
Chiunque pensi ai fondi del PNRR vede in essi una manna dal cielo, ed ovviamente è colto da un sentimento di speranza verso l’avvenire. Il ricordo del recente passato non può demolire tale ottimismo: se il piano Marshall ha dimostrato che si può ripartire anche dalle macerie di una guerra mondiale, il PNRR allora non ha ragioni di fallire. Eppure, in Italia, qualche timore minaccia le speranze di un rilancio economico e finanziario del paese.
Nella turbolenta comunicazione politica quotidiana: giornali, televisioni, podcast raccontano delle difficoltà dello Stato di raggiungere gli obiettivi posti dall’Europa per l’elargizione dei fondi. Volendo usare un verbo tanto caro a questa destra al governo, l’Italia non meriterebbe i fondi, perché sempre in ritardo sul raggiungimento degli obiettivi che costellano la strada dell’ammodernamento prefigurata dall’Europa.
All’Italia il piano europeo destina 191 miliardi di euro per la ripresa e la resilienza. 191 miliardi distribuiti in 10 rate. Ogni rata è erogata a distanza di 6 mesi in seguito al raggiungimento di un cero numero di piccoli traguardi richiesti.
Finora, sull’erogazione di ben quattro rate, il paese nostrano ne ha percepite soltanto due. Attende la terza per la quale il donatore ha richiesto una verifica di accertamento della domanda; e sta programmando la quarta per la quale è parso necessario un prolungamento dei tempi di scadenza per la presentazione, di cui l’Europa ha accettato la proroga fissata al 31 agosto.
Attualmente quindi, l’Italia ha ricevuto soltanto due rate di finanziamenti. Parliamo di circa 67 miliardi di euro spendibili in progetti di tipo qualitativo (riforme nazionali di ordinamenti e codici utili a svecchiare la macchina amministrativa) e progetti di tipo quantitativo (progetti infrastrutturali e di servizio). Di questa primaria somma, circa 24 miliardi sono stati spesi nel corso del 2022 e soltanto un miliardo nella prima metà del 2023. Per una spesa totale di circa 25 miliardi su 67. Dove sono i restanti 45 miliardi? Come questi soldi giacciono? Perché non sono stati spesi? Un problema decisamente serio affligge l’Italia: l’incapacità di gestione, amministrazione, programmazione e utilizzo delle risorse.
Ad osservare il fenomeno da vicino si scopre che nella nostra nazione la stragrande maggioranza dei Comuni e piccoli Comuni non dispone di personale professionale pronto ad affrontare gli ostacoli e le difficoltà che separano l’Italia dalla realizzazione dei progetti di riforma. È come voler costruire avendo a disposizione tutto il legno possibile ma non chiodi, martello e seghetto. I pezzi non si metteranno mai insieme. Così molti dei progetti presentati vengono respinti, bocciati o nel peggiore dei casi si ha difficoltà nell’elaborarli o anche idearli.
Di recente, il Comune di Castel Morrone, in provincia di Caserta, ha ricevuto un finanziamento riferito al PNRR di 154mila euro per la digitalizzazione del sistema amministrativo e del servizio civile. Il sindaco di Castel Morrone, il dott. Cristoforo Villano, ha così raccontato dell’esperienza per la sua amministrazione di intercettare la somma in denaro utile alla realizzazione di nuovi progetti.
Il problema riguarda la stretta sulle norme previste per l’accesso al PNRR. I fondi è vero ci sono, ma ci sono una serie di complicazioni normative che sarebbe il caso eliminare. E si dovrebbe intervenire con urgenza anche perché il tempo concessoci per spendere i soldi in progetti produttivi è limitato. Il “gong” suonerà il 31/12/2026. Ma la realtà, così come la viviamo oggi in Italia, ci dice che difficilmente si riusciranno a spendere i soldi in tempo. Troppe norme vanno a contrastare con il problema della spesa pubblica.
Effettivamente è vero. Prendiamo come esempio il nostro Comune: noi abbiamo un personale allo stremo. Gestire una mole di lavoro come quella del PNRR, con una serie di normative che va applicata, è difficile se non ci sono figure importanti; professionisti molto preparati. È difficile che si riescano a raggiungere tutti gli obiettivi. Credo che bisognasse creare una cabina di regia costruita per bene, con uno stuolo di professionisti. È vero che è stata data la possibilità ai Comuni di attingere a degli elenchi di persone indicate, come supporto per l’organizzazione dei progetti. Ma quando è stato possibile eravamo già in ritardo. Andava costruito a priori un programma strutturale. Sono anni che i comuni hanno carenza di personale, oggi non possiamo ovviare alle carenze di anni e anni. Le programmazioni non vanno eseguite con questi tempi e con queste scadenze.
La realtà è che si vive alla giornata. Ripeto, nel momento in cui si è venuti a conoscenza dell’esistenza di questi fondi, bisognava immediatamente creare una cabina di regia con professionisti specializzati in grado di dare una mano alla pubblica amministrazione.
Nelle pubbliche amministrazioni ci sono persone che hanno lavorato per tanti anni, sono alla fine della carriera e sono usurate dal lavoro fatto. È normale che con tutti i lacci esistenti si fa difficoltà ad operare in tempi ristretti. Ciò accade non soltanto nelle piccole dimensioni cittadine ma anche nelle grandi realtà urbane. Non nascondiamolo: nelle pubbliche amministrazioni c’è una grande carenza di personale qualificato e specializzato che possa dare una mano. Stiamo perdendo un’occasione irripetibile di rilancio.
Abbiamo agito alla meno peggio. Noi abbiamo presentato diverse domande. Per alcune siamo stati ammessi, per altre siamo in fase di verifica e per altre ancora non siamo stati ammessi perché non avevamo, ecco, un personale specializzato che potesse darci una mano.
