
La strada e una chitarra. L’arte musicale ridotta ai suoi elementi essenziali. La voce, il contatto con le persone, la mano sulle corde e l’identità, quella che arriva dalle radici, dalla base, da Napoli. Gabriele Esposito è un giovane musicista napoletano, che ha pubblicato di recente il suo EP dal titolo “Accurdammece, vol.1”, in cui racchiude i suoi primi passi, con la mente però già pronta al secondo capitolo di questa storia. «È già in lavorazione un vol.2, in cui c’è la volontà di fare un percorso anche di ricerca sonora diverso. Sarà più vicino al Gabriele di adesso, sia mentalmente che artisticamente. Voglio spingermi di più, partendo sempre dalla mia chitarra, ma con dei suoni completi». Chitarra in spalla e il desiderio di fare musica rappresentando sé stesso. «L’arte di strada mi ha dato la base, cioè il contatto con le persone. Ed è quello che porto con me quando vado in giro a suonare: vivere la musica come una continua condivisione. Quando fai musica hai sempre un momento in cui devi stare da solo, avere consapevolezza delle cose e trasformarle in melodia e parole, ma la necessità è sempre comunicativa. Avere un contatto diretto con le persone è importante, ti aiuta a capire meglio quale può essere il tuo ruolo, la tua funzione. La strada mi ricorda che sono quello con la chitarra, che canta e basta».
Il motore è stata la musica, il punto di partenza. La passione per le melodie, le sonorità, la bellezza dell’imparare, autonomamente, a muovere le dita sulla chitarra. «Sono partito prima da musicista e poi da cantante, nel senso che ho sempre cantato suonando. Ho iniziato a 12 anni, scovando questa chitarra da mia zia: il mio maestro è stato internet e lo è tutt’ora. Sono autodidatta e passo le ore a studiare. La passione principale è stata per la musica e per lo strumento in generale. Poi con la voce ho iniziato ad appoggiarmi alle melodie, anche se già a 12 anni pubblicavo cover in cui cantavo. Con il tempo si può dire che per chi mi osserva dall’esterno sono più cantante che musicista, ma io mi sento sempre più musicista che cantante». Gabriele Esposito sta esplorando una nuova fase della propria vita e nello specifico della propria carriera, attraverso anche l’evoluzione della propria musica. «Come il titolo dell’EP “Accurdammece”, in questa fase della mia vita mi sto accordando con me stesso. Dopo due anni da tornado e tante cose che ho fatto in velocità, sono arrivato ad un momento in cui sentivo che, come la chitarra, quando la suoni tanto e poi si scorda, avevo la necessità di riaccordarmi su quelle che sono le mie volontà sia musicali che umane. Ci vuole sempre un po’ di calma per farlo».
Gabriele ha avuto come punto di riferimento, prima dei talent sul grande schermo, la strada ed il contatto diretto con i fruitori della sua musica. Un ruolo centrale all’interno di questo processo di acquisizione di consapevolezza lo ha avuto indubbiamente la città di Napoli, da cui tutto prende forma. «La musica napoletana e Napoli danno l’anima e la sostanza a ciò che faccio. Io fondo i miei ascolti, prevalentemente inglesi, spagnoli, ultimamente anche francesi, nelle mie composizioni, ma tutto deve poi essere filtrato dalla mia realtà. E la mia realtà è Napoli e soprattutto il modo napoletano di dire e vivere le cose». Quasi di simbiosi è invece il rapporto con la chitarra, con cui il giovane artista custodisce un legame speciale. «La chitarra c’è, c’è sempre stata e penso sarà la mia compagna di vita per l’eternità. È quella da cui torno sempre quando ho bisogno di una risposta e di ritrovarmi».
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