
Secondo i dati del SIPRI, Stockholm International Peace Research Institute, l’Italia è il terzo maggiore esportatore di armi verso Israele. Al primo ed al secondo posto ci sono rispettivamente Stati Uniti e Germania. Sempre secondo il database dell’istituto, tra il 2013 ed il 2023 Israele ha comprato dall’Italia il 4,7% degli armamenti pesanti. Tra quest’ultimi vi sono missili, aerei caccia, sottomarini e carri armati, ma anche 7 elicotteri leggeri e 4 cannoni navali. In più, nel 2012, il nostro paese ha venduto ad Israele 30 caccia leggeri del modello M-346 Master, consegnati tra il 2014 ed il 2016.
Nonostante in Italia si registri solo lo 0,9% degli acquisti di Israele tra il 2019 ed il 2023, Altraeconomia ha analizzato che nel 2023 l’Italia avrebbe venduto armi a Israele per un valore di 13,7 milioni di euro. Se invece consideriamo i dati ISTAT tra il 2019 ed il 2022, l’esportazione di armi e munizioni (sia di tipo militare che comune) supera i 52 milioni di euro. Solo nel dicembre 2023, quindi a seguito dei bombardamenti e delle conseguenze catastrofiche per i civili, l’export di armi italiano ha raggiunto 1,3 milioni di euro. Mentre quest’anno, solo tra gennaio e marzo, l’Italia ha venduto ad Israele armi e munizioni per un valore di 2,1 milioni di euro.
Circa una settimana dopo l’intervento militare delle forze armate israeliane nella Striscia di Gaza, il Ministro della Difesa, Guido Crosetto, aveva annunciato che l’unità per le autorizzazioni dei materiali di armamento (UAMA) aveva bloccato il trasferimento di nuove armi ad Israele. La decisione fu presa sulla base della Legge 185 del 1990, che vieta l’esportazione di materiali di armamento “verso i Paesi in stato di conflitto armato, in contrasto con i principi dell’articolo 51 della Carta delle Nazioni Unite, fatto salvo il rispetto degli obblighi internazionali dell’Italia o le diverse deliberazioni del Consiglio dei ministri, da adottare previo parere delle Camere”.
La sospensione però riguarda solo le nuove licenze di esportazione. Le licenze già rilasciate, o comunque ancora in corso, non hanno ricevuto alcuna revoca. Per fare ciò sarebbe necessario un decreto del Ministero degli affari esteri sentito il CISD, il Comitato interministeriale per gli scambi di materiali di armamento per la difesa. Il Ministro Crosetto ha poi spiegato su X che “nel 2023 erano state approvate 21 licenze per 9,9 milioni di euro, quasi tutti parti di sistemi di comunicazione”.
Due giorni fa il Ministro degli Esteri Antonio Tajani ha invece dichiarato: “Il governo italiano è fortemente impegnato per la pace. Siamo amici di Israele, ma vogliamo lavorare per la pace. Compreso l’invio eventuale di truppe qualora si volesse creare uno Stato palestinese con forze di altri paesi”.
Gli Stati Uniti hanno sempre criticato Israele per l’operazione militare a Gaza. Questo non ha però impedito agli USA di continuare a fornire armi allo stato israeliano. Tra il 2013 ed il 2023 il valore degli armamenti venduti ad Israele dagli Stati Uniti è pari al 65,6%. L’alleanza strategica tra Stati Uniti ed Israele nasce già nel 1948 con la fondazione dello Stato ebraico. L’accordo fra il colosso a stelle e strisce e lo stato israeliano si basa sul concetto di “vantaggio militare qualitativo“. Ciò significa che Israele ha una sorta di “precedenza” sulle ultime tecnologie militari statunitensi. Da sempre lo stato ebraico rappresenta per gli Stati Uniti un partner strategico in Medio Oriente. Dopo gli attacchi di Hamas del 7 ottobre, gli USA hanno approvato lo stanziamento di ulteriori 14 miliardi di dollari di aiuti. La legge però non è ancora stata approvata alla Camera.
Per quanto invece riguarda la Germania, tra il 2013 ed il 2023 il suo export di armi verso Israele è pari al 29,7%. La maggior parte delle licenze sono state concesse a seguito del 7 ottobre. Il Nicaragua ha accusato la Germania di “aiutare Israele a compiere un genocidio” contro i palestinesi nella Striscia di Gaza. Il caso è attualmente in esame alla Corte Internazionale di giustizia dell’ONU. La Germania si è difesa dicendo che le armi vendute avevano solo scopo difensivo.
Nel frattempo, venerdì scorso il Consiglio per i Diritti umani delle Nazioni Unite ha approvato una risoluzione che chiede di vietare la vendita di armi ad Israele.
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