
Leonid Soudalenko, bielorusso, da circa 25 anni si occupa della tutela dei diritti umani dirigendo l’ufficio di Gomel del Centro per i diritti umani “Viasna”. Dopo le elezioni presidenziali del 2020, che hanno visto per la sesta volta la vittoria di Aleksandr Lukashenko, ha subìto repressioni politiche, che continuano tuttora. Difendere i diritti umani in un paese del genere è un’impresa difficile e rischiosa: la testimonianza di Soudalenko è esemplare. In tali regimi occorre scegliere tra il silenzio e il dire di no, pagando un prezzo. Ecco il “no” di Leonid Soudalenko. Informare lo ha incontrato al dipartimento di Giurisprudenza dell’Università Federico II di Napoli. L’attivista indossava una maglia col volto del suo amico e collega Ales Bialiatski, fondatore e direttore del centro “Viasna” ed ex vicepresidente della Federazione Internazionale per i Diritti Umani, il quale è stato incarcerato per 10 anni perché difendeva le vittime delle repressioni in Bielorussia.
«La mia storia personale è quella delle repressioni politiche in un Paese dove oggi si viene incarcerati anche per il colore “sbagliato” degli abiti o per un “like” o “dislike” sui social media». Inizia così il racconto di Soudalenko. «Sono stato accusato, sulla base dell’articolo 342 del codice penale della Bielorussia, di aver organizzato e finanziato proteste nella città di Gomel nel 2020». Nel 2021 viene arrestato con un’accusa falsa e sottoposto a violenze ingiustificate. Nello stesso anno, a seguito di un processo a porte chiuse presso il tribunale di Gomel, viene condannato a 3 anni di reclusione e trasferito in una colonia penale, dove le repressioni politiche si sono manifestate nella loro forma peggiore.
Lo svolgimento di processi chiusi contro prigionieri politici è una prassi del regime: «mi è stata attribuita la classificazione di “soggetto incline all’estremismo e ad altra attività distruttiva e/o pericolosa”, accusato di numerose infrazioni infondate, privandomi così della possibilità di una liberazione anticipata o di una riduzione della pena».
Il 21 luglio 2023 Leonid esce dalla colonia penale: «Mi è stato però vietato non solo di uscire dal paese, ma anche dalla città. Due volte al giorno, gli ispettori venivano a casa mia e, con una telecamera accesa, ero costretto a firmare un documento attestante la mia presenza. Qualsiasi operazione finanziaria era controllata dallo Stato. Per la violazione di queste restrizioni era prevista una multa considerevole». Dopo la scarcerazione, temendo un nuovo arresto, Leonid è fuggito dalla Bielorussia lasciando sua moglie e i suoi figli ed è arrivato a Vilnius, in Lituania, dove porta avanti la sua attività di protezione dei diritti umani. Il 17 luglio 2024 è stato condannato nuovamente a 5 anni di reclusione. Il presidente della Bielorussia ed il ministro dell’Interno vogliono punire coloro che, dopo essere fuggiti all’estero, agiscono contro lo Stato, vietando agli “estremisti” l’ingresso nel Paese, per un periodo di 30 anni.
Dalle ultime elezioni di Lukashenko, al potere dal 1994, molti diplomatici hanno abbandonato i rapporti con la Bielorussia, ormai emarginata e avente come unica alleata la Russia. «Quando è scoppiata la guerra ero in prigione e non ho saputo subito dell’accaduto. Dal territorio della mia città natale Gomel provenivano i bombardamenti in Cernigov e ciò mi mortifica. Anche per Lukashenko dovrebbe essere emesso il mandato di arresto internazionale, poiché appoggia le attività illecite di Putin». Il 30 settembre 2024 la Lituania ha richiesto all’Aja il mandato di arresto internazionale per Lukashenko per la commissione di crimini contro l’umanità. «La popolazione è contro la guerra – prosegue Leonid – e i bielorussi vogliono pace e libertà ma va considerato che queste persone vivono sotto un governo repressivo. Un milione di bielorussi ha abbandonato il paese, ma è difficile andare via. Si auspica la fine del conflitto».
A Palazzo Santa Lucia è stata presentata la 64esima edizione del Giro di Campania, alla presenza dell’Assessora allo Sport...
La Costiera Amalfitana brucia ormai da giorni. Tra la devastazione e le fiamme alimentate dai forti venti, si lavora incessan...
Il 16 settembre 2026 sono stati ultimati i lavori riguardo il restauro dell’edicola votiva di San Gennaro, situata in piazz...
Come ogni mese torna la nostra rubrica culturale “Leggere che passione”, ecco i due libri consigliati ai nostri lettori. ...