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Magazine di promozione culturale, periodico mensile gratuito, che nasce nel 2002 a Castel Volturno, fondato da Tommaso Morlando, in concomitanza con una forte attività associazionistica praticata dal Centro Studi Officina Volturno sul territorio, in termini di salvaguardia ambientale e testimonianza contro la criminalità organizzata.

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Litorale domizio: un futuro ancora da costruire

Francesco Balato
Francesco BalatoRedazione Informare
16 maggio 20266 min di lettura

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Litorale domizio: un futuro ancora da costruire

Indice (3)

  • 1La necessità di una visione ampia e coordinata
  • 2Il ruolo dell’intrapresa privata
  • 3L’imperativo dell’innovazione

C’è una domanda che torna con ostinazione ogni volta che si attraversano alcune zone del nostro Mezzogiorno e in particolare quando lo sguardo si posa su Castel Volturno e sul suo litorale. È una domanda semplice solo in apparenza perché racchiude dentro di sé decenni di attese e rinvii, alternate a nuove possibilità di sviluppo: declino irreversibile o rinascita possibile?

Perché luoghi come Pinetamare non sono soltanto porzioni di territorio ma diventano uno specchio fedele delle fragilità e delle contraddizioni che attraversano molte aree depresse della provincia di Caserta e soprattutto di Napoli dove, da tempo ancestrale, si combatte con problemi antichi ai quali se ne affiancano sempre di nuovi. È incredibile pensare come dopo decenni ci si trovi ancora a interrogarsi sulle stesse questioni di base, su problemi che a volte appaiono perfino semplici da affrontare e che invece restano sospesi in una dimensione di eterna provvisorietà, come se mancasse il coraggio di affrontarli, come ad esempio l’implementazione adeguata della pianta organica della polizia municipale; l’organizzazione efficiente dei servizi essenziali; la cura quotidiana delle strade e degli spazi pubblici che rappresentano il primo biglietto da visita di una comunità che voglia dirsi civile e accogliente.

Perché non si tratta soltanto di grandi opere o di investimenti faraonici ma anche di quella normalità amministrativa che in tanti territori italiani è data per scontata e che invece qui continua a rappresentare un obiettivo ancora da raggiungere. La vera domanda allora non è soltanto dove sta andando Castel Volturno ma quale idea di futuro esista per questo territorio e per altri come la Terra dei Fuochi: quale sia la strategia complessiva che dovrebbe guidare lo sviluppo e se davvero esista una progettualità capace di guardare oltre l’orizzonte immediato del consenso politico.

Troppo spesso chi è chiamato ad assumersi responsabilità pubbliche appare più preoccupato di inseguire l’applauso del momento che di intercettare gli interessi autentici, legati ai bisogni più semplici e primordiali, come la sicurezza dignitosa, la pulizia degli spazi comuni, la funzionalità dei servizi pubblici, l’ordine urbanistico, la tutela del mare e delle coste che costituiscono la vera ricchezza naturale di questo comprensorio.

La necessità di una visione ampia e coordinata

Qualcosa negli ultimi anni sembra muoversi, soprattutto sul piano commerciale e urbanistico, e la pianificazione, con strumenti come il PUC, rappresenta certamente un passaggio importante, così come dovrebbe esserlo la gestione delle spiagge e la tutela del litorale. Ma ogni passo avanti rischia di restare isolato se non si inserisce in una visione più ampia e coordinata, perché oggi il territorio è un sistema interconnesso nel quale non esistono possibili ghetti e nel quale se una parte soffre è l’intero organismo a risentirne.

Questo significa che le province di Caserta e di Napoli sono chiamate a compiere un salto di qualità che non riguarda soltanto le singole amministrazioni, ma l’intero sistema istituzionale che dovrebbe operare in sinergia e non in ordine sparso. Serve una regia tecnica capace di avere a cuore il comprensorio nel suo insieme: che si muova con logiche apartitiche e lontane da ogni tentazione di lottizzazione degli incarichi e che abbia come unico obiettivo il servizio ai cittadini e la costruzione di condizioni favorevoli allo sviluppo sano e duraturo, perché non esiste prospettiva reale se ci si affida soltanto alla buona volontà di singoli amministratori, senza un coordinamento tra enti territoriali, senza una visione condivisa, senza un progetto capace di tenere insieme pubblico e privato in una logica di responsabilità reciproca.

