
Quando ci sentiamo giù, a volte serve quell’amico che, con impeto, sappia motivarti! Linton Johnson, star dei social e campione NBA, rappresenta un po’ questo: un modello di riferimento per tantissimi giovani che cercano di migliorarsi ogni giorno.
Di lui rimane subito impresso il suo motto “Get In The Game”, che prende spunto dalla celebre frase“It’s in the game” dei videogiochi targati EA Sports. «Ho cambiato il motto in “Get” -spiega il cestista- per incitare le persone a intraprendere nuove sfide. Quante volte ci blocchiamo per una paura? Tanti ragazzi sono terrorizzati dal fallimento, ma è da esso che si impara. In confronto agli americani, i ragazzi italiani sono fisicamente deboli. Con la mia squadra ho cominciato a fare esercizi a casa a corpo libero e a motivarli, perché gli allenamenti erano pochi. Un ragazzo mi consigliò di aprire i canali social e a pubblicare l’attività fisica che facevo. Quando ho migliorato l’italiano, ho girato più video motivazionali e in quel periodo è nato lo slogan e il mio saluto “High Five”».
Linton porta con sé un bagaglio culturale differente dal nostro. Spesso siamo scettici sul mito del “self-made man”, critichiamo gli americani quando si sentono superiori. Ma, a pensarci bene, oltre a criticarli, noi cerchiamo di migliorare? O siamo solo giudici? Per Linton, è tutta questione di autostima. «In America c’è un vantaggio nel sentirsi i numeri uno, anche se non è vero. Quando un ragazzo ha fiducia in sé, cambia tutto. Tra il ragazzo ignorante ma che ha fiducia nelle sue capacità e quello intelligente ma che prova paura, vincerà il primo. Inoltre, in Italia manca il rispetto dell’atleta; per noi invece è molto importante coniugare i risultati scolastici a quelli sportivi. Lo sport insegna tantissimi valori che poi ricerchiamo nella vita».
Molti ragazzi italiani faticano a coltivare la pratica sportiva. Secondo dati ISTAT 2024, l’attività fisica raggiunge il massimo nella fascia 11-14 anni, coinvolgendo il 75% dei ragazzi; col tempo, tale statistica scende fino al 53% nel range 18-24 anni, a dimostrazione di come l’aumento del carico di studio e di lavoro incida negativamente sullo sport, essenziale invece per avere uno stile di vita sano. La ricerca OFFSIDE spiega che le tre principali motivazioni sono la mancanza di tempo, la perdita di motivazione e gli impegni scolastici. Tuttavia, gli impegni extra-scolastici prendono lo stesso tempo tra praticanti e no, indicando dunque che alla base c’è un problema di priorità tra le attività. Le istituzioni negli anni hanno proposto programmi, come quello dello studente-atleta, per cercare di stimolare la pratica sportiva, ma la precarietà delle strutture e l’impossibilità di compiere sport a scuola al di fuori dell’orario scolastico rendono superflue le ore di educazione motoria e difficile l’integrazione dell’attività fisica nella vita degli studenti. Il 71% dei sedentari proviene da famiglie in cui i genitori non praticano sport; dato che sottolinea l’importanza dell’intervento delle istituzioni.
I progetti del campione NBA, come il “Linton Playground Tour”, puntano a permettere a quanti più ragazzi possibili di praticare sport e di socializzare. «Quando ho cominciato a portare i miei video sui social, i campetti erano vuoti; adesso ci sono molti più giovani che giocano all’aperto. Voglio aiutarli in questa età in cui si stanno formando. Nei messaggi mi parlano di tutto: dal sesso al bullismo. Il mio italiano magari fa sorridere, ma mi permette di parlare di argomenti seri più facilmente. Ho scritto un libro e vorrei scriverne altri per i giovani, per motivarli e tutelare la loro attenzione, catturata da mille stimoli provenienti dal telefono. Se un ragazzo già da piccolo non riesce a prestare attenzione, è finita. La pallacanestro rimane centrale per me e in futuro vorrei aprire una scuola in cui insegnarla».
Linton Johnson può rappresentare un modello per tutti noi, anche per chi non segue il suo sport; non sono mai stato un amante della cultura americana, ma possiamo comunque imparare tanto da loro per credere in noi e costruire qualcosa di nuovo. Auspicabilmente, fallendo tante volte nel percorso.
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