
L’Italia sta convivendo con due situazioni estreme da un punto di vista sociale: sulle prime pagine Scampia torna a far sparlare (i detrattori direbbero a far godere) gli haters della città di Napoli, a Venezia, invece, l’oro e l’argento sfileranno sul tappeto rosso, accompagnati dal benessere e il tormento festaiolo dei divi di Hollywood. C’è schizofrenia in questa Italia divisa, ferita, che ci presenta due volti emblematici e dissonanti: le macerie di Scampia e il glamour di Venezia.
Mentre a Scampia la disperazione è diventata quasi naturale come la luce del mattino – ammesso che il sole sorga – a Venezia, sotto le luci abbaglianti dei riflettori, sfileranno a fine agosto le star di Hollywood. Due eventi che sembrano appartenere a universi paralleli, una fatalità che meglio di così non potevano raccontare la spaccatura sociale ed economica di questo pazzo paese chiamato Italia.
A Scampia, il crollo del ballatoio abusivo alla Vela Celeste è l’ennesimo simbolo del fallimento istituzionale. La Vela Celeste di Scampia, uno degli edifici simbolo del degrado del quartiere della periferia settentrionale di Napoli, ancora una volta in prima pagina. Alle 22.40 del 22 luglio un ballatoio crolla: ci sono vittime e feriti. A distanza di alcune ore c’è il dolore per le vite spezzate, l’ansia per i feriti, la rabbia per quel degrado sotto gli occhi di tutti, gli interrogativi su cosa è successo e cosa accadrà.
Le Vele, negli anni ’70, vennero ideate come un esperimento urbanistico innovativo. Ben presto si sono trasformate rapidamente in un ghetto verticale, un non-luogo dove il crimine e la marginalità sociale hanno trovato terreno fertile. Ma anche il luogo di una speranza concreta e di una speranza soltanto promessa. Il recente crollo non è solo un fatto di cronaca: è la manifestazione fisica di un abbandono morale e politico che dura da decenni.
A migliaia di chilometri di distanza, il Lido di Venezia si sta trasformando in una passerella di lusso e sfarzo. La 81ª edizione del Festival del Cinema attira le celebrità internazionali, i flash dei fotografi e l’attenzione dei media globali. Le immagini delle star che sfilano sul red carpet, con i loro abiti firmati e sorrisi perfetti, creano una narrazione di successo e glamour che sembra ignorare completamente le sofferenze altrui. Da Brad Pitt e George Clooney a Lady Gaga e Angelina Jolie. Tanti film attesi, come il nuovo “Joker” di Todd Phillips.
Brutto scherzo del destino per Scampia: un luogo preso d’assalto per la cinematografia attuale, teatro a cielo aperto per stagioni e stagioni di narrazioni false, giuste, cattive, buone – decidetelo voi – che oggi torna sugli schermi da protagonista di una rabbia incandescente. Non facendo più parlare di sé per Ciro e Genny, stavolta. Lo show deve continuare, signori, anche se queste due realtà non sono poi tanto scollegate: rappresentano, anzi, i poli opposti di una nazione a due direzioni. Quali giustificazioni troveranno le istituzioni?
L’Italia si sveglia divisa, sì, ma non è una divisione nuova. È la stessa frattura che Pier Paolo Pasolini denunciava decenni fa, quando scriveva della dicotomia tra centro e periferia, tra borghesia e sottoproletariato. Oggi, questa spaccatura si è fatta ancora più profonda. Da un lato, abbiamo un’élite culturale e finanziaria che si crogiola nel lusso e nell’esclusività, dall’altro, un popolo, cittadini ormai lasciati al loro destino. Un popolo che lotta quotidianamente per la sopravvivenza in contesti come quelli di Scampia.
La sfilata delle star a Venezia è un perfetto esempio di quella che Guy Debord chiamava “la società dello spettacolo”. Un mondo dove l’apparenza e la rappresentazione sono tutto, dove le disuguaglianze vengono nascoste dietro la patina luccicante dei media. Ma dietro le quinte, il paese reale vive una depressione profonda. Così come le star. Ed eccolo qui, il velo della dolcevita veneziana dietro cui nascondere le problematiche reali del Paese.
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