
«Una volta leggevo un giornale, e c’era scritto che Berlusconi guadagnava una roba tipo 50.000.000.000 all’anno, che voleva dire una cifra di soldi proprio spaziale. Da quel momento mi è stato simpatico, perché uno che guadagna così tanto non può essere antipatico…». Non è uno sketch inventato, ma un brano di “Yo, brothers and sisters” del giovanissimo Lorenzo Cherubini alias Jovanotti, edito da Vallardi nel 1988. Un libro ormai introvabile che spunta tra le pagine di “Il libro brutto dei libri brutti” (Blackie Edizioni), “sorellina” italiana – come amano definirsi – della spagnola Blackie Books. Già questa scena dice tutto: qui entri in un parco giochi dell’editoria dimenticata, tra reliquie, colpi di scena e scoperte irresistibili.
Scritto da Auroro Borealo con Davide Rossi, il volume è una vera fiera del kitsch cartaceo, un mercatino narrativo dove ogni bancarella nasconde una sorpresa. Dalle prime pagine vieni trascinato dentro un mondo di manuali impossibili, biografie di personaggi televisivi dimenticati, testi di auto-aiuto vintage, manuali di seduzione improbabili, fino a parodie “made in Napoli” di saghe mondiali e aneddoti che mescolano stupore e ironia. A metà di questo viaggio, ecco l’incontro con uno dei protagonisti più incredibili: Gianni Gargione. Un autore “totale” che incarna, per me, la vertigine del libro brutto e insieme il coraggio di una certa editoria indipendente. Lo stile narrativo di “Il libro brutto dei libri brutti” è quello che ha fatto la fortuna della pagina social “Libri Brutti”: citazioni personali, commenti ironici, battute e piccole epifanie che trasformano ogni pagina in una caccia al tesoro culturale. Borealo e Rossi non compilano un elenco: mettono in scena una narrazione viva e partecipe, dove ogni titolo è una porta spalancata su un mondo, ogni autore un personaggio degno di romanzo.
Ma Gargione è solo una delle tante perle. C’è spazio per “Signori miei” di Wanna Marchi, pubblicato prima dei suoi guai giudiziari, quando era ancora regina delle televendite e dei corsi motivazionali, ritratta con la stessa curiosità antropologica riservata agli altri protagonisti. E ci sono le barzellette: dal classicone di Gino Bramieri a “Tutte le barzellette su Totti raccolte da me”, firmato da Francesco Totti, con quell’umorismo sopra le righe che fotografa l’Italia pre-social, quando i calciatori finivano in classifica con libri di barzellette. Il bello di “Il libro brutto dei libri brutti” è che Gargione, Marchi e Totti sono solo tre dei mille protagonisti improbabili riportati alla luce. C’è la politica, da Gianni De Michelis con la sua guida alle discoteche italiane degli anni ’80, titoli che sembrano gag come “Cosa pensano le donne quando lessano gli spinaci” o “Muoviti anziano. Se vuoi vivere a lungo in salute e serenità”, manuali che oscillano tra psicologia spiccia e trattati sessisti.

Il volume è impreziosito dalla prefazione di Elio delle Storie Tese e, soprattutto, da uno stile che mescola racconto personale, humour e occhio critico. Borealo non fa mai parodia fine a sé stessa: è curioso, empatico, lascia emergere la storia dietro ogni titolo, mostrando quanto questi libri siano stati specchio e sintomo di un’Italia pop e creativa. È un viaggio nell’estetica e nei sogni editoriali italiani, una mappa del “trash sublime” che diverte e fa riflettere, piena di foto a colori e dettagli capaci di risvegliare ricordi personali e nostalgia condivisa. Insomma, questo libro non è solo una raccolta di copertine kitsch, ma un’esperienza di lettura vivace e contagiosa che mescola commenti personali, citazioni dirette, humour e piccole epifanie culturali. Dopo averlo letto, ogni bancarella diventerà un campo di ricerca, ogni libro storto un possibile tesoro. E il bello è che “Il libro brutto dei libri brutti” ha ancora mille altri esempi da mostrare e forse sarà il primo di una lunga serie di “libri brutti dei libri brutti” e chissà se un giorno non ingloberà se stesso nella sua selezione: un viaggio molto più ampio, un invito a guardare l’editoria popolare con occhi nuovi e a scoprire che dietro ogni libro improbabile c’è un pezzo di noi.
Di Achille Callipo
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