
Umberto Orsini, attore classe 1934, si esibisce ne “Le Memorie di Ivan Karamazov” al Teatro Mercadante di Napoli. Con la regia di Luca Micheletti e produzione della Compagnia Umberto Orsini, lo spettacolo sarà a teatro dal 30 aprile al 5 maggio. Ieri, il debutto davanti al pubblico di Orsini nelle vesti del personaggio di Fëdor Dostoevskij.
Tra i più grandi interpreti della sua generazione, Orsini affronta per la terza volta nella sua carriera il personaggio tratto dal grande romanzo di Fëdor Dostoevskij: “I fratelli Karamazov“. Formatosi all’Accademia Nazionale d’Arte Drammatica, ha esordito alla fine degli anni ’50 con le compagnie De Lullo, Falk, Valli e Guarnieri.
Negli anni Settanta, interpreta il personaggio di Ivan Karamazov per la prima volta in una trasmissione televisiva, andando in scena con il capitolo del Grande Inquisitore. Questo episodio del romanzo è stato considerato uno dei vertici della letteratura internazionale e senza dubbio anche Orsini se n’è innamorato.
Successivamente, ha deciso di seguire il personaggio al di fuori del romanzo, immaginando “un finale che il suo autore gli aveva negato”. L’Ivan di Orsini cita più volte Nathalie Sarraute: “la vera vita degli uomini e delle cose comincia soltanto dopo la loro scomparsa”. Così, lo spettacolo cerca di dare seguito al protagonista Dostoevskjiano.

Così nasce il monologo scritto a quattro mani da Umberto Orsini con il regista Micheletti, con il quale condivide una “passione per i temi che lo spettacolo sollecita”. Luca Micheletti è il regista stabile della Compagnia teatrale I Guitti, ma anche un attore di fama internazionale, che ha recitato per importanti nomi, tra cui Bellocchio.
Ne “I Fratelli Karamazov” il personaggio di Ivan rappresenta infatti il dubbio, specialmente rispetto ai temi dell’esistenza e la fede in Dio. Nel suo colloquio con il Grande Inquisitore, Ivan affronterà il grande tema della morale cristiana: la libera volontà. “Le Memorie di Ivan Karamazov” al Teatro Mercadante di Napoli è un viaggio attraverso l’interiorità di questo personaggio, dando voce ai suoi tumulti interiori.
Attraverso il monologo interpretato da Orsini, lo spettatore è condotto in un flusso di coscienza che attraversa i temi della colpevolezza, l’innocenza e la moralità umana.
Il debutto, ieri 30 aprile, conferma la passione di Orsini per il romanzo. L’atto unico, un monologo drammatico, che unisce la penna di Dostoevskij a quelle di Orsini e Micheletti, non è sempre semplice da seguire. Orsini è chiaramente a suo agio in questo ruolo, che ha incontrato per la prima volta negli anni Settanta e lo interpreta con energia. La scenografia è articolata, così come è articolata la scrittura. Sul palco si respira l’atmosfera spoglia del tempo passato: un tribunale ormai vuoto, una sedia impolverata, ricordi di infanzia, qualche nevicata sporadica.
Ivan è un “personaggio che resiste nel tempo” e cerca di spiegare le sue ragioni. Attraverso la scrittura di Orsini, che ha immaginato per lui “una longevità e un finale che il suo autore gli aveva negato”, Ivan torna con la mente alla sua giovinezza e con lui il pubblico. Così, quello che era un personaggio “non-finito” diventa “infinito e dunque meravigliosamente rappresentabile perché immortale e dunque classico”.
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