
La parabola delle riqualificazioni degli immobili di interesse pubblico in Italia, specialmente al Sud, si reitera ciclicamente da anni. Due, tre, quattro progetti commissionati a studi differenti e lasciati a marcire in qualche cassetto, ma poca collaborazione fra pubblico e privato, mentre le strutture periscono in modo fatiscente, a scapito della sicurezza dei cittadini e della tutela del patrimonio culturale delle città. Una parabola che non ha lasciato esente nemmeno l’ex Manifattura tabacchi di Gianturco, a Napoli.
L’ormai ex Manifattura tabacchi nacque nel 1956 nella storica area industriale della città. Si estende per 165.864 mq e vi lavoravano più di 2mila operai all’epoca. La produzione di tabacco cessò nel 2002, e nel 2003 la Manifattura chiuse definitivamente i battenti. Se non dovesse essere chiara l’estensione dell’impianto, vi basti pensare che l’area sarebbe in grado di coprire circa 23 campi da calcio regolamentari. “23 campi da calcio” che ad oggi restano completamente abbandonati a loro stessi.
Per anni, successivamente alla chiusura dello stabilimento, della ex Manifattura non si è saputo più nulla, fino al 2010, anno in cui venne approvata la proposta di Piano urbanistico attuativo (PUA) da parte di CDP Immobiliare, che prevedeva il recupero dell’area con la demolizione dei fabbricati privi di interesse storico-architettonico ed il recupero dei restanti fabbricati. La proposta venne presa in carico nel 2011 dall’amministrazione de Magistris. Un processo di gestazione abbastanza lungo, che nel 2019, dopo anni, porterà ad uno schema preciso di convenzione, che sarebbe poi toccato ai privati di CDP Immobiliare sottoscrivere, ma ciò non è mai avvenuto.

Nel 2021 diviene Sindaco di Napoli Gaetano Manfredi, e dell’ex Manifattura tabacchi si parlerà sempre meno, fino al 2023, anno in cui il PUA viene ritirato mediante un atto di revoca da parte del Comune di Napoli a causa della dichiarazione di interesse culturale dell’area da parte della Soprintendenza ai beni culturali e ambientali. Il sogno della riqualificazione finisce lì e l’area viene definitivamente abbandonata. Al momento solo uno fra i molteplici immobili presenti risulta ristrutturato perché ceduto all’ADISURC, che ha adibito la palazzina, totalmente rimessa a nuovo, a residenza per studenti e studentesse dell’Università Parthenope.
Napoli è una città vastissima, di cui comprendiamo le difficoltà nella gestione, ma al contempo non possiamo non ravvisare il fatto che siano stati spesi fondi pubblici ed energie, e che ciò non abbia avuto seguito comportando sperpero di denaro pubblico. È bene ricordare che la dichiarazione di interesse culturale da parte della Soprintendenza, che ha giustificato la revoca del Piano, comporterebbe l’obbligo, quantomeno etico se non operativo, da parte delle Istituzioni, di preservare gli immobili presenti, e non semplicemente di recintarli dichiarandone il pericolo. Da segnalare, infine, il fatto che la CDP Immobiliare, pur essendo una società privata, sia di proprietà per il 100% di Cassa Depositi e Prestiti spa (che, secondo il sito ufficiale, dovrebbe sostenere l’economia del Paese investendo il risparmio postale dei cittadini, fra le altre cose, in infrastrutture), il cui azionista di maggioranza, per l’82,77%, è il MEF, il Ministero dell’Economia e delle Finanze.
Non siamo a conoscenza delle dinamiche che hanno portato la CDP Immobiliare ad abbandonare il progetto (legittimamente, qualora avesse dovuto ritenere poco conveniente l’investimento) con il Comune di Napoli: certo è che quella dell’ex Manifattura tabacchi di Gianturco al momento è una struttura pericolante per il quartiere, non del tutto inaccessibile, vista l’occupazione degli immobili da alcuni abusivi avvenuta nel 2025, oltre che l’ennesima occasione sprecata per la città di Napoli di valorizzare un sito industriale storico dell’area.
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