
Nel cuore del quartiere Sanità a Napoli è presente una realtà in grado di dare una nuova prospettiva di speranza ai detenuti. L’associazione Liberi di Volare e la Cooperativa Articolo 1, uniti alla Pastorale Carceraria di Napoli, si impegnano ogni giorno per ricostruire le vite di ragazzi, adulti e anziani detenuti e delle loro famiglie. Chi ha commesso reati minori ha la possibilità di attuare un percorso di riabilitazione e reintegrazione nella società grazie alle varie attività laboratoriali. All’interno della struttura sono ospitati attualmente 90 detenuti, di cui una piccola parte sconta i domiciliari nella casa di accoglienza della diocesi. L’altra parte, in affidamento in prova agli assistenti sociali o in stato di semilibertà, ha la possibilità di partecipare a una grande varietà di attività dalle ore 9 alle ore 13, quattro giorni a settimana.
Laboratori di ceramica, falegnameria, arte presepiale e giardinaggio hanno la funzione di far fuoriuscire le capacità e le risorse del detenuto. In questo modo si vuole facilitare il reinserimento nel mondo lavorativo, che non è semplice dato lo stigma perpetrato anche al di fuori del carcere. Oltre al reinserimento lavorativo, i volontari delle associazioni ritengono anche importante la formazione culturale ed emotiva per poter dare al detenuto la possibilità di stare al passo con la società una volta concluso il suo percorso di detenzione. Qui è vietato parlare di carceri, reati e avvocati. Non esistono categorizzazioni o stigmatizzazioni e l’uomo viene visto in quanto persona, uguale alle altre con il diritto di vivere una vita dignitosa. È consequenziale un sentimento di rabbia o disprezzo nei confronti di chi commette un reato, ma il vero riscatto consiste nel vedere una vera comprensione e un vero pentimento del reato commesso. Il carcere dovrebbe essere di tipo rieducativo, non punitivo.
Purtroppo, all’interno delle carceri di Poggioreale e Secondigliano, in cui le associazioni forniscono il loro supporto, non viene svolto un vero percorso di reintegrazione e ci sono delle situazioni disastrose. Le strutture sono in sovraffollamento, soprattutto quella di Poggioreale, che ospita 2200 detenuti, ammassati in piccole celle. «Attualmente il carcere sta vivendo una situazione drammatica perché sta diventando un contenitore di problemi sociali non risolti» afferma Anna Albano, volontaria della pastorale carceraria. Anche le condizioni di salute fisica e mentale sono disastrose e, infatti, nel 2025 si sono già registrati undici suicidi.
Il laboratorio di bigiotteria è stato la prima svolta dalla pastorale carceraria e, col passare degli anni, si è continuato a riproporlo all’interno delle carceri. È da due anni ormai che il laboratorio si svolge con i detenuti tossicodipendenti che si trovano nel padiglione Roma all’interno del carcere di Poggioreale. Qui possono riunirsi e creare collane, coroncine e orecchini. Impilare delicatamente e con precisione ogni perlina all’interno di un filo sottilissimo è essenziale per distogliere la mente dai propri pensieri. Il padiglione Roma è completamente distaccato dagli altri padiglioni. È come se fosse un carcere all’interno del carcere stesso. I detenuti tossicodipendenti non possono svolgere le attività con i detenuti di altri padiglioni e non possono seguire con loro le lezioni di formazione scolastica, a meno che non siano svolte all’interno del padiglione Roma. Essi hanno l’apertura della cella ogni ventidue ore e in quelle due ore di “libertà” svolgono il laboratorio di bigiotteria. Più che per l’attività in sé, questo laboratorio è fondamentale per instaurare delle relazioni umane, per parlare con qualcuno al di fuori dei propri compagni di cella e per restituire un po’ di dignità. Questo è l’unico modo per essere ascoltati. «La prima cosa che noti entrando all’interno del carcere è il rumore di tante persone che parlano e, se tutti parlano, non c’è chi ascolta» conclude Tiziana Giuliani, altra volontaria della pastorale carceraria.
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