.
La domanda che sorge spontanea è perché i dottorandi sono in ansia. Chi ha almeno un amico che lavora in accademia lo può facilmente intuire. Il motivo? La dinamica fagocitante del publish or perish, legata alla mobilità imposta (quasi il 40% degli intervistati studia fuori dal proprio paese di origine), che ci si sente in dovere di accettare di buon grado, con il sorriso, ma che nasconde un forte senso di precarietà per persone che sanno di non avere più vent’anni, e spesso nemmeno trenta.
Inoltre, il successo della carriera è il risultato di una serie di misurazioni che includono pubblicazioni, citazioni, finanziamenti, contributi a conferenze, e se la propria attività di ricerca ha un impatto positivo sulle persone, sull’economia o sull’ambiente. E quindi le aspettative non soddisfatte possono essere una fonte importante di insoddisfazione e delusione. Ma non è finita qui.
Lo dice anche l’Indagine Adi, Associazione dottorandi e dottori di ricerca italiani, che il lavoro di ricerca in Italia è quasi completamente assente dal dibattito pubblico, politico, istituzionale. La questione economica è in testa alle ragioni che rendono stressante essere un post-studente, ma non ancora un lavoratore, dell’università italiana. Ma procediamo con ordine.
A luglio 2022, l’importo lordo minimo fissato dal ministero dell’Università e della Ricerca per una borsa di dottorato è stato aumentato da 15.242,28 euro (1.130 euro netti al mese) a 16.243 euro (1.195 netti al mese). Parliamo quindi di 65 euro in più, in seguito al Decreto ministeriale del Governo Draghi. Tuttavia, il potere d’acquisto reale della borsa è calato drasticamente nell’ultimo anno. Infatti, l’aumento dell’indice dei prezzi al consumo è stato dell’8,2%, aprile 2023 su aprile 2022.
In particolare, la crescita dei prodotti alimentari ha toccato il 12,1%, quando i costi per l’abitazione, l’elettricità e i combustibili hanno raggiunto il +16,6 per cento. Proprio così. Il potere di acquisto è in calo dell’8,7% rispetto a quindici anni fa e del 9% rispetto al valore del 2020.
Senza dubbio un quadro scoraggiante per tutti ma a stare peggio sono le dottorande, chi ha intrapreso percorsi di ricerca al Sud e chi si dedica al sapere umanistico. Il gender gap rispetto alle possibilità di sostenere spese impreviste anche modeste, o di riuscire a risparmiare ogni mese, è di circa il 10% – si legge nella ricerca -. Le dottorande che non riuscirebbero a sostenere un imprevisto sono il 56%, rispetto al 45 degli uomini. Una differenza simile si può notare pure tra le discipline scientifiche da una parte e quelle umanistiche dall’altra. Le stesse differenze si notano quando si considera la salute mentale: il gender gap è tra il 10 e il 15% rispetto ad ansia, depressione e stress. La differenza tra Nord e Sud è di circa il 5%.
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