
Lo scorso 19 dicembre la Camera dei Deputati ha approvato l’emendamento che prevede il divieto di pubblicazione delle ordinanze di custodia cautelare. L’emendamento proposto in prima battuta dal deputato Enrico Costa di “Azione“, ha poi incassato il sostegno del centrodestra, di “Azione” e di “Italia Viva”. L’approvazione ha scatenato l’ira degli ordini regionali dei giornalisti e della Federazione nazionale della stampa, il sindacato principale della filiera.
La segretaria, Alessandra Clemente ha fatto sapere che non parteciperà alla conferenza stampa di fine anno che si terrà il 28 dicembre. Tanti altri giornalisti hanno fatto sapere che deserteranno la conferenza, come gesto di protesta per l’emendamento. I tanti cronisti potrebbero valutare l’idea di varare uno sciopero nazionale entro il 3 gennaio. I giornalisti si ritroveranno a portare avanti una nuova battaglia contro le censure e le limitazioni messe in atto dal governo
L’emendamento Costa per composizione e contenuto si dimostra a tutti gli effetti l’ennesima legge bavaglio per un paese che maschera gli input politici, dietro la volontà di limitare il diritto all’informazione. La norma passata lo scorso 19 dicembre alla camera, dovrà ottenere il benestare del Senato, dove sembra che non mancherà il sostegno dell’asse centrodestra-terzo polo. L’emendamento nella pratica “delega il governo a modificare l’articolo 114 del codice di procedura penale, prevedendo, nei limiti dell’articolo 21 e in attuazione dei principi dei diritti sanciti dagli articoli 24 e 27 della costituzione, il divieto di pubblicazione dell’ordinanza di custodia cautelare finché non siano concluse le indagini”.
In sostanza entrerebbe in gioco la direttiva proposta anni fa, in merito alla “presunzione di innocenza”, per limitare la cronaca sulle vicende giudiziarie. Se dovesse entrare in vigore la legge bavaglio, non sarà più possibile riportare vicende giudiziarie né integralmente e nemmeno in modo estratto. Queste limitazioni agiranno in modo irrefrenabile sull’attività della stampa, occorre considerare questa norma come limitante nei confronti di tutti i cittadini. Oggi più che mai è a rischio il lavoro dei giornalisti, soprattutto quello legato alle inchieste, il rischio concreto è che venga limitato il diritto all’informazione.
Il governo Meloni è orfano di una vecchia concezione politica fatta di limitazioni e censure che ledono lo sviluppo di un paese democratico. Apprendiamo quotidianamente di attacchi alla stampa e a volontà politiche di limitare l’informazione nel nostro paese. Ricordiamo bene le proposte portate avanti dal Ministro della giustizia Carlo Nordio sulle intercettazioni e la loro diffusione. In giro per l’Italia i giornalisti e vari ordini protestano e protesteranno contro l’ennesima legge bavaglio che limiterà il lavoro sacrosanto della stampa. Nel frattempo l’opposizione si appella al Presidente della Repubblica Sergio Mattarella per evitarne la promulgazione.
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