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Magazine di promozione culturale, periodico mensile gratuito, che nasce nel 2002 a Castel Volturno, fondato da Tommaso Morlando, in concomitanza con una forte attività associazionistica praticata dal Centro Studi Officina Volturno sul territorio, in termini di salvaguardia ambientale e testimonianza contro la criminalità organizzata.

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Le mafie e la contraffazione 

Maurizio Giordano
Maurizio GiordanoRedazione Informare
11 febbraio 20266 min di lettura

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Le mafie e la contraffazione 

Indice (4)

  • 1La contraffazione mafiosa
  • 2Il mercato della contraffazione
  • 3Affari miliardari
  • 4Contrastare il fenomeno

Quello della contraffazione è comunemente percepito, nella coscienza sociale, come un fenomeno criminale minore, in quanto tale poco allarmante. 

Tale sensibilità è probabilmente l’effetto di tanti episodi a cui si assiste quasi quotidianamente, quando ci si imbatte in venditori ambulanti oppure in piccoli esercizi commerciali che, in ogni parte della città, mettono in vendita prodotti dal marchio contraffatto e che attirano molti acquirenti i quali, pur di possedere un prodotto che somigli ad una griffe di prestigio, acquistano i beni a prezzi enormemente inferiori a quelli applicati sui prodotti “originali”. 

Eppure, il nostro ordinamento, all’art.473 c.p., punisce anche abbastanza severamente la condotta di chi realizza condotte di contraffazione o di alterazioni di marchi registrati. La norma è chiaramente finalizzata a proteggere i marchi o i brevetti come segni identificativi dell’impresa commerciale e come prodotto dell’ingegno e ricollega la punibilità della condotta alla semplice e sola contraffazione, senza che vi sia alcuna potenziale attitudine ad ingannare il consumatore. 

Altresì, l’art.474 c.p. punisce la condotta di chi – senza avere materialmente realizzato la contraffazione – acquisti o detenga materiale recante marchi contraffatti. 

La tutela penale del marchio e dei segni distintivi è poi completata dall’art.517 c.p. il quale punisce la condotta di chi pone in vendita dei prodotti recanti non il marchio ma i segni distintivi alterati di un prodotto, realizzando una condotta che sia potenzialmente idonea ad ingannare il consumatore dotato di media avvedutezza al momento dell’acquisto della merce. 

La contraffazione mafiosa

Negli ultimi anni, a causa della crescente diffusione dei mercati, anche internazionali, collegati alle contraffazioni, il nostro legislatore ha previsto una tutela ulteriormente rafforzata, attribuendo alle Direzioni Distrettuali Antimafia la competenza ad istruire i processi in materia di contraffazione, quando le condotte punibili siano state realizzate in forma associata, ossia da tre o più persone che – programmando la realizzazione di molteplici fatti riconducibili alle condotte di cui agli artt.473 e 474 c.p. – si organizzino, anche in forma rudimentale, per portare a termine il loro programma criminoso. 

La devoluzione dei compiti istruttori alle Direzioni Distrettuali Antimafia non è casuale: molto frequentemente, infatti, le indagini hanno accertato che dietro le condotte di contraffazione dei marchi registrati si nascondono le organizzazioni mafiose, tanto che in più occasioni i fatti che ne sono scaturiti vengono etichettati come di “contraffazione mafiosa”. 

Il mercato della contraffazione

Perché, allora, le mafie concentrano il loro interesse sul mercato della contraffazione? 

La risposta involge molti temi, molto spesso legati alla natura ed alle finalità delle mafie stesse, strettamente collegate alla forza di intimidazione ed alla accumulazione di patrimoni illeciti. 

Innanzitutto, il mercato della contraffazione abbisogna di strumenti e di personale. I primi sono, solitamente, costosi ed hanno come loro finalità quella di riprodurre, nella maniera più fedele possibile, un prodotto rispetto a quello immesso sul mercato dal titolare del marchio. Non sempre, quindi, un comune contraffattore possiede disponibilità economiche tali da potersi consentire l’acquisto delle attrezzature e dei macchinari necessari per la produzione dei beni contraffatti. Le mafie, pertanto, investono in questo settore, immettendo in esso i capitali accumulati con le attività tipiche delle organizzazioni, quali le estorsioni oppure il traffico di droga. 

