
Ogni anno sono troppe le famiglie che non hanno la certezza di trovare posto all’asilo nido per i loro figli. Purtroppo, i posti messi a disposizione dai Comuni non bastano e i nidi privati hanno rette salate. Oggi la carenza di asili nido in Italia è drammatica e la disparità nell’offerta territoriale complica non poco la vita delle famiglie italiane. Ad esempio, nell’anno scolastico 2019/2020, con 361.318 posti (dati Istat), il livello di copertura degli asili nido in Italia era del 26,6%. In questo caso, ben al di sotto del target europeo del 33%, stabilito nel consiglio europeo a Barcellona nel 2002.
Una delle principali cause è che ogni anno troppe famiglie rischiano di restare escluse dalle graduatorie degli asili nido comunali, e le strutture private hanno rette difficili da sostenere.
Secondo l’inchiesta di Altroconsumo, che ha coinvolto circa 350 nidi privati di 8 città italiane (Bologna, Firenze, Genova, Milano, Napoli, Palermo, Roma e Torino), per mandare un bambino di 18 mesi in un nido privato con la formula full time si arriva fino a 620 euro al mese. Parliamo quindi di oltre un quinto del reddito medio di una famiglia.
Per il nido part-time, cioè in media 5 ore, la retta mensile è in media di 480 euro. Soldi che, se rapportati al numero inferiore di ore, corrispondono a 4,84 euro l’ora contro i meno cari 3,13 di chi resta al nido per il tempo massimo.
Secondo l’analisi, il costo è sicuramente variabile nelle città prese in esame e mostra il divario tra Nord e Sud. La città più cara è Milano, mentre, quella più economica è Palermo. Dall’analisi territoriale emerge, infatti, che una famiglia di Milano, per la fascia di frequenza più ampia spende 3,84 euro all’ora, ovvero il 22% in più rispetto alla media delle altre città incluse nell’inchiesta.
Bologna segue a ruota (21% in più). Nel Sud del Paese troviamo nidi meno cari. A Palermo si spendono 2,09 euro all’ora per una frequenza di 10 ore e 2,75 euro all’ora per 5 ore; a Napoli rispettivamente 2,28 e 3,20 euro all’ora.
È evidente che la retta del nido, nel caso di una struttura privata, pesi sul bilancio per oltre 1/5 del reddito medio annuo di un nucleo familiare (quasi il 22%), considerando il reddito netto medio annuo di una famiglia (Istat) pari a 31.641 euro e 11 mesi di frequenza.
Sono necessari pochi dati per tratteggiare la prima spaccatura, lungo la faglia nord-sud. Sono 6 le regioni superano la soglia del 33%, e si trovano tutte nell’Italia centro-settentrionale. In questo caso: Umbria, con 44 posti ogni 100 bambini 0-2 anni, Emilia-Romagna e Valle d’Aosta con una quota superiore al 40%, e poi Toscana, Lazio e Friuli-Venezia Giulia.
Questo non significa che anche territori del mezzogiorno non abbiano visto un miglioramento negli ultimi anni. Infatti, si può segnalare la crescita della Campania, che è passata da circa 10mila posti offerti nel 2013 a oltre 15.500 nel 2020. Cioè da appena 6,2 a 11 posti ogni 100 bambini residenti. Basilicata e Puglia, sono passate rispettivamente da 12,9 a 21,5 e da 12,1 a 19,6 posti ogni 100 bambini.
Ciononostante, ad eccezione della Sardegna, nessuna regione del mezzogiorno ha superato la media nazionale, ancora nel 2020. E nonostante la crescita significativa per la Campania, l’offerta in 3 regioni (Campania, Calabria e Sicilia) si attesta poco sopra la soglia dei 10 posti ogni 100 bambini. Per le ultime 2 citate l’incremento rispetto al 2013 è stato poco superiore al punto percentuale.
Sono questi i dati che ci mostrano come, la sorte di molti bambini italiani, sia condizionata positivamente o negativamente già nei primi 1000 giorni di vita. Il tema del nido come diritto educativo pieno delle bambine e dei bambini è estremamente importante e deve esser trattato con cura. Ciononostante, la loro distribuzione continua invece ad essere espressione di una granularità territoriale che investe molte realtà italiane.
Ad ogni modo, una gestione intelligente dei fondi del PNRR che faccia da volàno agli impegni congiunti di enti locali e Stato, potrà garantire un’effettiva possibilità di colmare quel quadro di povertà educativa che continua ad attanagliare molte realtà del nostro Paese fin da quando i bambini vengono al mondo.
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