
La carenza di medici di base sta diventando una delle sfide più critiche per il sistema sanitario italiano.
La carenza di medici di base è un problema che riguarda oramai milioni di italiani. Secondo Silvestro Scotti, segretario generale della Federazione italiana dei medici di medicina generale (Fimmg), entro due anni potrebbero essere 15 milioni gli italiani costretti a fare a meno di un medico di fiducia. Un fenomeno che, se inizialmente colpiva i borghi più isolati, oggi si estende anche alle periferie delle grandi città.
Nei piccoli centri, come Rosora, un borgo di 1.850 abitanti in provincia di Ancona, la situazione è drammatica. Qui, 300 anziani rischiano di rimanere senza assistenza medica. Il sindaco Fausto Sassi, per evitare il collasso del sistema locale, ha organizzato una linea di trasporti per le visite mediche verso i paesini più vicini. L’Italia senza più medici, soprattutto quelli di famiglia, è una realtà che condanna questi territori allo spopolamento, privandoli dei servizi essenziali come scuola, posta e sanità.
Non sono solo i borghi a soffrire. Anche nelle periferie di città come Roma, Milano e Napoli, trovare un medico di base è diventato quasi impossibile. La libera scelta del medico, garantita dal sistema sanitario, è ormai un miraggio per molti. Oggi, il numero di medici di base è sceso a 37mila, ben al di sotto delle 43mila unità di qualche anno fa. Questo ha portato a un aumento del carico di lavoro per ogni medico, con punte che superano il limite massimo di pazienti previsto. Dove il pubblico non arriva, il privato si fa spazio. Centri come FamilyDoc, che offrono visite mediche a pagamento, stanno proliferando. A Treviso, per esempio, i “medici di famiglia a pagamento” sono diventati una soluzione per chi non riesce a trovare un medico pubblico disponibile. Ma questa deriva preoccupa i sindacati, che temono una sanità sempre più orientata al profitto.
La crisi dei medici di base non è solo una questione numerica, ma anche generazionale. Sempre meno giovani scelgono questa professione, considerata poco attrattiva sia dal punto di vista economico che lavorativo. La borsa di studio per la formazione è inferiore a 1.000 euro al mese, e il carico di lavoro è percepito come insostenibile. Inoltre, il sistema sanitario italiano sembra orientare i neolaureati verso le specializzazioni ospedaliere, lasciando la medicina generale in secondo piano. Risultato? L’Italia è senza più medici. Se non si interviene rapidamente, la situazione rischia di peggiorare. Con 5.000 medici che andranno in pensione nei prossimi anni e una copertura insufficiente delle borse di studio, il sistema sanitario nazionale potrebbe cedere sotto il peso di una domanda crescente e di un’offerta sempre più ridotta.
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