
Fino a poco tempo fa, il fumo si scopriva al bar, a scuola o guardando film in TV. Oggi invece si “impara” a fumare online. L’industria del tabacco sta trovando modi sempre più furbi per arrivare ai più giovani, usando i social, i videogiochi e persino il metaverso. E il problema non è solo all’estero: anche in Italia la situazione è più seria di quanto sembri.
Secondo un report di Vital Strategies, aziende del tabacco stanno sfruttando spazi digitali per promuovere i loro prodotti in modo nascosto. Nel metaverso, per esempio, ci sono avatar che fumano, eventi sponsorizzati da marchi del tabacco, pacchetti virtuali da collezionare e persino NFT a tema sigaretta. Tutto sembra un gioco, ma l’obiettivo è chiaro: normalizzare il fumo e renderlo “alla moda” tra i giovanissimi. Il problema? Più della metà degli utenti di questi mondi digitali ha meno di 13 anni. La dottoressa Mary-Ann Etiebet, direttrice esecutiva di Vital Strategies, riferisce che la pericolosità risiede nel fatto che si tratti di uno spazio normativo grigio, ancora indefinito in molti Paesi, e decisamente non uniforme a livello globale: «Internet è un nuovo campo di battaglia su cui operano aziende che promuovono prodotti pericolosi per la salute. Online ci comportiamo diversamente, anche i bambini lo fanno. Le norme sociali cambiano, e chi vende tabacco lo sa bene. È facile trasmettere l’idea che si possa essere chiunque si voglia».

Anche se in Italia le leggi vietano qualsiasi pubblicità diretta o indiretta del tabacco online, non siamo fuori pericolo. I numeri parlano chiaro: 1 ragazzo su 5 tra i 15 e i 19 anni fuma regolarmente. E le nuove generazioni sono sempre più attratte da sigarette elettroniche e dispositivi “alternativi” che sembrano innocui, ma non lo sono. Gli esperti chiedono più attenzione da parte di famiglie, scuole e istituzioni. Serve spiegare ai ragazzi che dietro a un avatar o a un video virale, spesso si nasconde una strategia studiata a tavolino. Perché oggi, la pubblicità non grida: crea immaginari desiderabili.
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