
Da recenti studi è emerso che l’inquinamento acustico delle città aumenta il rischio di avere un infarto miocardico. Aperta una porta su nuovi tipi di esami per la prevenzione di infarti e malattie cardiovascolari: se prima si consideravano a rischio solo i soggetti con alti fattori di rischi tradizionali, ora, invece, è essenziale includere nei test anche queste nuove tipologie di rischi.
Dal 30 agosto al 2 settembre si svolgerà a Londra un congresso organizzato dall‘ESC, European Society of Cardiology, con lo scopo di aprire dibattiti e workshop circa un argomento tanto delicato quanto di vitale importanza: la cardiologia. Si riuniranno medici ed esperti di tutta Europa per discutere sul cuore e sulle sue malattie. Per l’occasione, nei giorni precedenti sono state pubblicate varie ricerche da esaminare e presentare durante i giorni di dibatti. Due di queste parlano chiaro: l’inquinamento acustico delle città aumenta il rischio di avere un infarto.
Il primo dei due è stato condotto in Germania, a Brema, ed è stato chiamato “DECIBEL-MI“. Tale studio ha preso in considerazione 430 individui con varie caratteristiche: di età non superiore ai 50 anni; vittime di un infarto miocardico; bassi fattori di rischi tradizionale, come alcool, fumo, droga o obesità. Il risultato dimostra che questi pazienti, prima di aver subito l’infarto, sono stati esposti a livelli di rumore più elevati rispetto alla popolazione generale e, perciò, è possibile che questo fattore abbia aumentato il rischio d’infarto. «Riconoscere il rumore come fattore di rischio colma una lacuna critica e sottolinea la necessità di strategie di salute pubblica per ridurre l’inquinamento acustico, migliorando così la salute cardiovascolare nelle popolazioni giovani» ha spiegato il ricercatore dello studio, il dottor Hatim Kerniss del Gesundheit Nord Clinic Group.
Il secondo dei due, ENVI MI, invece, ha analizzato 864 pazienti dopo un primo infarto miocardico acuto. La ricerca, realizzata in Francia a Dijon, ha seguito i pazienti per un anno e il 19% di questi è stato vittima di “ricadute” come morte cardiaca, riospedalizzazione per insufficienza cardiaca o ictus. Tuttavia, i livelli di esposizione giornaliera all’inquinamento acustico misurati all’indirizzo di casa di ciascun paziente sono stati considerati moderati e rappresentativi di gran parte della popolazione europea, sebbene il pericolo per questi pazienti era maggiore in corrispondenza di maggiore inquinamento acustico: ogni 10 decibel c’era un aumento del 25% del rischio di eventi cardiovascolari.
Questo studio francese, tuttavia, ha le sue radici già nel 2021, quando è stato pubblicato uno studio sulla stessa scia di quello appena analizzato. Furono analizzati 867 pazienti che in passato avevano già avuto un infarto miocardico acuto, dal 2004 al 2008. La maggior parte dei pazienti era di sesso maschile (64%), con un’età media di 68 ± 15 anni. I fattori di rischio tradizionale erano alti, ad esempio fumo (57,2%) e ipercolesterolemia (46,4%), e obesità (29,4%). Inoltre, sebbene gli uomini erano numericamente inferiori, le donne correvano un rischio maggiore.
Le conclusioni: «Abbiamo trovato un’associazione significativa tra l’esposizione al rumore e il carico di malattia CV aterosclerotica – dichiara il team di lavoro francese – Se confermati, questi risultati potrebbero avere importanti conseguenze in termini di salute pubblica, soprattutto per la gestione del post-MI».
Naturalmente, queste due ricerche, che saranno presentate e dibattute venerdì 30 agosto al congresso, rappresentano solo l’inizio di una lunga ricerca. Come sostiene la prof.ssa Marianne Zeller, queste sono solo le basi per la costruzione di uno studio più ampio e approfondito: «Questi dati forniscono alcune delle prime intuizioni sul fatto che l’esposizione al rumore può influenzare la prognosi. Se confermata da studi prospettici più ampi, la nostra analisi potrebbe aiutare a identificare nuove opportunità per strategie di prevenzione secondaria basate sull’ambiente, tra cui barriere antirumore per i pazienti con MI ad alto rischio». Ad ogni modo questa è l’ennesima testimonianza che le grandi città, con inquinamento acustico che aumenta la probabilità di un infarto, inquinamento visivo e dell’aria, sono un pericolo per l’uomo e non sono affatto un bene sia dal punto di vista fisico che psicologico.
Leggi anche Entro il 2030 vaccini contro cancro ed infarto: quanto siamo vicini?
A Palazzo Santa Lucia è stata presentata la 64esima edizione del Giro di Campania, alla presenza dell’Assessora allo Sport...
La Costiera Amalfitana brucia ormai da giorni. Tra la devastazione e le fiamme alimentate dai forti venti, si lavora incessan...
Il 16 settembre 2026 sono stati ultimati i lavori riguardo il restauro dell’edicola votiva di San Gennaro, situata in piazz...
Come ogni mese torna la nostra rubrica culturale “Leggere che passione”, ecco i due libri consigliati ai nostri lettori. ...