Queste le condizioni in cui abbiamo dovuto lavorare: non abbiamo trovato progetti lasciati dalla precedente amministrazione; non avevamo personale; abbiamo lavorato con poche risorse a disposizione.
Sì, mi è stato riferito dai tecnici che hanno lavorato al comune che effettivamente è vero. C’è una carenza di informazioni e c’è una criticità sulla possibilità di collegarsi. Ma questo è il discorso rientra in ciò che dicevamo prima: non si possono riscontrare problemi del genere quando tutto è già avviato. Bisognava provvedere prima di partire alle incombenze. Un evento del genere non capiterà più e se ce lo facciamo sfuggire dalle mani oggi non avremo più la possibilità di fare investimenti, di mettere in sesto una scuola, una strada, una struttura. Bisognava costituire una cabina di regia con regole chiare. Sembra paradossale ma è così, i piccoli comuni con il PNRR cozzano in maniera violenta perché non esiste personale, non esistono strutture, ma le norme sono farraginose. Ciò che doveva configurarsi come un aiuto per superare il ritardo diventa un ostacolo e una condanna al ritardo.
Mi auguro di sbagliare, ma la vedo alquanto drammatica. I tempi sono brevi per le scadenze imposte dall’Europa e all’interno del nostro Stato non abbiamo una configurazione adeguata a riuscire a realizzare tutto in tempo. Poi ricordiamo che le somme incassate dall’Italia sono prese a debito. Bisognerà rimborsarle. Ciò significa che qualsiasi spesa dovrà essere oculata, dovrà servire per sviluppare capacità produttiva. Ma non mi sembra che questo sia chiaro.
Tocchiamo un tasto dolente. Abbiamo ereditato una gestione da un punto di vista finanziario disastrosa. Il Comune di Castel Morrone si trova in una procedura di riequilibrio patrimoniale: una procedura di predissesto a tutti gli effetti, che è stata deliberata dal consiglio comunale nel 2019. Quindi dalla precedente amministrazione. Adesso la procedura è in corso di valutazione presso il Ministero degli Interni ed è in attesa di avere l’autorizzazione. Nel momento in cui sarà autorizzata questa procedura, passerà sotto l’occhio della Corte dei conti che potrà deliberare la procedura di riequilibrio oppure potrà dichiarare il dissesto dell’ente, con tutte le conseguenze che ciò significherà.
Come noi stiamo agendo? Stiamo agendo in una situazione drammatica da un punto di vista finanziario. Abbiamo debiti con la pubblica illuminazione per circa 1 milione e 100 mila euro. Abbiamo debiti con le risorse idriche per circa 1 milione. E a riguardo con Acqua Campania ci siamo attivati per chiedere un abbattimento del debito, ai sensi della legge regionale 1 del 2012, abbiamo perciò presentato una istanza e credo che riusciremo a risparmiare almeno 250 mila euro. Per quanto riguarda l’energia elettrica, la precedente amministrazione ci hanno lasciato in un mare di guai per via della firma di una convenzione stretta col gestore Hera Comm, al quale paghiamo una montagna di euro di energia elettrica. Anche qui stiamo intervenendo cercando di capire quali sono i reali consumi.
Non parliamo delle situazioni debitorie pregresse che si fanno avanti giorno dopo giorno. Abbiamo una montagna di contenziosi che fa paura. Fa tremare i polsi. In poche parole, la mia amministrazione sta lavorando sulle problematiche lasciate in piedi da Gianfranco della Valle, ex sindaco di Castel Morrone. Il mio comune deve fare i conti con somme non pagate, sentenze passate in giudizio.
Il Comune di Castel Morrone dal 2016 al 2021 per tutte le incombenze e per tutte le pratiche del contenzioso è stato sempre condannato in contumacia. Praticamente il Comune non si è mai costituito. È da premettere che il sindaco precedente è un avvocato.
Che cos’è la somma che abbiamo recuperato? È successo che è stato venduto all’asta il Palamaggiò più i terreni. Io, come ente, mi sono inserito all’interno di questa procedura e ho richiesto il pagamento dell’IMU. dalla data di fallimento del palazzetto sportivo nel 2004 fino alla data di vendita, avvenuta nel mese di aprile 2023. Il pagamento che mi è stato fatto è riferito al 31/12/2022. Naturalmente la cifra da versare è maggiore, ma chi ha comunicato col Comune ha riferito che dal 2020 il Palamaggiò è stato dichiarato inagibile a seguito di un incendio doloso. Cosa di cui ci stiamo accertando.
Se effettivamente è così, i nuovi proprietari rispetto al versamento fatto al Comune hanno pagato il 50% dell’IMU relativa agli anni 2020, 2021 e 2022. A questa cifra andrà aggiunta anche l’IMU del 2023 di 28 mila euro (da gennaio fino al mese di aprile) quando è stato redatto l’atto di vendita. Possiamo dire che il Comune di Castel Morrone ha recuperato una bella cifra. Che cosa faremo di questo tesoretto? Poiché siamo amministratori previdenti, abbiamo subito pensato di recarci a Roma presso il Ministero degli Interni e abbiamo chiesto di parlare con il dirigente responsabile della finanza locale.
Gli abbiamo mostrato la volontà di non voler accedere al fondo speciale di dotazione e di voler utilizzare questa entrata straordinaria per coprire i deficit lasciati dalle precedenti amministrazioni così da fuoriuscire dalla procedura di riequilibrio. Aspettiamo l’istruttoria da sottoporre alla Corte dei Conti, ma io sono fiducioso. Ho intenzione di riportare Castel Morrone ad essere quel Comune virtuoso di un tempo.
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