
L’Italia è ancora un paese fascista. E quando ho visto le immagini di Acca Larentia non mi sono indignato. Mi sono arrabbiato, certo. Ma non è niente di nuovo. Io conosco il fascismo. E lo conoscete anche voi. Lo conosciamo tutti, anche se non siamo nati nel ventennio, perché il fascismo non è finito nel 1945.
Non è bastato il sangue dei partigiani per liberarci da un regime ben più forte di quello di Mussolini. Il vero fascismo il nostro popolo ce l’ha nel cuore. Basta vedere chi siede oggi al governo.
Davanti un’enorme croce celtica, al Civico 20 di Via Acca Larentia a Roma, si trova una targa dedicata a tre ragazzi “assassinati dall’odio comunista e dai servi dello stato”. A firmare queste parole sono “i camerati”. Nella notte del 7 Gennaio del 1978 ci fu un agguato nella sede del MSI di Acca Larentia dove morirono due militanti neofascisti: Franco Bigonzetti e Francesco Ciavatta. Un terzo ragazzo, Stefano Recchioni, morirà durante gli scontri dei giorni seguenti tra militanti neofascisti e forze dell’ordine. I responsabili degli omicidi non sono mai stati individuati.
Dal ’78 ad oggi, ogni anno il 7 Gennaio, ad Acca Larentia centinaia di neofascisti si incontrano per ricordare quei ragazzi. In atteggiamento militare, all’urlo di “attenti”, “attenzione” e “riposo”, salutano col braccio teso la memoria di quei tre ragazzi. Succede ogni anno, da 46 anni. Forse, la più grande espressione della profonda divisione culturale nella memoria del nostro paese, una spaccatura storica, che si consuma ogni anno in quella notte di commemorazione. Ci urla: abbiamo sofferto, e ci sono ancora i fascisti.
Davanti al sensazionalismo inaspettato dei giornali italiani, la premier Giorgia Meloni resta in silenzio. Anche qui troppi scandalizzati: avranno dimenticato che c’era anche lei, nel 2008, ad Acca Larentia. Come hanno dimenticato la militanza politica della Meloni nell’estrema destra romana, nel Movimento Sociale Italiano. L’infame MSI fondato da Giorgio Almirante, funzionario della Repubblica di Salò poi tornato in politica nel dopoguerra. Un filo – nero e non rosso – che segue tutta questa sporca storia.
Il nostro è forse il governo più culturalmente vicino al neofascismo. Basta vedere i simboli della Gioventù Nazionale, giovanile del partito di governo, che ha diffuso sui social un poster che mostra la Lebensrune, la runa simbolo del programma razziale del gerarca nazista Heinrich Himmler.
Quei politici che fingono di essere di sinistra, invece, se ne accorgono con 50 anni di ritardo che i neofascisti si incontrano ad Acca Larentia.
Pensando a loro, non so chi sia più fascista. Se i neofascisti che alzano il braccio, o quelli che abbassano la testa.
Di Ciro Giso
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