
Simone de Beauvoir, scrittrice francese del secolo scorso, in uno dei testi fondamentali del femminismo europeo, “Le Deuxième Sexe”, asseriva che «donna non si nasce, lo si diventa». Ed è questa un po’ l’idea sottesa all’attività della cooperativa sociale “Le Lazzarelle”, composta da sole donne, fondata nel 2010 da Imma Carpiniello, insignita dal presidente della Repubblica Sergio Mattarella del titolo di cavaliere dell’Ordine al Merito della Repubblica Italiana «per il suo impegno nella valorizzazione del lavoro delle detenute all’interno del carcere offrendo loro una opportunità di riscatto per una vita diversa dopo la detenzione». La cooperativa opera nel carcere di Pozzuoli, il più grande d’Italia per la detenzione femminile, e produce caffè artigianale con il coinvolgimento attivo delle donne recluse.
L’obiettivo principale è promuovere l’inclusione e la riabilitazione, attraverso il lavoro di chi fa esperienza di restrizione della libertà per reati commessi, nella più parte dei casi, da persone provenienti da contesti di marginalità sociale ed economica.
Il caffè lavorato a Pozzuoli è interamente biologico e proviene dal Sud del mondo grazie alla cooperativa Shadilly che acquista sul mercato dei piccoli produttori locali di caffè, per sostenerli ed evitare che rimangano schiacciati dal peso delle multinazionali. Ma nel 2020 le detenute “escono” dal carcere e, grazie ai benefici previsti dalla legge, cominciano a lavorare nella centralissima Galleria Principe di Napoli, nel cuore della città partenopea, dove la cooperativa inaugura il “Bistrot delle Lazzarelle”. Ma non finisce qui perché nel 2023 parte il progetto di “ciocco pasticceria” che, a seguito degli eventi sismici che hanno danneggiato il carcere di Pozzuoli, è stato anch’esso spostato nella galleria.
Abbiamo sentito Lia Palmieri, maître chocolatier, che coordina le attività di pasticceria e cioccolateria: «Il Bistrot in galleria è un luogo bellissimo dove insegno alle mie Lazzarelle a lavorare il cioccolato e a realizzare i prodotti di pasticceria che serviamo, non solo ai tavoli del locale, ma anche agli eventi che realizziamo attraverso il servizio di catering. Siamo una squadra fortissima. Se c’è una cosa che mi colpisce nelle mie ragazze, che sono in regime di semilibertà, è una fame indescrivibile di affrancarsi da una situazione di disagio sociale che le ha condotte a vivere l’esperienza amara della detenzione. E questa fame dà loro una marcia in più. Ciò che i miei studenti “liberi” apprendono in un mese, le mie Lazzarelle lo apprendono in una settimana».
In 14 anni di attività hanno lavorato nella cooperativa più di 80 recluse e la maggior parte di loro, aiutata dal lavoro, è uscita definitivamente dai circuiti criminali. Il Mezzogiorno d’Italia ha alti tassi di disoccupazione che crescono vertiginosamente tra la popolazione femminile. E in un contesto non sempre culturalmente elevato, il rischio di stigma sociale per una donna che ha vissuto da reclusa è molto alto, così come la reiterazione del reato a causa di un ambiente che non offre possibilità concrete di inserimento.
Tutte le attività che erano svolte nel carcere di Pozzuoli, chiuso perché danneggiato dal terremoto, sono state spostate nella sezione femminile aperta presso la casa circondariale di Secondigliano dove nei prossimi giorni ripartirà anche la torrefazione del caffè.
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