
Sarebbe riduttivo definire le miriadi di fontane disseminate tra i parchi, le strade e le piazze di Napoli come delle semplici opere di ingegneria idraulica. Esse rappresentano, infatti, le più autentiche testimonianze della cultura e della creatività artistica di una città che ha indubbiamente tanto da offrire. Non a caso, l’acqua è sempre stata considerata, sin dagli albori dell’umanità, una risorsa preziosa, tanto che nobili e clero hanno investito ingenti capitali per la realizzazione di fontane monumentali, meraviglie scultoree destinate ad adornare i giardini delle loro sfarzose residenze.
Del resto, è proprio alla luce dell’inestimabile valore di simili beni architettonici che Napoli ha accolto con grande entusiasmo il ritorno in vita delle storiche fontane di Capodimonte e, in particolare, delle due monumentali del Tondo di Capodimonte e dei Giardini della principessa Iolanda, ossia la Duchessa Elena D’Aosta. Un importante traguardo, raggiunto grazie al lavoro condotto dall’amministrazione comunale. Un risultato che si spiega anche alla luce del consistente finanziamento messo a disposizione dal Comune, per un importo di oltre 450 mila euro, consentendo così di recuperare lo stato originario delle fon-tane, messo a dura prova dalla prolungata esposizione agli agenti atmosferici. Numerosi, infatti, sono stati gli interventi strutturali, grazie ai quali Napoli è ritornata in possesso di un pezzo di storia.
Tuttavia, è troppo presto per cantare vittoria. Se da un lato è giusto riconoscere gli sforzi concentrati a Capodimonte, dall’altro è importante ricordare che quasi la totalità di esse giace in un completo stato di abbandono e di degrado. In tema di acqua, del resto, non possono non generare biasimo generale le tristi condizioni della celeberrima Fontana della Spinacorona, conosciuta dagli abitanti del luogo anche come “fontana delle zizze”: da anni, infatti, versa in un pessimo stato di conservazione, addossata a un muro diroccato e circondata da tutti i lati da rifiuti. Insomma, un vero e proprio trionfo dello splendore e della perfezione architettonica, ma che continua ad essere oltraggiato dall’incuria sociale e dal degrado, più volte denunciato dai numerosi comitati civici della zona.

Ma le statue del centro storico non sono certo le uniche a essere abbandonate sotto l’indifferenza di tutti. Se da lì si prosegue in direzione di via Partenope, oltre piazza Municipio, ci si imbatte presto in altre vere e proprie icone del degrado: si tratta delle tre fontane che adornano i graziosi Giardini del Molosiglio, ossia la Fontana dei Leoni, la Fontana delle Conchiglie e l’immensa Fontana dei Papiri.
La prima è ormai ridotta ad una vera e propria discarica, ospitando al suo interno residui di plastica e cartacce. Da lì, se si volge lo sguardo verso sinistra, è impossibile non scorgere la Fontana delle Conchiglie, divenuta un orinatoio pubblico che esala un odore insopportabile. Infine, percorrendo il lato del parco che affaccia sul mare, si snoda la Fontana dei Papiri: un’area che ricopre circa 21mila metri quadri affogata dall’abbandono e dal degrado.

Su di essa, infatti, si estendono piante ed erbacce incolte, che con il tempo hanno formato una vera e propria selva. Il tutto, poi, è “impreziosito” da vernice rossa, da clochard e senza tetto, che appoggiano i loro materassi in un ricettacolo di sporcizia. Dunque, parliamo di un piccolo polmone verde che vive nel più totale sfacelo. Insomma, una storia negata, calpestata, ricoperta di graffiti, polvere e rifiuti. Questo è il triste destino delle fontane napoletane: emblema di un patrimonio storico e artistico inestimabile continuamente mortificato dalla completa assenza delle istituzioni e dall’inciviltà. Il pericolo, dunque, è sempre più imminente: il silenzio e il degrado sono degli assassini fantasma, che rischiano di uccidere, giorno dopo giorno, le icone del glorioso passato partenopeo.
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