Il ruolo dell’intrapresa privata

Anche l’intrapresa privata ha un ruolo decisivo in questo scenario, a patto che sia sana, radicata, capace di prendersi cura dei luoghi nei quali opera e di investire non soltanto per il profitto immediato ma per la valorizzazione duratura del territorio, perché lo sviluppo vero nasce quando pubblico e privato smettono di considerarsi avversari e diventano alleati nel costruire opportunità di lavoro, servizi efficienti, strutture adeguate soprattutto in vista delle stagioni turistiche che potrebbero rappresentare una risorsa determinante per il litorale domizio, se solo si riuscisse a garantire una gestione ordinata della cosa pubblica e una qualità dell’accoglienza all’altezza delle aspettative.

C’è poi un tema che riguarda la dignità stessa del Mezzogiorno e che non può più essere rinviato, perché il meridione non è e non deve essere il ghetto d’Italia; non può continuare a essere percepito come il luogo nel quale scaricare tutto ciò che altrove non si vuole, come se fosse una stanza nascosta nella quale accumulare la polvere sotto i tappeti. Castel Volturno, in particolare, non può continuare a essere lo sfogatoio di emergenze continue, pur avendo svolto negli anni un ruolo importante di accoglienza per le migrazioni e per le famiglie colpite da calamità naturali, perché a questo territorio è stato chiesto molto, forse troppo, senza che gli venisse restituito altrettanto in termini di investimenti strutturali e opportunità reali di sviluppo.

La sensazione diffusa è che esistano ancora ferite aperte che attendono di essere curate con decisione e continuità, e che esista allo stesso tempo una comunità pronta a partecipare se solo le venisse offerta l’occasione di farlo, come dimostrano le recenti esperienze di partecipazione civica che hanno visto i cittadini rispondere con responsabilità quando sono stati chiamati in causa. Questo lascia intravedere una possibilità concreta di cambiamento perché le nuove generazioni chiedono un mondo più pulito, più ordinato, più vivibile; chiedono opportunità che consentano loro di restare senza sentirsi costrette ad andare altrove, e questo territorio possiede le risorse naturali, culturali e umane per offrirle se soltanto si creano le condizioni favorevoli e se si lavora tutti nella stessa direzione.

L’imperativo dell’innovazione

Innovare diventa allora una parola chiave, non come slogan ma come metodo concreto, perché oggi strumenti nuovi e tecnologie avanzate possono consentire svolte significative nella gestione dei servizi, nella pianificazione urbana, nella tutela ambientale, nell’organizzazione amministrativa. Serve inoltre una cultura diffusa della responsabilità che premi i comportamenti virtuosi e valorizzi chi decide di fare bene, di contribuire con il proprio lavoro e con la propria partecipazione al bene collettivo, perché la rinascita di un territorio non è mai il risultato di un singolo atto ma la somma di tanti gesti coerenti che si muovono nella stessa direzione.

Resta allora una domanda finale che è anche una sfida e una speranza: se davvero esista per Castel Volturno e per tanti luoghi simili una prospettiva positiva, una possibilità di risalita che consenta di trasformare le criticità in opportunità e di restituire dignità a territori che per troppo tempo sono stati raccontati soltanto attraverso le loro difficoltà. La risposta forse non può essere affidata a un singolo ente o a una singola stagione politica ma deve nascere da una scelta collettiva, da un lavoro intelligente, da una buona amministrazione, da una partecipazione condivisa alle spese e alla cura della cosa pubblica, perché solo così sarà possibile immaginare un futuro nel quale il litorale domizio torni a essere non il simbolo di una resa, ma il segno concreto di una rinascita possibile.

Leggi anche: Il Codice Antimafia ragionato: Francesco Balato spiega gli obiettivi e il valore del testo

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