
“Il divino quotidiano” è il claim dello spot che nei giorni scorsi è passato sui social media ed in televisione. Pubblicizza le patatine Amica Chips. Due edizioni diverse, una per internet, quella incriminata, e l’altra per la TV, meno esplicita ma chiaramente comprensibile. Si vedono alcune giovani suore, vestite di bianco perché ancora novizie. Si accostano all’altare per fare la comunione. Con sorprendente meraviglia si accorgono che, al posto dell’ostia consacrata, ricevono sulla lingua una croccante patatina.
Secondo il Comitato di Controllo, lo spot pubblicitario deride il senso profondo del sacramento dell’Eucaristia rendendo più che ragionevole che i credenti si sentano offesi. Il Giurì, “al quale è possibile appellarsi entro 7 giorni dalla decisione”, spiega ancora lo Iap nel suo comunicato, ha sottolineato che l’art. 10 del Codice di autodisciplina è posto a tutela della sensibilità dei consumatori «i quali hanno il diritto di non essere urtati nelle più profonde convinzioni da campagne pubblicitarie che, essendo strumentali ad interesse di natura prettamente economica, non devono confliggere con valori tendenzialmente assoluti e di rango superiore, tra i quali un posto di primissimo rango compete alle convinzioni religiose, che il Codice di Autodisciplina protegge non già come un bene della collettività italiana o della sua maggioranza, bensì, in armonia con la Costituzione e sulla scia della concezione “liberale” della tutela del sentimento religioso come un bene individuale, che viene riconosciuto, in modo assolutamente paritario, a tutti i cittadini, senza distinzioni di sorta fra le possibili opzioni religiose».
Il Comitato di Controllo dello Iap, l’Istituto di autodisciplina pubblicitaria, «ha ingiunto le parti coinvolte di desistere dalla diffusione» della pubblicità ritenendola «in contrasto con l’art. 10 (Convinzioni morali, civili, religiose e dignità della persona) del Codice di Autodisciplina della Comunicazione Commerciale che prevede che la comunicazione commerciale non deve offendere le convinzioni morali, civili e religiose».
La decisione è stata assunta d’urgenza per le «numerose richieste di chiarimenti e proteste» arrivate allo Iap, ha spiegato il segretario generale Vincenzo Guggino, tra cui in particolare il ricorso presentato dall’Aiart, l’associazione degli ascoltatori di radio e televisione, di ispirazione cattolica.
Per i cristiani l’Eucaristia è uno dei sette sacramenti ma tra essi è il più importante. È il prolungamento dell’Incarnazione del Figlio di Dio perché la celebrazione della messa rinnova il sacrificio di Gesù Cristo e mette in atto la comunione dei credenti con il Redentore. La Chiesa celebra la messa eseguendo il comando di Gesù durante l’ultima cena: «Fate questo in memoria di me». E professa che la celebrazione dell’eucaristia non è memoria di un evento accaduto due millenni fa, ma è memoriale.
Se da una parte il memoriale fa memoria, dall’altra riattualizza quello che è successo nel cenacolo facendolo riaccadere. Dunque nell’ostia consacrata, quella che i credenti ricevono durante la messa, è presente Cristo. Il Catechismo della Chiesa Cattolica si esprime così: “Il modo della presenza di Cristo sotto le specie eucaristiche è unico. Esso pone l’Eucaristia al di sopra di tutti i sacramenti e ne fa «quasi il coronamento della vita spirituale e il fine al quale tendono tutti i sacramenti». Nel Santissimo Sacramento dell’Eucaristia è contenuto veramente, realmente, sostanzialmente il Corpo e il Sangue di nostro Signore Gesù Cristo, con l’anima e la divinità e, quindi, il Cristo tutto intero“.
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