
Agosto 1945. L’America ha mostrato al mondo i frutti di anni di ricerche e di miliardi di dollari investiti: Hiroshima e Nagakasi, in Giappone, vengono attaccate con due bombe atomiche. Le due città sono rase al suolo, molti cittadini sono morti sul colpo, altri poco dopo per le radiazioni. Altri ancora, invece, hanno sviluppato negli anni malattie dovute all’esposizione a tali onde.
Poco dopo, per la paura di nuovi bombardamenti, il Giappone si arrende. La bomba è riuscita a piegare l’orgoglio nipponico, intrinseco nella loro cultura. La Seconda Guerra Mondiale è finita. Gli Stati Uniti pensano di avere una nuova carta da giocare nelle trattative diplomatiche con gli altri paesi, convinti che nessuno possa replicare un’arma simile in breve tempo. Il terrore è diventato l’equilibratore dei conflitti. Sarà l’Unione Sovietica a smentirli.
Ecco, quindi, che la “Guerra fredda” prende forma. Il mondo vive finalmente anni di progresso, di ricostruzione e di rinascita dalle macerie che lo scontro mondiale ha lasciato, ma adesso teme di ricadere in una nuova epoca di conflitto, con la consapevolezza però del disastro umanitario a cui si va incontro con l’utilizzo dei nuovi mezzi bellici. Le due superpotenze si armano: realizzano tantissime testate nucleari, si spiano vicendevolmente, cercano di conoscere l’avversario e di superarlo. L’una ha paura dell’altra. Perché nella guerra è la paura a farla da padrona.
Ricordo uno scambio di dichiarazioni al limite dell’assurdo, nel 2018: Kim Jong-un, presidente della Corea del Nord, afferma che il pulsante nucleare era sempre sulla sua scrivania; di tutta risposta, l’ex presidente statunitense Donald Trump dichiara che anche lui ne avesse uno, solo più potente e più grande. Ecco come la minaccia di un conflitto diventa un gioco, una conversazione infantile. Dietro la risposta c’è la volontà di stuzzicare. Insomma, un bisticcio tra bambini che non ci si aspetterebbe da dei leader mondiali. Ed è ancora la paura di un attacco nucleare a spingere verso un riappacificamento.
Ovviamente le minacce non sono mancate neanche in tempi recenti: i protagonisti sono sempre loro, l’America e la Russia; di mezzo, la conquista dell’Ucraina. Putin ha presto sbandierato la possibilità di ricorrere al nucleare. Le intimidazioni sono volte a spaventare il mondo Occidentale e il paese ha, purtroppo, una certa credibilità: la Russia è infatti uno degli stati col più alto numero di armamenti nucleari. Naturalmente queste sono strategie volte a fermare i sostegni all’Ucraina e a permettere allo stato di portar a termine l’occupazione del territorio ucraino.
Gli aiuti non si sono fermati, ma non sono mai andati oltre le sanzioni imposte ai Russi e all’invio di armi. Questo perché la paura di una decisione scellerata è più vera che mai. Naturalmente la risposta, soprattutto degli USA, potrebbe essere altrettanto violenta. Si potrebbe parlare dunque di una nuova guerra fredda.
Il file rouge che unisce questi eventi è l’equilibrio dovuto al terrore. Attaccare significa ricevere una risposta di pari intensità, se non superiore. È un gatto che si morde la coda. E, per quanto si possa decantare la forza di un paese, nessuno stato sarà mai invulnerabile: la guerra non è un vantaggio per nessuna delle parti coinvolte. La domanda però è: per quanto questo equilibrio potrà continuare? Qual è il limite da non superare per evitare che il vaso strabordi?
In un mondo utopico, i paesi mettono da parte le loro idee e pongono come prioritaria la difesa non solo dei propri confini, ma di quella di ogni cittadino del mondo. Realisticamente, gli screzi affondano le radici nella storia e la via diplomatica è spesso molto lenta. Sono ostilità dovute agli errori di entrambe le parti: finché nessuno riconoscerà i propri errori, una pace sarà molto complicata. Però, alla fine, se in quel 2018 sono riusciti a incontrarsi Trump e Kim Jong-un, un barlume di speranza c’è sempre.
A Palazzo Santa Lucia è stata presentata la 64esima edizione del Giro di Campania, alla presenza dell’Assessora allo Sport...
La Costiera Amalfitana brucia ormai da giorni. Tra la devastazione e le fiamme alimentate dai forti venti, si lavora incessan...
Il 16 settembre 2026 sono stati ultimati i lavori riguardo il restauro dell’edicola votiva di San Gennaro, situata in piazz...
Come ogni mese torna la nostra rubrica culturale “Leggere che passione”, ecco i due libri consigliati ai nostri lettori. ...