
Dal Nord Africa parte un filo strategico, che si congiunge con il cuore industriale dell’Europa e attraversa il Mezzogiorno d’Italia. Ed è proprio lungo quel filo, fatto di energia, infrastrutture, sicurezza del territorio e competitività, che si sviluppa l’azione del gruppo BEI, il motore finanziario dell’Unione europea. Il 2025, per la Banca europea per gli investimenti e per il Fondo europeo per gli investimenti, è stato un anno senza precedenti: oltre 12,3 miliardi di euro mobilitati in Italia, pari a circa lo 0,5% del Pil nazionale, su un portafoglio globale che sfiora i 100 miliardi.
A catalizzare la quota più consistente degli impegni è stato senza dubbio il Sud, che da solo ha assorbito il 40% delle risorse complessive. Proprio nel Mezzogiorno, infatti, sono stati finanziati interventi per ben 4,9 miliardi di euro, il dato più alto mai registrato in termini assoluti. Un flusso di capitali che guarda alla transizione energetica, ma anche ai progetti per rafforzare il tessuto produttivo e alla messa in sicurezza delle aree fragili del Paese. Del resto, dalla ricostruzione dei territori colpiti da calamità, a partire dai Campi Flegrei, fino a possibili interventi sulla collina instabile di Niscemi, qualora arrivasse una richiesta formale del governo, il perimetro dell’azione BEI si allarga e si fa sempre più cruciale.
Tuttavia, non è una mera questione di numeri. Dietro i dati, infatti, c’è la fotografia di un gruppo che, nel corso degli anni, ha progressivamente avvicinato la propria azione ai bisogni concreti dei territori, delle imprese e delle amministrazioni pubbliche. E l’Italia, all’interno di questo panorama, assume un ruolo centrale. È proprio qui, infatti, che le grandi priorità europee – dalla transizione energetica alla competitività industriale, fino all’autonomia strategica – smettono di essere enunciazioni programmatiche, diventando cantieri, investimenti, infrastrutture. “Le operazioni finanziarie siglate nel 2025 mirano a rafforzare le infrastrutture, a sostenere l’industria e ad accompagnare la trasformazione del tessuto produttivo, contribuendo a rendere l’economia più resiliente, sostenibile e capace di affrontare le sfide globali”, ha dichiarato la vicepresidente della BEI Vigliotti.
All’interno di questa strategia, la coesione territoriale rimane uno dei pilastri dell’intervento del Gruppo BEI. Diminuire le distanze tra le diverse aree del Paese, rafforzare la resilienza delle infrastrutture e creare nuove opportunità di sviluppo locale non sono solo obiettivi dichiarati, ma linee d’azione che si traducono in progetti e risorse. Nel corso del 2025, i finanziamenti hanno sostenuto percorsi di convergenza territoriale e di crescita equilibrata, con l’intento di superare i divari regionali e promuovere uno sviluppo più omogeneo e duraturo.
In questo quadro, la Campania rappresenta uno snodo centrale. Negli ultimi dieci anni sono stati approvati vari interventi per oltre 7 miliardi di euro, inerenti soprattutto alla mobilità sostenibile e alle infrastrutture strategiche: dalla linea ferroviaria Napoli–Bari all’estensione della metropolitana urbana, sino al maxi intervento da 1,4 miliardi di euro per la messa in sicurezza e la ricostruzione dell’area dei Campi Flegrei. Un progetto pensato per ridurre la vulnerabilità di edifici e infrastrutture, riparare i danni e rafforzare la capacità di risposta del territorio.
Ma il Mezzogiorno globalmente considerato è coinvolto direttamente anche su un altro fronte ben più ampio e decisivo: quello della transizione e della sicurezza energetica. Emblematico, in questo senso, è il finanziamento da 1,9 miliardi di euro al Tyrrhenian Link di Terna, il doppio cavo sottomarino che collegherà la Sicilia con la Sardegna e la Campania. Un’infrastruttura strategica destinata a rafforzare l’affidabilità della rete elettrica e a consolidare il ruolo del Sud come hub energetico del Mediterraneo.
La dimensione energetica si estende poi anche oltre i confini nazionali. Sempre nella stessa direzione vanno i 3,6 miliardi di euro di investimenti che il Gruppo BEI ha indirizzato verso Africa e Medio Oriente, aree centrali nel Piano Mattei promosso dal governo italiano e cruciali per la sicurezza energetica europea. Nel complesso, gli investimenti in energia e risorse naturali hanno raggiunto i 7,43 miliardi di euro, di cui 2,4 miliardi destinati alla produzione di energia da fonti rinnovabili e ai biocombustibili. Un impegno che conferma come la transizione energetica non sia più solo una sfida ambientale, ma una leva strategica di sviluppo e coesione.
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