
Mentre l’Italia si sveglia ancora una volta sotto il peso dell’ennesimo femminicidio, quello di Pamela Genini, la Commissione Cultura alla Camera approva un emendamento che vieta l’educazione sessuale e affettiva nelle scuole medie.
Proprio nel giorno in cui si sarebbe dovuto gridare all’urgenza, si è scelto di tacere. L’emendamento, proposto dalla lega, al Ddl Valditara sul consenso informato in ambito scolastico, estende il divieto, già presente per le scuole dell’infanzia e elementari, di attività didattiche sui temi della sessualità e dell’educazione affettiva anche agli studenti delle scuole medie. Solo alle superiori resta consentita l’educazione sessuo-affettiva previo consenso dei genitori.
In un Paese dove una donna viene uccisa ogni tre giorni e dove il concetto di possesso viene ancora scambiato per amore, togliere ai giovani la possibilità di comprendere cosa sia una relazione sana è un atto di enorme irresponsabilità sociale. L’educazione sessuale e affettiva non è un argomento scomodo, non è ideologia. È formazione civica, emotiva, relazionale. È uno strumento necessario di prevenzione.
L’educazione sessuo-affettiva non è pornografia, non è incitamento al sesso precoce, né è “ideologia gender” come i nostri pro vita vogliono far credere. È educazione alla consapevolezza. Significa insegnare che il corpo è inviolabile, degno di rispetto. È dare parole ai sentimenti, riconoscere la rabbia, la gelosia, il desiderio, la frustrazione. Vuol dire costruire la capacità di dire “no”, ma anche di ascoltarlo, di comprendere che l’amore non fa male, che non controlla, non punisce, non annienta. Significa imparare che il consenso non è negoziabile.
E se la scuola tace, il vuoto cresce. E in quel vuoto, crescono stereotipi, violenza, misoginia. Crescono i nuovi figli del patriarcato: ragazzi che associano la virilità alla dominazione. Crescono ragazze che non sanno come difendere i propri confini. Negare l’educazione sessuale e affettiva è, di fatto, scegliere deliberatamente di legittimare il patriarcato, la cultura del possesso, il mito dell’amore che giustifica tutto. L’amore si insegna. Si insegna parlando di libertà, di rispetto, di confini, di emozioni. Si insegna con parole che nominano la tenerezza e il rifiuto, il desiderio e il limite. Ma per insegnarlo servono strumenti. Servono esperti, educatori, psicologi, formati e preparati. Servono spazi sicuri. E serve soprattutto volontà politica.
Non si può più accettare che la scuola chiuda gli occhi. Non si può tollerare che l’educazione sessuale e affettiva venga ridotta a terreno di scontro ideologico. Questa non è una battaglia ideologica, di partito: è uno strumento necessario e imprescindibile. Se la repressione non è mai la soluzione, la prevenzione diviene un atto dovuto. E allora oggi, mentre la destra esulta per il ritorno al Medioevo altri devono continuare a parlare. A insegnare. A resistere. Perché solo un’educazione che forma giovani consapevoli può davvero proteggere.

Francesca della Ratta, avvocata esperta in diritto di famiglia e violenza di genere, presidente dell’Associazione DifferenteMente APS di Caserta, interviene così sul tema: “Proprio nel giorno in cui è avvenuto l’ultimo, feroce femminicidio, il Governo ha detto no, anzi ha vietato l’introduzione dell’educazione sessuo-affettiva nelle scuole primarie e secondarie di primo grado. Invece alle superiori occorrerà il consenso dei genitori. È un fatto gravissimo che dimostra l’arretratezza culturale del nostro Paese, uno dei pochi in Europa in cui l’educazione sessuo-affettiva non è una materia obbligatoria, e l’assoluta incapacità dell’attuale Governo di arginare il fenomeno della violenza di genere.”
Secondo l’avvocata i numeri sono allarmanti: “Solo quest’anno sono state uccise 72 donne, mentre sono in notevole aumento i casi di stalking e violenza domestica. I dati ufficiali sono allarmanti, ma comunque inferiori a quelli reali perché molte donne non denunciano. Puntare solo sulla repressione non basta: intervenire quando una donna è già morta, purtroppo, è già troppo tardi. La violenza di genere va contrastata creando una cultura del rispetto, della non violenza, della parità tra i sessi. Serve una strategia di lungo periodo per cambiare la società, a partire da interventi educativi e formativi, dentro e fuori dalle scuole. L’educazione sessuo-affettivo non può essere lasciata esclusivamente alle famiglie, anche la scuola rientra a pieno titolo nella comunità educante e, quindi, deve fare la sua parte attraverso figure esperte esterne che siano in grado di trattare argomenti così delicati senza far sentire i bambini, le bambine e gli adolescenti giudicati. Serve un impegno serio della politica su questi temi, che entri nel merito, non parli per slogan e soprattutto non alimenti paure. La libertà, l’autonomia e l’autodeterminazione delle donne sono principi che non possono più essere messi discussione e che non devono avere un colore politico, ma devono vederci tutti e tutte unite per costruire una società moderna più equa ed inclusiva, che possa veramente essere definita civile.”
A Palazzo Santa Lucia è stata presentata la 64esima edizione del Giro di Campania, alla presenza dell’Assessora allo Sport...
La Costiera Amalfitana brucia ormai da giorni. Tra la devastazione e le fiamme alimentate dai forti venti, si lavora incessan...
Il 16 settembre 2026 sono stati ultimati i lavori riguardo il restauro dell’edicola votiva di San Gennaro, situata in piazz...
Come ogni mese torna la nostra rubrica culturale “Leggere che passione”, ecco i due libri consigliati ai nostri lettori. ...