
A Mestre c’è stata una tragedia ieri sera: un bus di linea è caduto dal cavalcavia prendendo fuoco. Al momento sarebbero 21 le vittime e 15 i feriti. Eppure anche in questo momento di dolore qualcuno trova il momento per monetizzare sull’incidente, il solito sciacallaggio del giornalismo italiano. Così, proprio in queste ore un video riempirà i vostri telefoni. Lo vedrete almeno una volta.
Si vede un autobus distrutto, una nuvola di fumo, delle persone che urlano. Lo pubblicano i principali giornali italiani: qualcuno lo censura, ma molti mostrano perfino i cadaveri dell’incidente avvenuto ieri di cui si contano ancora le vittime.
A volte video crudi servono a guardare in faccia alla realtà: questi no, non lanciano alcun messaggio. Fanno riflettere, però, su una cosa: il terribile stato del giornalismo in Italia. A partire dalla mancanza totale di umanità nel condividere i cadaveri di chi ha perso la vita nell’incidente: genitori, figli, fratelli, amici di qualcuno.
Ancora prima di essere una violazione del codice deontologico è una violazione di qualunque umanità. È pura spettacolarizzazione del dolore, fine a sé stessa per condividere la “breaking news” della fine violenta di 21 poveri cristi per qualche like.
Non è fare informazione. È fare schifo.
Di Ciro Giso
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