
In Italia solo il 40% della popolazione legge almeno un libro all’anno, e il 65% delle persone sopra i 16 anni non ha letto alcun libro nel 2022. In Europa, invece, solo il 14% dei lettori supera i dieci libri all’anno. Questi sono i dati dell’Eurostat e parlano chiaro: leggere è passato di moda.
In un modo che celebra velocità ed efficenza, in cui essere produttivi è diventata un’ossessione, fermarsi per leggere un libro sembra incomprensibile. Leggere, in particolare narrativa, non da alcun frutto, è un passatempo lungo e faticoso. Perché sperperare energie, dedicando magari ore ad un libro, quando possiamo ottenere una rapida scarica di dopamina scrollando i social o guardando una serie? Alla fine si tratta sempre di “mero” intrattenimento. La lettura, però, nasconde un valore profondo.
La verità è che i libri non sono strumenti per fare qualcosa, non producono risultati nell’immediato. I libri sono strumenti per diventare qualcuno: formano il linguaggio, la sensibilità, l’immaginazione, la persona stessa.
La narrativa non è mera attività ricreativa: ci aiuta a cogliere l’essenza umana. Serve a comprendere l’epoca in cui viviamo e molte altre in cui non abbiamo mai avuto la possibilità di vivere. Significa esplorare emozioni, dilemmi morali, esporsi a nuovi punti di vista.
Le neuroscienze confermano il legame tra lettura ed empatia. Infatti leggere di un personaggio che prova dolore, gioia, tristezza attiva le stesse aree del cervello che si attiverebbero se noi, in prima persona, provassimo quelle emozioni.
Nel 2013 è stato condotto un esperimento dagli psicologi David Kidd ed Emanuele Castano che lo dimostra. Si chiedeva ad i partecipanti di leggere passaggi tratti da libri di saggistica e passaggi di narrativa concentrati sulle emozioni e le percezioni. In seguito venivano mostrate delle foto di persone che esprimevano forti emozioni. I partecipanti che avevano letto il passaggio di narrativa interpretavano meglio gli stati d’animo della persona nella fotografia, segno di una momentanea espansione della Theory of Mind– la capacità di immaginare ciò che accade nella mente altrui.
Leggere narrativa, in particolare, cambia il cervello a livello fisico. In uno studio dell’università di Emory negli Stati Uniti è stato chiesto ai partecipanti di leggere 30 pagine al giorno del romanzo “Pompeii” di Rober Harris per 5 giorni. Le scansioni celebrali hanno mostrato un’aumento della connettività neuronale e un rafforzamento delle aree celebrali coinvolte nella percezione e nell’immaginazione. La cosa straordinaria è che il cervello dei lettori si comportava come quello di chi aveva realmente vissuto le esperienze del libro.
Anche essendo a conoscenza di tutti i benefici, non è affatto facile fermarsi per leggere al giorno d’oggi. Viviamo in un mondo saturo di stimoli: notifiche, notizie, video di pochi secondi. Mantenere la concentrazione sembra un’impresa titanica e intraprendere un percorso di lettura, in particolare per chi non lo ha mai fatto, si prospetta difficilissimo.
Eppure, con un po’ di buona dose di impegno e volontà, la lettura è possibile ed è un modo per riprendere il controllo. Leggere significa rallentare il ritmo ed essere finalmente presenti mentre tutto corre intorno a noi. É un modo per restare concentrati in un epoca che ci vuole costantemente altrove.
Leggere romanzi, dunque, non è inutile, è il modo più nobile per per conoscere noi stessi e gli altri.
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