
4 marzo 1932: 92 anni fa nasceva Miriam Makeba. Per tutta la vita ha viaggiato portando con sé la sua voce penetrante e piena di silenzio addolorato. The old girl ha tenuto la sua ultima performance proprio qui, a un passo dalla redazione di Informare.
Nel 2008 Castel Volturno ha ospitato gli Stati generali delle scuole del mezzogiorno. Tre giornate culturali all’insegna della formazione e della discussione attiva di tematiche volte all’impegno per lo sviluppo e l’esaltazione della gioventù del mezzogiorno. L’evento conclusivo è stato un concerto promotore della World Music, dell’abbraccio multietnico che la musica padroneggia e della risposta contrariata alla camorra perseverante sul territorio, in cui Makeba, tra i vari artisti presenti, ha alternato il palco con Eugenio Bennato, Maria Nazionale, 24 grana.
Due mesi prima, 6 ragazzi ghanesi perdevano la vita per mano del clan dei casalesi: la strage di Castel Volturno, che deve la sua sottolineatura solo al sentimento inesorabile di commemorazione delle persone uccise e di denuncia verso l’ennesimo scempio camorristico.
Miriam Makeba è venuta qui da anima conciliata col mondo, che ha riconosciuto come sua casa indiscussa, ma tormentata da gravi cause umanitarie che ancora oggi stremano gli occhi di tante persone costrette a vivere tra una fuga clandestina a una clandestinità riconosciuta.

Fin dai primi esordi musicali, come il canto xhosa Lakutshuna Ilangu, racconta le questioni interiori più ordinarie, immerse in un contesto di arduo affronto. In questo brano, un uomo cerca la sua amata in ospedali e celle carcerarie, poiché «when a black person disappears in South Africa, those are the first places that come to mind» afferma nella scrittura del libro: Makeba: My story (1988).
Mama Africa non si ferma al successo musicale: testimonia con le Nazioni Unite contro l’apartheid, dichiarando apertamente l’esistenza insopportabile di soprusi e violenze davanti alla Commissione speciale per i problemi dell’apartheid. Queste, le sue parole: «Rivolgo un appello alle Nazioni Unite, affinché usino la loro influenza per aprire le porte di tutte le prigioni e di tutti i campi di concentramento che ci sono in Sudafrica, nei quali migliaia di uomini, donne, bambini sono attualmente detenuti». Dall’esilio alla morte, la sua vita trascorre come un pellegrinaggio di pace.
È lecito chiedersi quanta voce occorra per un’esposizione simile. Le note incongrue del jazz insieme ai singhiozzi del tradizionale sound afro non avrebbero potuto trovare altra casa se non quella di estensione mondiale.
KWADWO OWUSU WIAFE Nkroanza (Ghana) 5/5/1980 – Castel Volturno 18/09/2008
IBRAHIM ALHAJI Kumasi (Ghana) 16/08/1989 – Castel Volturno 18/09/2008
KARIM YAKUBU (AWANGA) Nkroanza (Ghana) 09/06/1980 – Castel Volturno 18/09/2008
KUAME ANTWI JULIUS FRANCIS Nkroanza (Ghana) 24/11/1977 – Castel Volturno 18/09/2008
JUSTICE SONNY ABU Kumasi (Ghana) 01/12/1982 – Castel Volturno 18/09/2008
ERIC AFFUN YEBOAH, “TALLER” Kumasi (Ghana) 12/09/1983 – Castel Volturno 18/09/2008
di Tonia Scarano
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