
La recente polemica sullo Ius scholae si arricchisce ogni giorno di nuove dichiarazioni e fratture interne alla maggioranza. Tuttavia, se c’è una cosa su cui i principali attori della scena politica sembrano concordare, è che “lo Ius scholae per il governo non è priorità”. Dalle parole di Salvini a quelle di Procaccini, il messaggio appare chiaro: la cittadinanza non è al centro dell’agenda del governo. Non ora, almeno. Ma se non ora, quando?
Lo scontro politico degli ultimi giorni ha evidenziato una frattura netta tra i partiti della coalizione di governo. Da un lato, Antonio Tajani e Forza Italia, che con cautela provano a portare avanti la proposta dello Ius scholae. Dall’altro, Lega e Fratelli d’Italia hanno espresso un no assoluto. Matteo Salvini, con la solita sicurezza, ha dichiarato: “Sto messaggiando con Meloni anche nelle ultime ore, il momento è complicato: il nostro obiettivo non è lo Ius Soli, ma stipendi e pensioni”. E così, la questione della cittadinanza scivola via tra le mani della politica, con la frase di circostanza “lo Ius scholae per il governo non è priorità” che diventa il mantra per giustificare ogni mossa della destra.
Non è certo una novità. Il governo sembra essersi specializzato nel temporeggiare, accampando scuse dietro la necessità di risolvere altre, presunte, urgenze. Salvini si concentra sugli stipendi (senza però specificare nessuna strategia) e sulla cancellazione della legge Fornero, mentre Procaccini, in perfetta sintonia con Meloni, ribadisce che non è giusto che il Parlamento si occupi di cittadinanza. “Lavoro, economia, abbattimento del cuneo fiscale, natalità sono le priorità chieste dagli italiani”, afferma il presidente del gruppo Ecr. Ma è davvero così?
Eppure, dietro questa retorica della crisi economica si nasconde una scelta politica ben precisa. In una dichiarazione al Meeting di Rimini, Procaccini ha ribadito che la legge attuale sulla cittadinanza è sufficiente. “Non credo che sia giusto per il Parlamento occuparsi di un tema come la cittadinanza, perché credo che il Parlamento sia impegnato nella realizzazione di un programma elettorale”, ha dichiarato. Ma chi decide cosa sia giusto e cosa no? E soprattutto, come si può ignorare il fatto che la questione della cittadinanza riguarda la vita concreta di migliaia di persone?
Le parole di Angela Davis colgono il cuore della questione: “Le nostre vite interiori, le nostre vite emotive sono molto influenzate dall’ideologia”. Non si tratta solo di una questione legale o burocratica. La mancata approvazione dello Ius scholae ha profonde implicazioni psicologiche e sociali per coloro che, nati o cresciuti in Italia, sono comunque trattati come stranieri. “Lo Ius scholae per il governo non è priorità”, si ripete come una formula vuota, ma per chi vive questa condizione la questione è tutt’altro che secondaria.
Nel frattempo, la maggioranza sembra divisa tra chi, come Tajani, prova timidamente a riportare il tema al centro del dibattito, e chi, come Lega e Fratelli d’Italia, si oppone con decisione. E mentre gli esponenti della coalizione governativa si concentrano su altre “priorità”, i giovani figli di immigrati continuano a vivere nell’incertezza, intrappolati in un limbo che li rende cittadini di fatto, ma non di diritto.
E così, la promessa di una cittadinanza più inclusiva rimane lontana, oscurata da un gioco di potere che sembra non voler mai davvero affrontare la questione. Le priorità del governo sono altre, ci dicono. Ma per chi vive questa situazione, la mancanza di una cittadinanza piena è molto più che una questione politica: è una battaglia per la dignità e il riconoscimento, una battaglia che, per ora, sembra essere lasciata in secondo piano.
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