
Marshall McLuhan, sociologo illuminato e quanto mai oggi attuale e profetico, ne “Gli strumenti del comunicare” del 1964 scriveva: “Una volta che abbiamo consegnato i nostri sensi e i nostri sistemi nervosi alle manipolazioni di coloro che cercano di trarre profitti prendendo in affitto i nostri occhi, le orecchie e i nervi, in realtà non abbiamo più diritti. Cedere occhi, orecchie e nervi a interessi commerciali è come consegnare il linguaggio comune a un’azienda privata o dare in monopolio a una società l’atmosfera terrestre”.
È una considerazione rivolta soprattutto ai media in generale. Oggi, rispetto agli anni ’60, i media e le tecnologie hanno ingigantito la loro portata e – mettiamoci l’anima in pace – hanno via via acquisito un potere esagerato in termini di influenza. Se poi parliamo di social, figuriamoci: suggeriscono cosa ascoltare, cosa comprare, cosa dire.
Non proprio una bella epoca per l’autonomia e l’autodeterminazione degli esseri umani. Immaginatevi la signora Ferragni, la numero uno delle imprenditrici digitali, vendervi un pandoro griffato, ad esempio. Ma questo pandoro è diverso: i ricavati delle vendite andranno in beneficenza. Bene, sappiamo tutti come è andata a finire. Molto spesso, dietro tutto questo potere esercitato in questo modo, c’è la deriva consumistica del profitto. Eccoci quindi annebbiati, annichiliti e svenduti in questa rapida escalation.
Premessa: sono favorevole allo sviluppo della tecnologia. Figuriamoci se per migliorare le nostre condizioni e per incrementare la nostra conoscenza verso le cose. Mi chiedo soltanto se sia giusto sostituire l’essere umano con una macchina. Mi chiedo se sia giusto che i social possano intaccare il nostro comportamento. Da ragazzino pensavo ci fossero macchine buone e macchine cattive. Adesso sono abbastanza convinto che non è la macchina, ma bensì l’uomo a determinare se quella macchina possa far del bene o possa far del male. Puntare il dito contro il dispositivo non serve: assumiamoci le nostre responsabilità.
La tecnologia, per il sociologo McLuhan, passava ad essere un mezzo incisivo sulla stessa fisicità dell’uomo. McLuhan vedeva ogni media come estensione del corpo umano. Su questa visione, McLuhan aggiungeva anche un avvertimento: è altresì vero però, che ad ogni estensione corrisponde anche un’amputazione. Riprendendo così il mito di Narciso che finì per cadere in acqua ammirando il riflesso della sua estensione, così noi uomini siamo costretti, secondo il massmediologo, a intorpidire i nostri sensi per non soccombere alla continua stimolazione a cui siamo sottoposti da parte delle nostre estensioni, ovvero i media.
Ma mettiamo tutto sul piano pratico. Ultimamente mi sono interessato, prettamente in ambito musicale, di intelligenza artificiale. Parlando con esperti del settore (leggi qui) mi sono accorto che l’intelligenza artificiale non è da ritenere il diavolo assoluto. È comprensibile che lo sviluppo di questa tecnologia possa far paura, ma dipende sempre dall’uso che se ne fa. Ecco, io di questo ultimo aspetto – ammetto – ho un gran timore: se non esistono macchine buone o cattive, ma tutto dipende dall’utilizzo di queste ultime, mi domando allora in che modo l’essere umano possa utilizzare queste tecnologie. E qui la mia fiducia per l’uomo tentenna. Benissimo lo sviluppo di tecnologie avanzate in ambiti scientifici e medici. Evviva il progresso quando è concretamente a favore dell’uomo. Tornando alla musica, ad esempio, benedico quando la tecnologia è a servizio degli artisti. Badate bene, qui stiamo parlando di tecnologia come mezzo. Ma non tutto fila liscio…
Considerazione: noi scriviamo su questo giornale per diventare professionisti. Cosa succede se l’informazione fosse costruita con l’utilizzo di strumenti come ChatGPT? Dove andrà a finire la nostra attività di ricerca sul campo? Inoltre, abbiamo constato che l’intelligenza artificiale è in parte anche utilizzata per creare disinformazione a tavolino. Armi di distruzione di massa e armi di distrazione di massa. Cambia una lettera, ma sempre di armi nefaste si tratta. A Napoli si dice: “è gghiuta a pazziella ‘mmane e’ criature“.
Inutile ribadire (o forse è meglio farlo) che una tecnologia avanzata in ambito militare potrebbe corrispondere al capolinea dell’umanità. E pare che di minacce ne abbiamo sentite troppo spesso nell’ultima annata. Ma prima di premere quel bottone rosso, la nostra società sta già scegliendo di consegnare le proprie capacità e facoltà intellettive all’ultimo influencer di turno: abbiamo perciò letteralmente scelto di vivere una realtà parallela, dietro a uno schermo, sollecitati ed eccitati per l’ultimo like ricevuto. Le piazze sono vuote, le dirette social affollatissime. Questo bottone rosso, ormai, è stato già premuto. Per quell’altro bottone rosso…
In entrambe le nefaste casistiche, l’”idiota tecnologico” teorizzato da McLuhan è diventato realtà. Come disintossicarci? La cura è la cultura e il problema è culturale. Che tempi difficili per restare in equilibrio. Che tempi pericolosi per il nostro equilibrio. Tanti auguri.
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