Ma la realizzazione delle condotte di contraffazione, specie se su larga scala, necessita di locali ove poter concentrare l’attività e, soprattutto, di uomini e donne, chiaramente assunti senza alcuna copertura previdenziale e sfruttati durante lo svolgimento della prestazione lavorativa, quasi sempre realizzata – stante la natura oggettivamente illecita della loro prestazione – all’interno di locali occultati, sempre insalubri per i lavoratori che vi sono occupati. 

Ed in questo, le mafie sono fortemente avvantaggiate, in quanto possono reclutare la manodopera servendosi dei canali di immigrazione clandestina (ai quali in cambio garantiscono soldi e protezione) oppure della forza di intimidazione che esercitano sui lavoratori, i quali sono sottoposti ad una sorta di nuova schiavitù non potendo rivendicare alcuna pretesa sindacale e dovendo accettare salari del tutto inadeguati rispetto alle prestazioni lavorative, oltre che la totale assenza di contribuzione previdenziale. 

Affari miliardari

Tutto questo genera ricchezza, in quanto i prodotti contraffatti – specie se realizzati grazie alla complicità di abili contraffattori – sono davvero molto simili a quelli “originali” e vengono immessi sul mercato all’interno di esercizi commerciali apparentemente regolari, carpendo la buona fede del consumatore. 

E la ricchezza così prodotta – nell’ordine di miliardi di euro, secondo stime nazionali diffuse dagli organi di polizia giudiziaria demandati al contrasto della contraffazione – viene restituita alle mafie in maniera tale da assicurare loro costanti finanziamenti da reimmettere nel circuito, questa volta, legale dell’economia. 

Il circolo vizioso così sinteticamente descritto genera delle importanti conseguenze: innanzitutto, esso determina una chiara alterazione della concorrenza fra operatori commerciali, dal momento che i titolari del marchio finiscono col subire la perdita del segmento di mercato che si rivolge alla contraffazione per diffondere i prodotti; in secondo luogo, esso alimenta fenomeni criminali ancor più gravi, quali lo sfruttamento della manodopera ai sensi dell’art.603 bis del codice penale, oppure la perdita dei diritti previdenziali e pensionistici dei lavoratori occupati nel settore. In altri casi ancora, le conseguenze del falso marchio si ripercuotono sul diritto alla salute dei cittadini, in quanto alcuni prodotti contraffatti vengono immessi sul mercato senza alcun tipo di trattamento protettivo della salute (si pensi, ad esempio, ai farmaci contraffatti), oppure senza garanzie di sicurezza (si pensi ai giocattoli contraffatti che mettono in pericolo i bambini che li utilizzano). 

Contrastare il fenomeno

In che modo, allora, è possibile contrastare tale diffuso ed allarmante fenomeno? 

Innanzitutto, incrementando la cultura della legalità nei cittadini, sensibilizzandoli sul fatto che l’acquisto di un prodotto contraffatto è innanzitutto un reato; in secondo luogo, spiegando alla gente che quello della contraffazione è un mondo sommerso dietro al quale si celano interessi di spietati trafficanti di uomini, che introducono nello Stato immigrati clandestini sfruttando la loro disperazione ed avviandoli al mercato illecito della produzione del materiale contraffatto. 

Dal punto di vista giuridico, poi, sarebbe auspicabile una riforma legislativa che aumenti sensibilmente il limite edittale – oggi, invero, alquanto tenue – delle pene previste per le condotte di contraffazione o di detenzione di materiale contraffatto, equiparandolo a quelle di altri fenomeni illeciti (quali il traffico di armi, oppure di stupefacenti) e prevedendo strumenti investigativi del tutto sovrapponibili a quelli utilizzati in materia di lotta alla mafia o al terrorismo, soprattutto lungo il versante delle collaborazioni con la giustizia, uniche chiavi di innesco per far deflagrare dall’interno i fenomeni di contraffazione organizzata. 

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  • #mafia
Maurizio Giordano
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