
In Italia, essere giovani è un esercizio di resistenza, un atto di coraggio. Lo si capisce camminando per le strade delle nostre città e dei nostri paeselli. Lo si capisce ascoltando le voci spezzate di chi ha un presente fatto di contratti a termine. Ma ora lo dice anche un’indagine: l’Italia odia i giovani e non fa nulla per nasconderlo.
La CISL Lombardia, in collaborazione con Format Research, ha fotografato la realtà con un’indagine su 3.571 giovani iscritti: il 25% di loro dipende economicamente dai genitori e il 65% ha rinunciato, per ora almeno, a costruire una famiglia a causa della precarietà lavorativa. In pratica uno su cinque vive ancora con mamma e papà e non per un affetto morboso, ma perché non ci sono soldi.
Gli affitti sempre più alti, i mutui un privilegio e l’aumento degli stipendi un tabù. Secondo l’Employment Outlook 2025 dell’OCSE, i salari reali in Italia sono calati dal 7,5% rispetto al 2021: il peggio tra tutte le grandi economie.
I salari reali calano in un Paese che vede i propri giovani come bamboccioni senza arte né parte. In realtà sono laureati, plurititolati, come la retorica del merito vuole. In realtà sprofondano in un mercato del lavoro che non permette prospettive e non tutela.
Solo il 13% degli under 35 crede che in futuro la propria condizione economica possa migliorare. Una percentuale che dovrebbe far tremare le poltrone della politica e invece non trema propria niente. Non c’è nessuna strategia strutturale, nessun piano di rilancio generazionale
Il risultato è una generazione intrappolata in lavori precari, privati di progettare. Ci troviamo difronte a una generazione sospesa.
Quando un’intera generazione viene messa all’angolo, a perdere non sono solo quei ragazzi e ragazze, ma l’intera società. Un Paese che investe nel proprio fallimento. E allora no, non è esagerato dire che l’Italia odia i propri giovani. Perché lo fa con ogni decisione mancata, ogni riforma rimandata.
Abbiamo bisogno di un’ammissione di colpa collettiva: abbiamo lasciato che l’ottimismo diventasse una colpa e la speranza un lusso.
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