
La stagione estiva 2025 sul Litorale Domizio si è chiusa con un bilancio negativo pesante. Non è stato un anno come gli altri, e non per il meteo incerto o per la qualità delle acque: questa estate ha messo a nudo tutte le fragilità di un territorio che, da decenni, sogna di rinascere come polo turistico ma continua a inciampare sulle stesse questioni irrisolte. Una costante mancanza di programmazione sulla materia turistica rende il litorale sempre più fragile e meno competitivo sul mercato. A raccontarlo sono stati gli imprenditori balneari di Castel Volturno, ma anche i bagnanti delle spiagge libere, che negli ultimi anni sono diventate un rifugio sempre più affollato per chi non può o non vuole sostenere i costi dei lidi privati.
Tutto il litorale ha attraversato mesi difficoltosi, con un forte calo di fatturato, ma a pagare il conto più salato è stata la località Pinetamare. Avevamo già affrontato le criticità della frazione in vista dell’estate in uno speciale uscito sul numero di giugno. La stagione è stata definita senza mezzi termini “nera” da Raffaele Perna, titolare dello storico Lido Arcobaleno Gate 4. «Per noi questa è stata una delle peggiori estati di sempre – racconta –. Abbiamo registrato un calo del 50% rispetto al 2024. Non è stato per i prezzi, che sono rimasti pressoché invariati, ma per la gestione dei parcheggi. I clienti si sono sentiti insicuri: auto vandalizzate, furti, nessuna sorveglianza. A parità di costo, perché dovrebbero scegliere Pinetamare quando altrove trovano parcheggi custoditi e servizi migliori?». La questione parcheggi ha inciso come una frattura tra territorio e frequentatori. Il sistema introdotto dal Comune, nato per combattere i parcheggiatori abusivi, si è trasformato presto in un boomerang. Alle tariffe di 6 euro al giorno, si sono aggiunti i problemi tecnici: colonnine elettroniche installate solo a Ferragosto, multe per chi non riusciva a pagare con sistemi online macchinosi, clienti storici persi per sempre. E mentre le attività arrancano, il lungomare resta un cantiere infinito: strade buie, sabbia ovunque, lavori senza fine. Un quadro che scoraggia anche i più affezionati, con tante famiglie di storici “villeggianti” che hanno preferito altre località con maggiori servizi.

Nella località Ischitella, invece, la fotografia è meno drammatica ma comunque segnata da un calo. Ferdinando Zaccariello, titolare del Lido La Sirenetta, stima un -15% rispetto al 2024.
«A giugno siamo partiti bene, poi il maltempo ha influito a luglio e ad agosto. A mancare è stata la cosiddetta classe operaia. Negli anni del Covid le famiglie risparmiavano d’inverno e spendevano d’estate. Oggi quel tesoretto è finito». Un fenomeno che, secondo l’imprenditore, non riguarda solo i lidi ma l’intera economia locale: dal supermercato al ristorante, passando per bar e piccoli negozi. Eppure, Ischitella resta un punto di riferimento per l’entroterra: «Non siamo Rimini né la costiera sorrentina, dobbiamo essere lo sfogo naturale di chi viene da Napoli o da Caserta. Ma dobbiamo anche smettere di raccontarci solo in negativo: qui ci sono sacrifici enormi, imprenditori che hanno portato servizi dove non c’era nulla. E questo va riconosciuto» dice l’imprenditore.
Anche Baia Verde ha registrato un calo forte ed evidente. Vincenzo Santo, titolare del Lido La Plancia, lo quantifica in un -20%. «Non è colpa degli stabilimenti, ma del reddito delle famiglie. Non ci si può più permettere 15 giorni al mare: al massimo due o tre. Dal 13 al 17 agosto abbiamo avuto un boom di presenze, segno che quando ci sono soldi la gente risponde. Ma il resto dell’estate è stato vuoto». Santo, attivo anche sul fronte associativo, respinge gli attacchi generalizzati alla categoria balneare: «È stato un attacco vergognoso. Non tutti i gestori operano così, e non si può infangare un’intera categoria. Noi lavoriamo sedici ore al giorno, con intere famiglie coinvolte. Chi sbaglia va isolato, ma non si può fare di tutta l’erba un fascio». Per lui, però, il vero nodo resta strutturale: la mancanza di posti letto nelle strutture ricettive del territorio. «Castel Volturno non offre ricettività, una coppia che vuole fermarsi una notte non trova una stanza a 40 euro. Gli alberghi hanno prezzi troppo alti, i B&B sono saturi. È impensabile che un territorio con 27 chilometri di costa non abbia un piano serio per l’ospitalità».

Se i lidi privati lamentano cali e difficoltà, le spiagge libere del litorale raccontano un’altra faccia della stessa medaglia. Qui, tra ombrelloni portati da casa e borse frigo, la presenza è stata costante e sicuramente maggiore. Un bagnante, intervistato ai nostri microfoni, sintetizza bene il fenomeno: «Quest’anno ho scelto di restare in zona, non andremo in vacanza, non possiamo permettercelo. Per molte famiglie come la nostra è una questione economica: con 20 euro di spesa e 10 di benzina puoi passare una giornata di mare senza svenarti. Il mare, almeno qui, (Pinetamare ndr) è stato pulito per tutta l’estate. A parità di condizioni, preferisco la spiaggia libera al lido privato». Il discorso tocca anche la questione dei prezzi: «I costi dei lidi sono aumentati alle stelle: 10-15 euro solo per un ombrellone, bottigliette d’acqua a 3 euro. Una famiglia di cinque o sei persone non può permetterselo. A volte frequentiamo lidi privati nel weekend, ma spesso torniamo qui. Basta un po’ di organizzazione e la spiaggia libera diventa più accogliente di una privata. Purché tutti abbiano coscienza e lascino pulito». Parole che mostrano come la crisi economica stia spostando sempre più famiglie verso le spiagge libere, trasformandole in un’alternativa concreta, soprattutto per chi deve fare i conti ogni giorno con il bilancio economico familiare.
Tre imprenditori, i racconti dei bagnanti, un filo conduttore comune: l’estate 2025 sul Litorale Domizio ha mostrato più ombre che luci. La crisi del reddito, la gestione inefficiente dei servizi, la mancanza di ricettività e programmazione turistica, i cantieri infiniti e i costi crescenti pesano come macigni. Le spiagge libere raccontano un bisogno di mare che resiste, ma sempre più in forma di ripiego. I lidi privati, dal canto loro, chiedono di non essere lasciati soli, denunciando una politica locale e regionale incapace di immaginare un futuro diverso. Il Litorale Domizio ha una delle coste più lunghe e potenzialmente attrattive della Campania, ma senza una strategia condivisa rischia di rimanere un luogo sospeso: amato da chi non può permettersi altro, abbandonato da chi cerca sicurezza e servizi. La domanda resta la stessa, anno dopo anno: questo territorio vuole davvero diventare una località turistica o continuerà a campare di emergenze e stagioni mancate?
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