
Ponticelli, quartiere di periferia della zona Est di Napoli, vanta un notevole passato storico. Sorto come primo quartiere in territorio partenopeo e reso “granaio della capitale” del Regno di Napoli, Ponticelli è legata a doppio filo con i concitati avvenimenti napoletani. Infatti, fu il primo quartiere d’Europa a ribellarsi al nazifascismo.
Le truppe tedesche si stabilirono definitivamente nel quartiere negli ultimi mesi del 1942. I militari germanici occuparono i terreni della Scuola Agraria di via Argine e di Porchiano, sempre a via Argine fu allestito un campo militare. Nonostante la forte presenza militare germanica, gli antifascisti di Ponticelli continuarono le loro riunioni clandestine e più volte dimostrarono la loro presenza attraverso gesti dimostrativi. Tra questi, l’oscuramento della postazione antiaerea tedesca stabilitasi proprio nella Scuola di Agraria. Il gruppo antifascista, infatti, tagliò i fili delle cabine dell’energia elettrica di viale Margherita e di via Principe di Napoli.
I continui bombardamenti comportarono a Ponticelli una grande difficoltà nel rifornimento idrico, mancanza di illuminazione e uno scarso approvvigionamento alimentare. Inoltre, i tedeschi effettuarono numerosi rastrellamenti per catturare uomini, in particolare giovani ragazzi, da rendere nuove leve e servitori. Grande importanza in quel periodo la ebbero le donne. Mamme, figlie e sorelle che fornivano cibo ed acqua a tutti gli uomini bloccati nei nascondigli.
Tutti i ponticellesi catturati furono deportati a Sparanise, dove era stato allestito un campo di smistamento. Secondo le testimonianze raccolte dagli storici Andrea D’Angelo, Giorgio Mancini e Luigi Verolino, furono 12 gli abitanti del quartiere ad aver sperimentato la cruda realtà dei campi di concentramento in Germania.
A Ponticelli, dunque, la lotta contro i tedeschi stava assumendo l’aspetto di una vera e propria rivolta popolare. Il 25 luglio 1943 gli abitanti del quartiere si unirono agli antifascisti iscritti al clandestino Partito Comunista Italiano e presero d’assalto la sede fascista in piazza Municipio. Ne seguì una sanguinosa occupazione nazista durante la quale vennero uccisi per rappresaglia 34 innocenti dagli stessi soldati tedeschi.
Inoltre, il 26 settembre, i nazisti violarono domicili e costruzioni nei vari rioni di Ponticelli con estrema violenza commettendo rapine e razzie per catturare tutti gli uomini validi al lavoro. Inoltre, si sparse la voce che i tedeschi volessero minare le strade del quartiere per isolare Ponticelli. Giovani, commercianti, contadini e soldati si riunirono e, guidati dall’orgoglio ferito e dalla voglia di libertà, diedero il via ai primi scontri tra popolazione e truppe tedesche.
Quella che sembrava una piccola scintilla, divampò presto in un grande fuoco. Le voci sulle rivolte che si stavano svolgendo si sparsero velocemente, il resto della città non aspettava altro, iniziarono ufficialmente le quattro giornate di Napoli.
La liberazione di Ponticelli dalle truppe tedesche fu un’esecuzione che lasciò dietro di sé non pochi caduti. Il 29 settembre, in via Ottaviano (oggi via De Meis) arrivò un grosso camion carico di tedeschi che iniziarono a fare razzia nella Masseria del rione. Qualcuno, però, assistette alla scena da lontano e diede l’allarme in paese. Immediatamente una ventina di partigiani si divisero in due squadre ostruendo la strada.
All’uscita dei tedeschi dalla Masseria, iniziò un’intensa sparatoria che costrinse i nazisti a fermarsi. Le truppe germaniche occuparono in breve tempo tutta la strada e iniziarono a sparare con l’artiglieria. Incominciò un’efferata rappresaglia che, nel giro di poche ore, portò alla barbara uccisione di 33 ponticellesi.
In memoria dell’eccidio del 29 settembre e delle rivolte di quei giorni, fu eretto un monumento, situato poco distante dall’attuale Parco Fratelli De Filippo. Lì è presente anche una targa scritta da Giovanni Rivera che recita così: “Negli ultimi giorni di settembre 1943 quando l’inevitabile vittoria della storia aveva aperto i cuori alla speranza di una vita migliore un’influenza vendetta bestiale reazione di una tirannide sconfitta si abbatté sul popolo di Ponticelli. I cittadini colpiti negli affetti ma non prostrati lottarono per la difesa dell’umana dignità, allievi ideali dei martiri della repubblica napoletana eredi e testimoni del loro amore per la libertà affidato alle future generazioni».
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