
In contesti sociali complessi e difficili da gestire, il sopraggiungere di fenomeni di grande impatto, quali i flussi migratori che hanno interessato il nostro Paese negli ultimi anni, potrebbe turbare il precario equilibrio creato. Giocano in questo ambito un ruolo fondamentale attori trasversali rispetto alle istituzioni, come le cooperative. La Cooperativa Dedalus, sita a Napoli, dedica un grande impegno alla gestione delle situazioni di maggiore emarginazione e fragilità, con particolare dedizione, fra l’altro, al supporto e all’integrazione nella società dei minori non accompagnati nel cuore pulsante del territorio napoletano. Ne abbiamo parlato con Glauco Iermano, coordinatore per la Cooperativa Dedalus dell’Area Minori Soli non accompagnati.
L’attività della Cooperativa Dedalus inizia nel 1981 quale impresa sociale dedita alla progettazione e realizzazione di servizi volti a migliorare l’inclusione delle persone in contesti più fragili. «L’incremento delle cause di migrazione e, al contempo, la diminuzione dell’età media dei migranti a partire dagli anni ’90 ci spinse a focalizzarci su quel settore, iniziando a parlare con i ragazzi spesso fermi ai semafori per comprendere meglio l’origine del fenomeno. Scoprimmo così che spesso le loro migrazioni erano supportate principalmente dalle famiglie di origine, per cercare di migliorarne le condizioni economiche. L’evidente necessità di agire ci spinse a fondare il nostro primo centro – il Centro Nanà – che scegliamo di circondare di vetri trasparenti, in modo da poter risultare, già a primo impatto, uno spazio accogliente e non giudicante per chiunque sentisse la necessità di chiedere aiuto. Nel corso degli anni, a quel centro se ne sono affiancati altri, per incrementare sempre più le aree di intervento e supporto a minori e non solo» esordisce Iermano.
L’incremento improvviso del fenomeno migratorio dei minori soli non accompagnati non è casuale. Dal punto di vista giuridico-legale, infatti, i minori risultano per legge inespellibili dal Paese presso il quale migrano. La prima accoglienza è quindi fondamentale per garantire ai ragazzi una buona integrazione. «La prima forma di supporto che la nostra Cooperativa fornisce è la mediazione linguistica e culturale, utile ad instaurare un rapporto di fiducia e ad aiutare i ragazzi ad affrontare la propria crescita in un Paese straniero. Spesso, una prima accoglienza poco attenta causa la completa perdita dei ragazzi che, per crimini quali spaccio o furto, finiscono in carcere. Emerge poi la necessità di gestire in maniera attenta anche la seconda fase dell’accoglienza, che prevede lo sviluppo di un percorso di inclusione e assistenza su più fronti: sanitaria, giuridico-legale, linguistica, psicologica con percorsi di socializzazione, inserimento lavorativo ed abitativo» prosegue il coordinatore.
Il processo è influenzato in maniera impattante dalle trasformazioni del territorio circostante. «Negli ultimi anni è stata evidente la maggiore difficoltà riscontrata per garantire l’inserimento abitativo dei giovani migranti, certamente influenzato dall’incremento dei flussi turistici, del prezzo degli affitti. Da contro, abbiamo notato un miglioramento relativo all’inserimento lavorativo» dice Iermano. Emerge, quindi, l’importanza di gestire un lavoro di concerto non soltanto fra la Cooperativa e le autorità, ma anche fra la Cooperativa e gli abitanti del territorio sul quale la stessa insiste. «È complicato da spiegare, ma potrei dire che la popolazione locale non ci conosce ma ci riconosce. Uno dei nostri centri insiste su una zona socialmente complessa del napoletano, piazza Garibaldi. Sarebbe complicato ottenere una piena integrazione e un pieno supporto della popolazione locale rispetto alle attività della Cooperativa, ma riscontrarne l’accettazione è comunque di estrema importanza». Un processo di supporto e integrazione, quindi, in costante divenire, ma sempre proteso a garantire ai giovani un futuro migliore.
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