
L’inclusività del Venus Club: l’incontro con Pierluigi De Lucia e La Consuelo Rosa. Qual è lo stato di salute della cultura club nel nostro territorio? Il nostro reportage sulla Napoli segreta del clubbing vuole raccontare la storia di Venus Club attraverso gli occhi di chi organizza e lavora dietro questo evento.
Napoli è una città di contrasti, colori e suoni che rapiscono l’anima e la mente. Una città che vibra di energia, dove le strade sono un palcoscenico e ogni angolo racconta una storia. Eppure, dietro il velo di fascino e mistero, si nasconde una realtà complessa, fatta di sfide e contraddizioni. È in questo contesto che si inserisce Venus, un’oasi di libertà e inclusività nel cuore della scena clubbing napoletana. Venus emerge come un esempio di come vivere il clubbing con positività.

La notte cade su Napoli. Mentre le strade si riempiono di vita e di movimento, un’atmosfera di attesa e eccitazione si diffonde nell’aria. È venerdì sera, ed è il momento di andare alla festa Venus alla Discoteca Paradiso a Pozzuoli. L’ingresso al club è un’esperienza in sé: una folla multicolore si accalca davanti alle porte, impaziente di entrare in un mondo di magia e di meraviglia. Ma non c’è fretta qui, solo un senso di comunità e di condivisione che permea l’aria. Una volta dentro, ci si trova immersi in un’atmosfera unica, dove le luci vibranti e la musica avvolgente creano un’aura di eccitazione e desiderio. Incontriamo Pierluigi De Lucia, da tutti conosciuto come Pidi, organizzatore delle feste targate Venus: «Dopo il Covid, le persone hanno sentito la necessità di tornare a vivere il mondo della discoteca. L’approccio è molto cambiato. Oggi si prende il tutto con molta semplicità. Prima la scena era molto sulle sue». In merito agli episodi spiacevoli che purtroppo possono accadere alle serate, Venus cerca di costruire una vera e propria educazione al clubbing e a come ci si comporta durante le feste. C’è da dire che lo staff del Venus mette a disposizione un servizio di sicurezza adeguato e quando necessario molto efficiente. Si sta facendo strada una evoluzione che si percepisce direttamente dal pubblico. Pidi ci racconta ancora: «C’è esigenza di trovare spazi dove sentirsi a proprio agio. Noi vogliamo offrire quindi al pubblico un luogo safe: questo è il messaggio principale che vogliamo diffondere. Penso che Venus è anche una palestra performativa dove puoi identificarti nei personaggi che noi proponiamo». Infatti, Venus ospita uno starring di Drag Queen. Le loro esibizioni sono molto acclamate dai frequentatori del club.
Le drag race performances sono il fulcro della serata. Portano sul palco una varietà di personaggi e di stili che incantano e deliziano il pubblico. Le performances ricordano molto le atmosfere anni settanta del mitico e storico Piper di Roma. Dietro ogni costume e ogni trucco si cela una verità più profonda, un desiderio di libertà e di autoespressione che trova piena realizzazione in questo spazio di accoglienza e di tolleranza. Veniamo accolti nei camerini dove Sypario, Toxic Bellatrix, Adelaide Vasaturo, Total Pussy, Signora Chen, Chamo, Enrico Maria, Pop Nova e Consuelo si stanno truccando e preparando per le loro esibizioni. Proprio con La Consuelo Rosa, abbiamo subito fatto amicizia. Ci racconta di abitare a Scampia, ci parla del rapporto con i suoi genitori e di questa passione sbocciata da pochissimo: «Sono sempre stata una ragazza timida. Da quando ho scoperto Consuelo, la timidezza non so più cos’è. Sul mondo drag c’è un pregiudizio infinito che ci marchia. Mio padre ad esempio non ne vuole sapere niente di quello che faccio come performer. Mia madre invece è incuriosita. C’è ancora uno stigma sociale, ma la mia considerazione è che anche un attore di teatro si traveste e recita ruoli diversi. Dov’è quindi il male nelle esibizioni drag?».
Lasciamo Venus con un senso di gratitudine. In un mondo pieno di incertezza e di divisioni, questo piccolo angolo di Napoli brilla come un faro di speranza e di amore, ricordandoci che, nonostante le nostre differenze, siamo tutti uniti da un desiderio comune: quello di essere accettati e amati per ciò che siamo.
di Paolo Cutillo e Gianrenzo Orbassano
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