
Quando i nostri figli smettono di appartenerci? Ma ci sono mai appartenuti veramente? C’è un tempo in cui la loro esistenza è strettamente legata alla nostra; impariamo a decodificare il loro linguaggio, le loro richieste d’aiuto, i loro malcontenti. Anticipiamo i loro bisogni, plasmiamo i loro pensieri, e poi li lasciamo liberi nel mondo. Ed è proprio in quel momento che i nostri figli diventano persone a sé, individui autonomi, con i loro drammi, le loro idee, e i loro ricordi privati. Da quel momento, noi non abbiamo più accesso ai loro pensieri più reconditi; non sappiamo più se quella ruga sulla loro fronte sia causata da un amore finito, da un lavoro stressante o da una vita che li rende infelici. Coloro che una volta conoscevamo meglio di chiunque altro diventano, improvvisamente, un enigma come tutti gli altri.
Questo è esattamente ciò che prova Lucia quando sua figlia Amanda, appena ventenne, ritorna a vivere in casa, in Abruzzo, durante la pandemia, dopo alcuni mesi trascorsi a Milano come studentessa fuori sede. Amanda non sorride più; il suo volto è contratto, il suo sguardo assente. È fuggita da Milano portando con sé tutto, tranne i libri di testo dell’università. Trascorre le giornate a dormire e le notti a vagare chissà dove, si nutre a malapena e, soprattutto, si chiude in un silenzio assordante che la madre non riesce a decifrare. Ogni tanto, Amanda pronuncia qualche parola affilata, capace di ferire profondamente Lucia, facendola sentire come un soldato su un campo nemico, costantemente in bilico, pronto a saltare in aria.
La vita di Lucia è intrisa di incomunicabilità: con suo marito, che si è allontanato più di quanto lei avesse mai immaginato; con suo padre, un uomo di campagna rude e silenzioso, che parla solo per impartire ordini ed è incapace di mostrare amore ed empatia; e anche con Doralice, l’amica d’infanzia con cui non parla da anni, poiché l’evento che le ha separate è così terribile da lasciare poco spazio alle parole. Ed è proprio su questo evento che la memoria di Lucia torna ossessivamente. Suo padre le ha intestato un terreno di famiglia, tramandato da generazioni, che è stato teatro di una vicenda che ha sconvolto le vite di tutti nel piccolo paese, inclusa la sua.
Quel terreno, un tempo sede di un campeggio ormai abbandonato, è ora oggetto di speculazione edilizia. Questo luogo, che in passato era destinato a momenti di svago e spensieratezza, è divenuto per Lucia fonte di angoscia. “Ormai nessuna molecola di quel sangue è nella terra… Sono passati quasi trent’anni. Tutto è evaporato, trasformato, scomposto. Anche la natura dimentica. Ricresce su tragedie e disastri”.
Quel luogo è tristemente legato al Delitto del Morrone, uno degli episodi più barbarici nella memoria locale. Il 20 agosto 1997, nel bosco di Mandra Castrata, nei pressi di Passo San Leonardo, tre giovani donne – Diana Olivetti, Silvia Olivetti e Tamara Gobbo – furono brutalmente aggredite dal pastore macedone Halivebi Hasani, conosciuto come Alì. Dopo aver ingannato le ragazze con la promessa di indicare loro il sentiero, Hasani le portò nel fitto del bosco, sparando a due di loro e aggredendo l’ultima. La sopravvissuta, Silvia Olivetti, finse di essere morta, permettendo così l’arresto rapido del colpevole. Questo evento, accostato dai media al massacro del Circeo per la sua crudeltà, ha lasciato cicatrici profonde nella comunità.
Lucia, nonostante la sua impotenza nel proteggere sia sua figlia che Doralice dal dolore, riflette sul destino delle madri: “È il destino delle madri, non poterli proteggere, a un certo punto”. Durante la sua permanenza in Abruzzo, Amanda avrà modo di curarsi le ferite e di capire cosa desidera veramente dalla vita. Donatella Di Pietrantonio, con la sua prosa sensibile e acuta, riesce a restituire la complessità di queste emozioni nel suo romanzo “L’età fragile”, pubblicato da Einaudi nel 2023. La storia si muove tra le fragilità dell’animo umano e i ricordi indelebili che certi luoghi portano con sé. Questo romanzo, che ha vinto sia il Premio Strega Giovani che il Premio Strega nel 2024, rappresenta la prima vittoria di Di Pietrantonio a questo prestigioso premio, dopo aver già ottenuto il Premio Campiello nel 2017 con “L’Arminuta” (Einaudi).
di Achille Callipo
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