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Magazine di promozione culturale, periodico mensile gratuito, che nasce nel 2002 a Castel Volturno, fondato da Tommaso Morlando, in concomitanza con una forte attività associazionistica praticata dal Centro Studi Officina Volturno sul territorio, in termini di salvaguardia ambientale e testimonianza contro la criminalità organizzata.

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Le vittime dell’amianto: un rito civile senza fine

Flavia D'Avino
Flavia D'AvinoRedazione Informare
30 aprile 20254 min di lettura

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Le vittime dell’amianto: un rito civile senza fine

Indice (7)

  • 1Vittime dell’amianto in Italia: il paradosso del bando inattuato
  • 2L’utopia del bando globale: una sconfitta politica
  • 3L’amianto non ha bandito l’Italia
  • 4I numeri che inchiodano: milioni di tonnellate, migliaia di vittime dell’amianto
  • 5Scuole, ospedali e rete idrica contaminata: i templi del rischio
  • 6Le regioni più colpite: la mappa della sofferenza delle vittime dell’amianto
  • 7Bonificare: non ci sono alternative

Lunedì 28 aprile, puntuale come un rito civile, si è celebrata – sarebbe più corretto dire si è consumata – la Giornata mondiale in memoria delle vittime dell’amianto. Ma attenzione: non si tratta, purtroppo, di una memoria chiusa, di un lutto elaborato; bensì di un dramma in corso, tragicamente attivo, che continua a mietere, con spaventosa regolarità, oltre 200mila vittime l’anno nel mondo – una cifra che, va detto senza infingimenti, è probabilmente ampiamente sottostimata, come ricorda Ezio Bonanni, presidente dell’Osservatorio Nazionale Amianto, per colpa di Stati “canaglia” che occultano, mistificano o semplicemente ignorano il tributo mortale di questa fibra assassina.

Vittime dell’amianto in Italia: il paradosso del bando inattuato

In Italia, dove l’amianto è stato ufficialmente bandito nel 1992 – ma, si badi bene, ben lontano dall’essere sradicato – il bilancio è altrettanto feroce: settemila morti l’anno, con un trend che non accenna a piegarsi. E ancora più grave: nel nostro Paese, che detiene il triste primato europeo per decessi da mesotelioma, il minerale killer continua ad ammantare scuole, ospedali, impianti industriali, strade, perfino condotte idriche, come una nube tossica di memoria e abbandono.

L’utopia del bando globale: una sconfitta politica

Un bando globale dell’amianto? Ancora un’utopia, denuncia Bonanni – e non senza ragione. Perché mentre da un lato i numeri crudi parlano chiaro – 60mila morti da amianto in dieci anni nel nostro solo Paese – dall’altro, con colpevole lentezza, le bonifiche arrancano, vittime sacrificali di interessi economici, inerzia amministrativa e complicità diffuse. Ecco allora che, dietro ogni statistica, si celano – è bene ricordarlo senza edulcorazioni – volti, storie, famiglie spezzate.

L’amianto non ha bandito l’Italia

Non basta aver bandito l’amianto, se poi, come amaramente osserva Bonanni, l’amianto non ha ancora bandito l’Italia. Perché oggi, come ieri, si muore non solo per il mesotelioma pleurico – quel killer silenzioso che può attendere decenni prima di rivelarsi – ma per un ventaglio ben più ampio di patologie, dal tumore del polmone a quello delle ovaie, passando per lo stomaco, il colon, la laringe e la faringe, come confermato dalle monografie IARC.

I numeri che inchiodano: milioni di tonnellate, migliaia di vittime dell’amianto

I numeri italiani fanno tremare i polsi: più di 40 milioni di tonnellate di amianto e materiali contaminati ancora disseminati sul territorio nazionale, tra un milione di siti e micrositi noti, e chissà quanti sommersi. Senza contare – ennesima vergogna – le oltre 100mila scuole, gli ospedali, e perfino gli aeromobili – alcuni dei quali ancora provenienti da Paesi che producono senza ritegno il materiale killer, come Russia, India e Cina – dove la fibra maledetta si annida, invisibile e letale.

Scuole, ospedali e rete idrica contaminata: i templi del rischio

Il capitolo delle scuole, in particolare, grida vendetta: asili nido, scuole materne ed elementari, edifici pubblici teoricamente destinati alla cura e alla crescita dei nostri figli, continuano a ospitare lastre, tubazioni, coibentazioni contaminate – e con esse la minaccia, taciuta o ignorata, di un futuro segnato dal dolore.

Senza dimenticare, infine, la contaminazione strisciante della rete idrica: 300.000 km di tubature in cemento-amianto – praticamente tre quarti delle infrastrutture esistenti – che, con l’erosione del tempo, rilasciano fibre nella falda, nell’acqua, nel respiro quotidiano di milioni di italiani.

Le regioni più colpite: la mappa della sofferenza delle vittime dell’amianto

Il mesotelioma maligno, si sa, è il marchio più infame dell’amianto: raro, sì, ma dall’esito quasi sempre infausto, con una sopravvivenza a cinque anni che resta drammaticamente sotto il 10%. E l’Italia, ancora una volta, guida tristemente la classifica europea dei decessi.

L’epicentro geografico dell’epidemia – se così si può chiamare senza ipocrisia – si concentra tra Lombardia, Piemonte, Emilia-Romagna, Liguria e Lazio: regioni che, da sole, raccolgono oltre il 56% di tutte le morti da mesotelioma censite nel Paese. Un dato che parla, in controluce, della storia industriale italiana: del boom economico costruito – letteralmente – su un materiale che era economico, versatile, apparentemente innocuo. E che invece ha avvelenato generazioni.

Bonificare: non ci sono alternative

La verità è semplice, ed è dura: senza un piano massiccio, sistemico, e finalmente attuato di bonifica e messa in sicurezza, il tributo di sangue continuerà. E la memoria – che oggi celebriamo – resterà un rito ipocrita, se non sarà accompagnata dall’azione. Perché il rispetto per le vittime non si misura in discorsi commossi: si misura in cantieri aperti, in tubature sostituite, in scuole bonificate, in responsabilità finalmente assunte. E ogni giorno in più che passa senza agire – ricordiamolo – è un giorno che semina nuove vittime future.

Tags
  • #amianto
  • #crisi ambientale
  • #diritto alla salute
  • #Osservatorio Nazionale Amianto
  • #salute pubblica
Flavia D'Avino
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