
Il terzo settore, com’è noto, comprende enti privati senza scopo di lucro che operano per finalità civiche, solidaristiche e di utilità sociale. Prevalentemente, si tratta di fondazioni, di associazioni di volontariato e di cooperative sociali. Mentre le prime e le seconde costituiscono, spesso, enti che fanno del contrasto alle mafie uno degli scopi del loro statuto, specie in territori dove le organizzazioni mafiose sono tradizionalmente molto presenti, al contrario le terze – ossia le cooperative sociali – talvolta sono state oggetto di infiltrazione ad opera delle cosche. Le cooperative sociali, infatti, pur non agendo per conseguire scopi di lucro ma per raggiungere finalità mutualistiche, ossia strettamente connesse agli interessi dei soci cooperativisti, agiscono sul mercato come operatori economici a tutti gli effetti e, dunque, partecipano a gare di appalto, ricevono fondi pubblici e gestiscono servizi, spesso di notevole portata.
Questo è il motivo per cui, secondo la casistica giudiziaria, si assiste alla presenza di persone legate ad organizzazioni mafiose all’interno delle compagini delle cooperative sociali. Esse, infatti, consentono alle mafie di poter riciclare denaro in maniera semplice ed efficace. Esse, infatti, possiedono alcune caratteristiche strutturali che, se sfruttate illegalmente, consentono di poter immettere nel circuito legale ingenti somme di denaro “sporco”, così ostacolando l’accertamento della loro provenienza delittuosa.
Ma quali sono queste caratteristiche? Innanzitutto, le cooperative sociali sono destinatarie di erogazioni pubbliche, in genere anche molto consistenti, in quanto sono istituzionalmente finalizzate a garantire servizi assistenziali in favore di categorie sociali svantaggiate e, come tali, protette dal welfare e dalla finanza pubblica. Da ciò deriva, evidentemente, la possibilità che tali fondi possano confondersi con altri che hanno una loro derivazione illecita, creando così un fenomeno (la confusione dei capitali) che costituisce una delle principali forme di ostacolo all’accertamento della origine illecita del denaro.
In altre occasioni, i rappresentanti legali delle cooperative stipulano dei contratti con gli enti locali, all’esito di conferimenti di incarichi diretti o allo svolgimento di gare di appalto per la fornitura di servizi. Anche in tal caso, il conferimento di incarichi nasce dalla esigenza, per gli enti locali, di assicurare un servizio alla cittadinanza svantaggiata, sicché è facile motivare il conferimento di tali incarichi agli enti specializzati in questo settore, a causa della infungibilità di tali prestazioni oppure della alta specializzazione che le contraddistingue.
In tal modo, dunque, si elude la normativa in materia di controllo dei contraenti della pubblica amministrazione e di trasparenza delle procedure di pubblico affidamento dei servizi. In terzo luogo, nelle coopertaive sociali la presenza dei soci cooperativisti è molto ampia e numerosa e ciò consente agli appartenenti alle cosche di potersi nascondere con maggiore facilità nelle pieghe della società, senza con ciò far ricadere sulla società stessa il sospetto della infiltrazione mafiosa.
Bisogna, poi, aggiungere un ulteriore, e forse decisivo, elemento; data la loro vocazione eminentemente sociale, le cooperative sono sottratte ai controlli stringenti che l’ordinamento svolge sulla struttura e sulla composizione delle società di capitali, sicché costituire una cooperativa rappresenta senza dubbio un modo efficace di sottrarsi alle verifiche antimafia che colpiscono tutti gli operatori commerciali. Dunque, si tratta di uno strumento utile per le mafie nell’attività di riciclaggio del denaro.
Come si può, allora, combattere tale fenomeno? Sicuramente, un rimedio efficace è dato dall’introduzione di controlli più severi su soci e dirigenti delle cooperative; così come la trasparenza nei bilanci costituisce uno strumento per rendere più leggibili i flussi finanziari che entrano nella società. Anche la rotazione nelle assegnazioni degli appalti costituirebbe un efficace deterrente per l’infiltrazione delle cosche all’interno del terzo settore.
Ma più di tutti, sarebbe importante prescrivere l’obbligo – a mio avviso – di certificazione delle cooperative da parte di enti pubblici costituiti ad hoc, di cui dovrebbero far parte esponenti delle forze dell’ordine in grado di accedere ad archivi che restitiuiscano loro immediatamente notizie sul conto di coloro che fanno parte di cooperative dedicate al settore sociale.
A Palazzo Santa Lucia è stata presentata la 64esima edizione del Giro di Campania, alla presenza dell’Assessora allo Sport...
La Costiera Amalfitana brucia ormai da giorni. Tra la devastazione e le fiamme alimentate dai forti venti, si lavora incessan...
Il 16 settembre 2026 sono stati ultimati i lavori riguardo il restauro dell’edicola votiva di San Gennaro, situata in piazz...
Come ogni mese torna la nostra rubrica culturale “Leggere che passione”, ecco i due libri consigliati ai nostri lettori. ...