L’IA entra ufficialmente in politica. Per la prima volta nel nostro Paese arriva una lista civica interamente progettata con l’intelligenza artificiale. Tenetevi pronti per le prossime elezioni amministrative del 2027 che vedono Francesca Giubelli, influencer virtuale italiana, annunciare ufficialmente la sua candidatura a sindaco della città di Roma.
E sì, parliamo di una vera e propria lista civica interamente ideata e sviluppata con l’intelligenza artificiale. Si chiama AI❤Roma ed è nata da un’elaborazione programmatica realizzata con l’intelligenza artificiale: dalla definizione dei contenuti fino alla formulazione della propria visione politica. A guidarla è Francesca Giubelli, la prima influencer virtuale italiana certificata da Meta, ormai nota per il suo impegno su temi civili, sociali e (ovviamente) tecnologici.
Dopo una provocazione simbolica lanciata qualche mese fa in vista delle elezioni europee, la Giubelli decide di passare all’azione e lo fa in maniera forte e chiara: si candida ufficialmente a sindaco di Roma, con un progetto politico innovativo le cui parole d’ordine sono inclusione e sviluppo digitale. Dietro l’iniziativa ci sono Emiliano Belmonte, Valeria Fossatelli e Francesco Giuliani, ideatori della figura virtuale di Giubelli, il cui obiettivo è introdurre le nuove tecnologie nel cuore del dibattito pubblico e istituzionale, sostenendo di migliorare così il sistema della governance del nostro Paese.
«Non è solo un esperimento digitale ma una vera piattaforma di cittadinanza attiva, che nei prossimi due anni si aprirà a giovani, professionisti, realtà civiche e culturali con l’obiettivo di costruire insieme una nuova visione per Roma. L’intelligenza artificiale, se utilizzata in modo etico e competente, può offrire soluzioni più rapide, oggettive ed efficienti, specialmente nell’amministrazione pubblica».
Se da un lato il progetto AI❤Roma punta a modernizzare il nostro corpo istituzionale rendendolo più efficiente, dall’altro solleva interrogativi importanti sui rischi legati ad un tale ingresso a gamba tesa della tecnologia nel contesto politico, soprattutto di natura etica.
L’uso dell’intelligenza artificiale nella definizione di contenuti e strategie politiche porta con sé pericolosi interrogativi, dal tema della responsabilità, della trasparenza e del problema della black box fino al rischio dei bias algoritmici, elementi da non sottovalutare soprattutto quando si parla di un settore così delicato e segnato da scarsa fiducia come quello politico. Affidare ad un’entità virtuale una funzione così importante e che ha un impatto diretto sulle vite dei cittadini rischia non solo di accentuare le distanze tra cittadini e politica, ma soprattutto di lasciare che a prendere le scelte non sia più il decisore umano ma un algoritmo.
Come risponderà poi l’elettorato ad un’iniziativa così fuori dagli schemi? Roma ha fatto da aprifila ma il rischio che simili scenari si estendano a macchia d’olio in tutto il nostro Paese è dietro l’angolo. Quali garanzie saranno messe in campo per evitare strumentalizzazioni digitali e come verrà garantita la sicurezza dei cittadini? Un progetto dunque che, per quanto ambizioso possa apparire, apre scenari nuovi e potenzialmente distopici che ci obbligano a riflettere sul rischio di vedere il declino ufficiale della garanzia dell’articolo 49 della Costituzione sulla possibilità di ogni cittadino (e non macchina) di «associarsi liberamente in partiti per concorrere con metodo democratico a determinare la politica nazionale» e che ci invita dunque a riflettere attentamente sulla direzione che la democrazia sceglierà di prendere.
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