
La tredicesima edizione delle Giornate FAI d’Autunno, dedicate all’inesauribile patrimonio culturale italiano, si è tenuta sabato e domenica 12 e 13 ottobre. Ben 700 i luoghi da riscoprire nella proposta di quest’anno, distribuiti in 360 città diverse: generalmente poco accessibili o poco conosciuti, raccontati ai visitatori grazie al contributo di giovani volontari, rientrano tra gli 85.000 mq di edifici storici e oltre 8,6 milioni di mq di paesaggio recuperati dal FAI fino ad oggi. Nato nel 1975, il Fondo per l’Ambiente Italiano ambisce a salvare dall’incuria e dall’oblio edifici storici (castelli, ville, chiese) e siti paesaggistici (parchi, baie marine, orti) che altrimenti non potrebbero essere fruibili, ma che restituiscono una parte importante della storia del territorio, oltre che della sua bellezza.
Il primo passo per proteggere – come previsto dalla missione FAI – è senz’altro conoscere, una conoscenza che può e deve cominciare da cittadini sempre più consapevoli della ricchezza che li circonda e che merita di essere valorizzata e diffusa.
In Campania, numerosi i siti interessati in tutte le province: per citarne alcuni, il Palazzo Abbaziale di Loreto a Mercogliano (Avellino), costruzione in stile barocco collocata ai piedi della montagna di Montevergine. Risalente al 1735, fu progettata da Antonio Vaccaro per sostituire il complesso monastico del XII secolo distrutto qualche anno prima dagli eventi sismici. La Chiesa di San Domenico, nel cuore di Benevento, fondata nel XIII secolo, esempio straordinario di stratificazione storica che ha attraverso il Medioevo, il Barocco e l’età napoleonica. In provincia di Caserta, a Caiazzo, la Chiesa e il Convento di San Francesco, la cui fondazione è attribuita tradizionalmente al santo d’Assisi. Tante le aperture in provincia di Napoli: tra queste, Villa Rosebery, sulla suggestiva collina di Posillipo, e la passeggiata naturalistica intorno al Lago d’Averno. Nella provincia salernitana, a Valva, in un’incantevole cornice collinare, è stato poi possibile visitare Villa d’Ayala e il Parco che la circonda per un’estensione di circa 17/18 ettari.
Ai piedi del Monte Marzano e del Monte Eremita, Valva si colloca sul versante sinistro dell’Appennino Lucano e vanta una storia molto antica, risalente all’Impero Romano. Villa d’Ayala col il suo Parco giunge a compimento alla fine del XVIII secolo, quando il marchese Giuseppe Maria Valva fa edificare la dimora di villeggiatura accanto alla preesistente torre normanna.
Appena varcato l’ingresso, prima di imboccare il sentiero che attraverso gli alberi conduce alla costruzione principale, ci si imbatte nell’edificio originariamente adibito all’accoglienza degli ospiti (la Coffee House) e in un piccolo, ma incantevole, giardino all’italiana che vede al centro una statua di Diana e Atteone. A costoro rivolgono lo sguardo i busti che incorniciano la siepe in fondo, convogliando l’attenzione del visitatore. La rigogliosa vegetazione che circonda Villa d’Ayala corrisponde alla configurazione del bosco ceduo misto, che ospita in prevalenza lecci, aceri e castagni; alcune zone del parco, platani e Laurocerasi (questi ultimi, caratteristici dei giardini all’italiana). Appena fuori le mura, si collocano le statue delle Ninfe, delle Tre Grazie, e delle fanciulle intente a lanciarsi dei Fiori; nascosto dagli alberi, c’è il Teatro di Verzura, ancora chiuso al pubblico, con i caratteristici busti a popolare la platea disegnata dalle siepi. Si è introdotti alla Villa attraverso un giardino all’italiana, che ospita una fontana in pietra: in questo spazio verde, la natura si sposa con la costruzione rendendola ancora più suggestiva. E così al suo interno, dove è tuttora possibile ammirare gli affreschi e le decorazioni, e ammirare il panorama dalle finestre che si aprono sul parco: Villa d’Ayala si rivela un piccolo gioiello incastonato nella piana del Sele.
di Annateresa Mirabella
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