
Dopo oltre trent’anni, la normativa che disciplina la caccia in Italia sembra vicina ad una cambio di rotta.
Il governo dà il via ad un disegno di legge a firma del ministro dell’Agricoltura Francesco Lollobrigida diretto a cambiare il volto della caccia nel nostro Paese, un provvedimento al centro di un forte dibattito: tra chi parla di “necessario adeguamento” e chi grida all’eccessiva “elasticizzazione” di una pratica barbara come quella della caccia che dovrebbe piuttosto essere abolita.
Ma vediamo in concreto quali cambiamenti prevede la proposta.
Dall’ormai remoto 1992, anno in cui entrò in vigore la legge italiana sulla caccia (n. 157/92), molte cose sono cambiate, ci si interfaccia con nuove emergenze e con una diversa sensibilità nei confronti del mondo animale. Eppure sembra che la proposta di disegno di legge presentata dal Ministro dell’Agricoltura Lollobrigida voglia rovesciare dei delicati equilibri. Frutto di un dialogo con tutti i principali portatori d’interesse e spinto dalla cosiddetta “necessità di far fronte alle emergenze legate all’aumento incontrollato di fauna selvatica” accusati di danneggiare colture, provocare incidenti stradali e contribuire alla diffusione di malattie come la peste suina, tale proposta vuole rivoluzionare la concezione tradizionale della caccia.
Ben diciotto gli articoli che la compongono e che intendono conferire sembra una più elevata autonomia alle Regioni nel ridisegnare i confini degli ambiti territoriali di caccia (ATC) e nel rimodulare i calendari venatori estendendoli anche oltre i limiti ad oggi in vigore.
Si introduce inoltre la possibilità di creare aziende faunistiche organizzate come imprese al fine di rendere l’attività venatoria un efficace strumento economico per le zone rurali ottimizzando la gestione del territorio. Ancora, si parla della possibilità di cacciare dopo il tramonto ed estendere le zone e le specie oggetto di caccia rischiando di trasformare il territorio italiano in un vero e proprio terreno di caccia a cielo aperto «mettendo seriamente a rischio la biodiversità, il diritto degli animali a vivere liberi e la nostra sicurezza», afferma il WWF.
Se verso i più critici il Governo ribatte affermando come «l’obiettivo non sia liberalizzare, ma adattare una legge nata in un contesto che non esiste più», continua la forte azione di contrasto messa in campo dalle associazioni animaliste. Sono ben 46 le associazioni ambientaliste ed animaliste che si oppongono al nuovo disegno di legge sulla caccia considerandolo un provvedimento pericoloso sotto più punti di vista. Si parla di una vera e propria aggressione agli ecosistemi ed alla biodiversità, unito ad un rischio concreto per la sicurezza e l’incolumità pubblica.
«Inversione di rotta clamorosa» affermano gli animalisti, un approccio che rischia di diffondere la falsa e pericolosa idea che si la caccia la soluzione ai problemi ambientali del nostro Paese. Lo stesso WWF ha infatti lanciato una petizione per bloccare l’adozione di un simile provvedimento elencando tutti i punti critici del DDL: dal già precedentemente menzionato aumento dell’elenco delle specie cacciabili, all’estensione dell’attività venatoria a molte più aree, comprese spiagge e boschi. Dal prolungamento del periodo di caccia alla previsione per cui, chi si oppone alle pratiche di uccisione di animali così come previste dai piani di controllo, possa subire una sanzione che sfiora i mille euro.
Chiara e forte è la denuncia del WWF: «una riforma che trasformerebbe gli animali e la natura da patrimonio di tutti i cittadini ad un luna park ad uso e consumo dei cacciatori e dei loro interessi», a cui segue l’invito a firmare una petizione contro questo provvedimento che spinga il Governo a curarsi realmente della tutela ambientale ed a non mascherare più con simili azioni la sempre maggiore influenza di interessi lobbistici e privati.
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