
C’è un’associazione che fonda la propria esistenza sulla memoria e sull’impegno costante nella lotta alla criminalità organizzata. “Libera. Associazioni, nomi e numeri contro le mafie”, dal 1992, custodisce e rende vivo il ricordo delle vittime innocenti uccise per mano delle mafie. Ricordare le loro storie e le vicende che hanno segnato la storia del Paese non è un semplice esercizio commemorativo, ma è un dovere nei confronti di chi ha sacrificato la propria vita per combattere la prepotenza della criminalità organizzata che ferisce da tempo immemore i nostri territori.
L’impegno di Libera è costante e si aggiorna nel tempo per adattarsi agli interessi delle nuove generazioni. Le attività sono molteplici e riguardano percorsi formativi, la valorizzazione della tematica civica nelle scuole e negli atenei e la promozione di interventidi progettazione partecipata utili a rendere i beni confiscati delle risorse di coesione sociale. A raccontarci del lavoro di Libera è Pasquale Leone, referente della provincia di Napoli dal 2023.

«Ho conosciuto Libera nel 2009. Sono cresciuto con la storia delle vittime di una strage avvenuta nel mio quartiere, Ponticelli. Nel 1989, infatti, furono uccisi gli innocenti Gaetano De Cicco, Domenico Guarracino, Salvatore Benaglia e Gaetano Di Nocera – racconta Leone – La scintilla che mi avvicinò a Libera si accese durante la commemorazione del 21 marzo 2009, Giornata della Memoria e dell’impegno in ricordo delle vittime innocenti delle mafie, presieduta da Don Luigi Ciotti, in cui non furono nominati i nomi delle vittime del mio quartiere. Chiesi a Don Ciotti come mai non furono letti quei nomi e lui mi disse che ciò è accaduto perché nessuno ha mai raccontato quella storia».
Da quel giorno inizia il percorso di Pasquale Leone in Libera, che oggi ricopre il ruolo di referente della provincia di Napoli: «Il mio ruolo è gestire i territori e dare una mano ai diciotto presidi territoriali della provincia per far sì che in questi territori vengano curate le varie iniziative». Leone spiega come le attività dell’associazione riescano ad adattarsi alle caratteristiche dei vari territori, infatti: «Ogni territorio ha la sua caratterizzazione, in alcuni presidi si presta molta attenzione alle attività educative, in altri alle attività per le scuole mentre in altri ancora ci si batte per le tematiche di tipo ambientale, che riguardano l’ecomafia e il racket. Lavoriamo, infatti, a stretto contatto con la federazione antiracket e con SOS Impresa».
Entrare in contatto con un’associazione profondamente impegnata nel sociale e nella lotta alle mafie come Libera rappresenta una scelta chiara e coraggiosa, che definisce l’idea di legalità per cui un giovane può battersi: «Un ragazzo che si associa deve aspettarsi la possibilità di entrare in una grande famiglia – spiega Leone – che a livello nazionale, partendo dalla memoria delle vittime innocenti, mette insieme i giovani provenienti da tutta Italia e questo è un elemento positivo perché ci si può sentire simile agli altri e si possono trovare dei terreni comuni con persone che la pensano allo stesso modo».
L’impegno di Libera parte proprio dalle nuove leve che entrano in contatto con l’associazione: «Se un giovane decide di tesserarsi, può impegnarsi attivamente sui territori attraverso, ad esempio, il monitoraggio civico presso gli enti locali, nel fare azioni di rigenerazione urbana, nel condividere il messaggio di legalità nelle scuole e nelle università». Come gran parte delle associazioni impegnate nel sociale, Libera si trova a dover fronteggiare delle criticità legate, oltre al mero fattore economico, anche a quello dell’interrelazione tra associazioni: «Una delle difficoltà con cui dobbiamo interfacciarci riguarda le articolazioni dei territori. È necessario che Libera riesca a collaborare e stringere dei rapporti con le altre associazioni che svolgono attività sociali. La sfida, quindi, attuale è di riuscire a mettere insieme tante idee provenienti da associazioni differenti, garantendo un’azione mirata sul territorio. Evitando che un’associazione possa esser di intralcio alle altre».
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