
L’intelligenza artificiale e il suo uso è contraddittorio: consuma una quantità spropositata d’acqua oppure aiuta l’uomo a non sprecarla?
L’Università Riverside in California negli ultimi anni si è occupata di ricercare e comprendere il consumo d’acqua, la risorsa più preziosa del pianeta, necessario per l’esistenza delle intelligenze artificiali. David Danelski afferma che per ogni 30-50 ricerche con Chat GPT od ogni sistema alimentato ad intelligenza artificiale si consuma circa mezzo litro d’acqua dolce. Considerando che Chat GPT ha un flusso di 100 milioni e più di utenti, se ogni utente facesse un prompt ogni 7 giorni si consumerebbero 5 milioni di litri d’acqua a settimana. Inoltre, l’addestramento necessario per una singola IA, per GPT-3, ha consumato 700.000 litri di acqua dolce. Naturalmente ogni intelligenza artificiale successiva all’altra è più potente e più performante, quindi consuma sempre più acqua.
Una questione che non gira unicamente intorno all’IA: i centri dati di Google negli Stati Uniti d’America hanno consumato, secondo le stime dei ricercatori del Bourns College of Engineering nello studio, pubblicato online dalla rivista arXiv come preprint, 12,7 miliardi di litri di acqua dolce nel 2021.
Dunque, la tecnologia per funzionare è proprio come un prato, come suggerisce Shaolei Ren, professore associato di ingegneria elettrica e informatica: ha bisogno di una gran quantità d’acqua.
Tuttavia, l’intelligenza artificiale in questi anni di boom sta aiutando l’uomo, tra le altre cose, a consumare meno acqua. Ecco che nasce la contraddizione.
In Sicilia, ad esempio, l’IA, tramite il sistema Irrigoptimal, sta aiutando a distribuire l’acqua per l’irrigazione dei campi in modo ottimale ed efficiente. «Irrigoptimal riesce a prevedere il quantitativo idrico ottimale di acqua prelevabile da un invaso idrico a partire dalle predizioni fatte tenendo in considerazione la fase fenologica e le colture che saranno alimentate da tale invaso in un complesso modello che tiene conto della disponibilità di acqua, del meteo e dei vincoli irrigui». «Programmare e monitorare giornalmente il proprio terreno – dichiara Alessio Bucaioni, il Ceo di Wes Trade Ing., l’azienda creatrice di questo sistema – è ormai un obbligo per l’agricoltore moderno che non può sottrarsi all’uso della tecnologia di precisione per combattere gli effetti del cambio climatico».
Circa l’intero paese, invece, persiste una gestione inefficiente delle risorse idriche: secondo un report di Istat, il 42% dell’acqua prelevata alle fonti, viene successivamente dispersa lungo la rete che la trasporta. Ecco perché la Fondazione Sostenibilità Digitale sostiene che l’intelligenza artificiale, come big data, IoT, e digital twin, dovrebbe intervenire per rendere la gestione dell’acqua italiana più efficiente e ridurre al minimo le perdite. Così è stato creato una commissione di ricerca, chiamata Sustainable Water, la quale ha prontamente individuato 14 interventi, visibili nella tabella sotto, che le IA combinate fra loro potrebbero rendere realtà.

Pertanto, la contraddizione è viva e oggetto di un dibattito politico ed europeo, sociale e culturale: l’IA uccide il pianeta o ci aiuta a salvaguardarlo?
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