
Assoluta (ri)scoperta e indiscussa protagonista dello scorso anno, Napoli continua a far parlare di sè anche nel 2024. Questa volta il palcoscenico è quello dell’Ariston, storica sede del Festival della Canzone Italiana. La recente edizione di Sanremo è stata, come di consueto, motivo di chiacchiericcio per gran parte degli italiani: le polemiche che ogni anno la settimana sanremese porta con sè hanno avuto come bersaglio la partecipazione al Festival del rapper napoletano Geolier. Criticato da mezzo Stivale per aver portato una canzone in lingua napoletana al Festival della Canzone Italiana, l’artista ha raccolto molte critiche anche da parte dei suoi stessi concittadini che hanno condannato la forma in cui è stata scritta la canzone “I p’ me, Tu p’ te“.
Per discutere della questione, Magazine Informare ha avuto l’onore ed il piacere di ascoltare le parole di alcuni dei più illustri linguisti italiani come Nicola De Blasi, professore di Storia della lingua italiana e di Dialettologia italiana presso l’Università di Napoli Federico II e accademico presso l’Accademia Crusca.
«Geolier è stato criticato per la grafia, che non va confusa con la lingua, così come l’intonaco non va confuso con la struttura di un edificio. Come altri, Geolier nella grafia del dialetto tende a riportare il modo di parlare. Ne risultano testi non facili da leggere, ma le canzoni vanno soprattutto ascoltate. Inoltre la cosa può collegarsi ad un particolare genere musicale e all’intento di marcare una differenza rispetto al passato». De Blasi prosegue nel definire allora quali siano le reali differenze fra il napoletano utilizzato da Geolier e quello delle precedenti generazioni: «In verità, per le caratteristiche linguistiche strutturali, Il napoletano di Geolier non è diverso da quello tradizionale. Si nota solo, all’ascolto, una pronuncia più veloce, ma i ragazzi parlano più velocemente anche in italiano. È vero che ogni lingua cambia sempre nel tempo, ma i mutamenti più profondi, che incidono sulla struttura delle lingue, sono tanto lenti che i parlanti in fondo se ne accorgono poco. Invece notano di più le parole nuove o quelle che escono dall’uso: queste novità lessicali si collegano al fatto che il mondo cambia».
Il professor Francesco Montuori, Docente di Storia della lingua italiana e Dialettologia italiana, circa le numerose polemiche sorte in seguito alla partecipazione di Geolier a Sanremo spiega che: «In questo caso, la cosa scandalosa non è stata la scelta linguistica in sé, data la lunga tradizione della canzone napoletana, quanto piuttosto il connubio tra il dialetto e il rap, un genere musicale di cui anche gli addetti ai lavori spesso sanno ancora poco». Il napoletano di Geolier è di certo diverso da quello di Di Giacomo, ma c’è davvero da meravigliarsi? Non troppo, in verità. «Ciò che manca è un’ortografia napoletana – continua Montuori – La situazione di oggi è anomala: non sono più solo i poeti a scrivere il napoletano, ma chiunque abbia un telefono scrive napoletano su TikTok o Whatsapp».
A tal proposito interviene ancora il prof. De Blasi: «L’italiano deriva dal latino, come tutti i dialetti italiani che sono sistemi linguistici diversi. Da oltre cinque secoli l’italiano è lingua di tutti, mentre i dialetti sono rimasti come strumenti quotidiani di comunicazione in un’area ristretta. Alcuni – è il caso del napoletano – hanno conosciuto una notevole fortuna artistica, diventata molto ampia soprattutto dopo l’Unità d’Italia».
«La bellezza della penisola italiana è proprio la varietà delle sue lingue» prosegue Rita Librandi, Docente di Storia della lingua italiana e Linguistica italiana e Vicepresidente dell’Accademia della Crusca. Non c’è da sorprendersi, d’altro canto, se il napoletano arriva sul palco di Sanremo nel momento in cui Napoli sta vivendo un’importante stagione culturale. Secondo la professoressa Librandi, infatti, molte sono le componenti da considerare: «C’è un interesse che oltrepassa i confini della Campania e che è dovuto sia alla bravura degli scrittori o dei musicisti sia al valore artistico delle loro opere. Ciò che colpisce è la vivacità culturale di questa città, sicuramente una delle più interessanti tra le grandi città italiane».
di Gennaro Alvino e Sara Marseglia
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